Conte: «Domani abbiamo bisogno del Maradona. Se Spalletti ci ha definito ex campioni d’Italia, ci ha mancato di rispetto»
In conferenza: «Infortuni, quello che è accaduto quest'anno ha dell'inspiegabile. E al peggio non c'è mai fine. Sta passando sotto silenzio quel che stiamo facendo in emergenza. Contro la Juventus risultato bugiardo. Mai dominati quest'anno, da nessuno»

Db Riyadh 21/12/2025 - Conferenza Stampa Supercoppa Italiana / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Antonio Conte
La conferenza stampa di Antonio Conte in vista di Napoli-Chelsea, match di Champions League in programma domani sera alle 21 allo stadio Diego Armando Maradona. Attualmente il Napoli è 25esimo a pari punti con Olympiacos, Bilbao e Psv, tutti con 8 punti: serve quindi una vittoria. Di seguito, le dichiarazioni integrali del tecnico azzurro.
La conferenza stampa di Antonio Conte
È la peggior navigazione che ricorda, come si può cominciare a scorgere l’orizzonte?
«Parto dal presupposto che al peggio non c’è mai fine ma al tempo stesso bisogna essere ottimisti. Non si può prevedere. Pensavamo di aver visto tutto a dicembre. Parlavo di quanto stesse diventando determinante un giocatore come Neres, dissi “speriamo che non accada niente di particolare” e ieri è stato operato. Uno deve essere ottimista ma devi anche essere preparato al peggio. Quando il vento tira nella giusta direzione, navigare è facile per tutti. Se vogliamo mantenere il linguaggio della navigazione, hai marinai che devono credere nella navigazione e sentirsi pronti a fare tutto. A loro non possiamo rimproverare tutto. Siamo mancati nella partita col Copenaghen, non siamo stati bravi. Ma solo lì. Conosco benissimo il Chelsea, le loro ambizioni, noi però sappiamo di poter contare su un alleato forte che è il Maradona. Non dobbiamo sottovalutarlo, il nostro tifoso sa che domani deve essere decisivo. Sappiamo cosa significa giocare in casa nostra. Sarebbe bello vedere un’onda azzurra che ci sospinge».
Spalletti ha definito il Napoli squadra ex campione d’Italia, lei come si sente?
«Dopo la partita preferisco staccare, non andare a vedere cosa dice l’altro allenatore o altre situazioni. Non sapevo. Se lo ha detto, è stata una frase infelice. Abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia, bisogna portare rispetto, io non mi sarei permesso. Spalletti è un bravissimo allenatore, però deve stare attento quando parla. Se poi ci ha visto così male, dispiace comunque noi abbiamo fatto tanto per cucirci lo scudetto. Io gli auguro il meglio».
Il ritorno di Lukaku può aprire alle due punte.
«Nella nostra testa ci sono tante soluzioni, abbiamo perso Neres e quindi tanta creatività. Vediamo se il mercato ci porterà qualcosa di creativo. Lukaku non è al cento per cento, è bene che lo sappiate. Ora è arrivato questo calciatore. Lo chiamiamo Gio, perché giovane può sembrare… Anguissa ha avuto una problematica alla schiena. Io le idee le ho, poi bisogna avere i giocatori effettivi che possano riportare sul campo le idee. Siamo gli stessi che eravamo contro la Juventus, il Sassuolo. Speriamo che Gilmour e Anguissa possano uscire dall’infermeria. Abbiamo Rrahmani infortunato, una cosa di poco conto, e Politano con problema all’adduttore».
Questo è il periodo più difficile della sua carriera, a livello di infortuni?
«Penso di avere la giusta esperienza come allenatore, quello che è accaduto quest’anno ha dell’inspiegabile. Ogni anno si contemplano infortuni, di solito muscolari. Può essere due settimane, tre, un mese, poi rientrano. Infortuni non muscolari ma articolari, da operazione, è difficile da spiegare. È questione di essere più o meno fortunati. Lukaku, De Bruyne, Gilmour operato, Neres operato alla caviglia, Anguissa va in Nazionale e si strappa per quattro mesi. Diventano cose difficile da gestire, non posso perdere tanta energia a piangere, devo concentrarmi su quello che abbiamo. Sfido a portarmi un’altra squadra con questa problematica. Siamo a metà anno e nella piena emergenza abbiamo vinto una Supercoppa. Abbiamo fatto e stiamo facendo qualcosa di straordinario che sta passando inosservato. Se partissimo oggi, con questa rosa, tutti avrebbero detto: “ma dove devono andare?”. E invece stiamo lottando, compreso domenica. Con la Juventus risultato molto bugiardo. Non siamo stati dominati per niente, non c’è una squadra che ci ha dominato quest’anno. Quando uno dà il massimo, ti alzi al mattino e sei orgoglioso di vedere la tua faccia. Se cerchi scuse, non hai voglia di guardarti allo specchio. Noi ci guardiamo allo specchio. Poi vedremo se il tifoso avrà apprezzato o meno, è il tifoso che deve riconoscersi in quello che facciamo».
Il Chelsea.
«Quando arrivai al Chelsea, abbiamo vinto Premier, FA Cup, voglio ringraziare Abramovich, Marina, che mi diedero la possibilità di fare la mia prima esperienza all’estero, Un club fantastico, con una visione fantastica, una mentalità vincente, il Chelsea continua ad avere la stessa mentalità. Ho visto grandi investimenti, giocatori importanti, giovani. Ogni allenatore vorrebbe giovani calciatori ma ci sono giovani calciatori che costano tanto e acquistarli non è da tutti i club. Questi acquisti sono per il futuro e fanno felici i tifosi».
In Premier i calci piazzati sempre più importanti, anche rimesse laterali, si vedono meno gol in campo, cosa c’è dietro questa tendenza?
«È la risposta quando qualcuno dice che il calcio è sempre lo stesso, non è vero. C’è un’evoluzione assurda. E se non sei al passo coi tempi, resti dietro. Guardiamo il ruolo del portiere: non solo deve essere bravo coi piedi ma deve avere lunga gittata. Prima io aspettavo l’avversario nella mia metà campo. L’obiettivo primario invece oggi è cercare di dominare le partite, avere la palla, non aspetto che tu me le regali, vengo nella tua metà campo a prenderti la palla. È un aspetto che è cambiato tanto, sono aumentati tanto i gol con palla rubata su pressione. Le squadre più deboli ovviamente si abbassano, e hai bisogno di calciatori creativi. Oggi l’Arsenal è dominante sui calci piazzati, loro danno un esempio. Tutti si sta guardando a questo. Avere un giocatore con rimessa laterale lunga sta diventando importante, diventa un calcio d’angolo. Il calcio non è fermo, è in evoluzione. Anche noi allenatori dobbiamo essere bravi a far capire ai club l’importanza di determinati calciatori. In Premier ogni fallo laterale, ogni corner è un’azione da gol. Quando costruisci le squadre, devono costruire squadre strutturate. Se hai tutti calciatori bassi, poi lo paghi. Il calcio cambia, devi aver voglia di aggiornarti e captare cose positive se vuoi rimanere sul tetto. Se poi ti accontenti di stare nel mezzo del guado, nella mediocrità, ok. Ma se vuoi rimanere tra i migliori, hai bisogno di studiare».
Le parole di Diego Costa
«Non sono una persona che può perdere energie a leggere sui giornali quel che dicono gli altri. Intorno al calcio ci sono persone intelligenti e stupide, non posso perdere tempo. Diego Costa ha giocato con me un anno, poi è andato via tre volte in una sola stagione. Dopo il Chelsea, non so cosa sia accaduto».











