David: «Ho trattato col Napoli, poi ho scelto la Juventus. Non sono venuto qui per essere intoccabile»
A Repubblica: «I tifosi mi fischiano perché sono abituati ai grandi campioni, nello spogliatoio ci siamo detti di non farci caso. Io provo ad astrarmi. La Serie A è difficile, concedono pochissimi spazi»

Mg Torino 03/01/2026 - campionato di calcio serie A / Juventus-Lecce / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: rigore Jonathan David
L’attaccante della Juventus Jonathan David ha rilasciato una lunga intervista a La Repubblica di cui riportiamo un significativo estratto. Il canadese ha parlato – tra le altre cose – della sfida al Napoli e del momento (nell’estate scorsa) in cui è stato parecchio vicino a vestirne la maglia.
David: «Ho trattato col Napoli, poi ho scelto la Juventus»
A vent’anni rimase orfano di madre: ha avuto una vita difficile?
«Più cresco e più mi rendo conto di quante vite più difficili della mia ci siano. Certo, la morte di mamma è stata dura da superare, così come cambiare continente da minorenne, ma ho realizzato il mio sogno, ho una vita agiata, guadagno bene, sono orgoglioso di me. Se mi lamentassi io, cosa dovrebbe dire chi non ha neanche un lavoro?»
In Italia com’è stato l’impatto?
«Torino somiglia a Lille e comunque sono uno che esce poco, quindi qualunque posto per me è uguale. Alla Juve mi sto ambientando: il vostro calcio è molto diverso da quello francese. È come cambiare scuola, devi imparare a conoscere i compagni nuovi. Anche a Lille all’inizio faticai: segnai tre gol nei primi sei mesi, più o meno come qui. Ma a fine stagione diventarono 13 e dall’anno dopo ne feci sempre più di 20».
Cosa sta rallentando il suo ambientamento?
«In Serie A ci sono pochi spazi e quasi tutti giocano uomo contro uomo, in Francia lo fa soltanto il Lens e lo faceva il Marsiglia di Tudor. In Ligue 1 le partite sono un continuo attaccare e contrattaccare, qui una squadra prende il controllo e lo tiene per cinque minuti, poi succede lo stesso con l’altra. E tutti si difendono in undici».
È cosciente di non aver rispettato le aspettative, finora?
«Lo sono. Io sono paziente, ma so che la Juve non può esserlo perché i risultati non possono aspettare. Sto cercando di accelerare i tempi».
Ha mai perso la fiducia?
«Quella in me stesso no, anche grazie all’esperienza simile a Lille. E nemmeno quella di club, allenatore e compagni».
E quella dei tifosi, che spesso la fischiano?
«Sono abituati a grandi Juve, a grandi campioni, è normale che si aspettino sempre il massimo. Da parte mia cerco di non farmi toccare, di astrarmi. Ne abbiamo parlato nello spogliatoio perché era successo ad altri prima di me: ci siamo detti di non farci troppo caso, rimanere concentrati e sostenerci tra di noi».
Tra il rigore sbagliato con il Lecce e il gol segnato al Sassuolo tre giorni dopo, ha toccato il punto più basso e più alto della sua esperienza juventina?
«Quel rigore me lo sono messo subito alle spalle: non ero dispiaciuto per me ma perché è costato la vittoria. Con il Sassuolo c’è stata quella festa collettiva per il mio gol: è stata istintiva ma non mi ha sorpreso, perché prima della partita Spalletti aveva detto parole forti che avevano unito il gruppo. Ho apprezzato molto quel momento».
È vero che in estate ha trattato con il Napoli?
«È vero, ma ho scelto la Juventus: qui c’è un progetto interessante per il futuro. Ora il Napoli lo sfideremo sul campo: è una partita fondamentale. Quando mancheranno cinque giornate alla fine capiremo dove potremo arrivare».
Ha saputo che Spalletti la vorrebbe più feroce?
«A me personalmente non lo ha detto, però mi fa vedere i video con le cose che sbaglio e mi spiega come fare meglio».
È pronto ad accogliere un nuovo concorrente in attacco, En-Nesyri?
«Non sono venuto qui per essere intoccabile. La continuità aiuta molto, ma il posto bisogna guadagnarselo con le prestazioni. Non avrei problemi a giocare con un’altra punta, la cosa più importante è conoscersi: è questo il processo che devo ancora completare. Bisogna arrivare al punto in cui sai sempre dove ti arriverà il pallone senza bisogno di pensare e il tuo compagno sa dove servirti senza guardare. Spalletti lavora molto su questo tipo di connessioni, che per diventare perfette hanno bisogno di più di un anno insieme. A Lille avevo questa intesa con Zhegrova, che qui non ha ancora mostrato quello che può fare. Ha avuto tanti problemi fisici: a volte riesce ad allenarsi al meglio e altre no».











