Altafini: “Vinsi i Mondiali sotto falso nome, Mazzola. Mi viene da piangere quando sento la canzone di Garrincha”

Intervista a l'Equipe. Ha 87 anni, vive e lavora ad Alessandria: “Il Palmeiras mi prese dopo un provino, non tornai nemmeno a casa: rimasi lì, senza valigie”

Altafini

Former Brazilian football players Jose Altafini, aka Mazzola (R ) and Edison Arantes do Nascimento, aka Pele enter the Rasunda stadium in Solna near Stockholm on August 14, 2012. The Swedish national team will meet Brazil on August 15 for a friendly match which will be the last one to be played at the Rasunda stadium before they move all the Stockholm games to the new "Friends Arena" on October 2012. AFP PHOTO/JONATHAN NACKSTRAND Jonathan NACKSTRAND / AFP

Sono quatto i campioni del mondo del 1958 ancora in vita. Dino Sani (93 anni) vive a San Paolo, Pepe (90) a Santos e Moacir (89) a Quito, in Ecuador. Il quarto è José Altafini che L’Equipe ha incontrato ad Alessandria. Oggi, a 87 anni lavora per Italgreen, producono campi da calcio in sintetico e campi da padel. «Faccio 300 chilometri al giorno in macchina. Più ti muovi, fisicamente e mentalmente, meglio vivi». La famosa saudade, la nostalgia che colpisce tanti brasiliani? «Nei sogni mi capita spesso di essere in campo. Mi sveglio e dico a mia moglie: ‘Accidenti, ho sognato di aver segnato’. Una canzone brasiliana, Balada Nº 7, parla di Garrincha, del calciatore che invecchia e vorrebbe ancora giocare. Quando l’ascolto, mi viene voglia di piangere…».”

Il Brasile la locomotiva economica degli anni 50

“Altafini cresce nel Brasile in piena espansione industriale, con San Paolo locomotiva economica: «Il calcio era l’unico sport. Tennis, volley o basket sono arrivati dopo. Con i miei amici giocavamo dove capitava, nei pascoli, poi seguivamo le partite alla radio. Avevo 12 anni al tempo del Maracanazo (nel 1950, in casa, il Brasile perde la partita decisiva per il titolo mondiale contro l’Uruguay, 1-2); i miei idoli, come quelli di Pelé, erano i giocatori di quella generazione, tra cui il grande Zizinho. Non mi sono davvero reso conto della portata dell’evento…. Fu il proprietario di una compagnia di autobus della linea Piracicaba–San Paolo a notarmi. Era tifoso del Palmeiras, parlò con l’allenatore delle giovanili e mi portò a fare un provino. Rimasi lì, senza valigie, non tornai nemmeno a casa. Mi diedero due camicie bianche e due completi usati. Guadagnavo uno stipendio misero, ne mandavo la metà a mia madre».”

La finale del Mondiale del 1958 in Svezia

“La Seleção prepara il Mondiale 1958 . (…) Si gioca in Svezia, e Altafini la disputa con il nome di… Mazzola, talvolta scritto con una sola Z: «C’era una foto della grande squadra del Torino degli anni Quaranta nella sede del Palmeiras, e un allenatore delle giovanili mi disse che somigliavo a Valentino Mazzola, il loro miglior giocatore (l’attaccante, padre di Sandro Mazzola, morì a 30 anni nel maggio 1949 nella tragedia aerea di Superga)». Racconta: «È stato un onore portare quel nome, ma anche un danno. Vinco il Mondiale con quel nome, ma all’epoca non era come oggi, quando tutti conoscono un giocatore appena disputa una partita. Tre mesi dopo vengo trasferito in Italia e torno a essere Altafini. Ho perso quel poco di popolarità che avevo. È come se Pelé fosse venuto anche lui nella Penisola e lo avessero chiamato Edson Arantes do Nascimento…».”

Di Pelè dice: “È il più grande giocatore di tutti i tempi, è quello che sfiora la perfezione. Aveva entrambi i piedi al 100%, velocità, colpo di testa, tecnica. Quando aveva il pallone sul destro, teneva l’avversario sulla sinistra, e viceversa. Partiva spesso da lontano, come un centrocampista; era un giocatore ovunque, in realtà”.

Poi Altafini approda in Europa, al Milan. Ancora oggi, con i suoi 216 gol in diciotto stagioni, è il quarto miglior marcatore della Serie A.

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