Kalulu: «Il Napoli ha automatismi precisi, contano poco le loro assenze»
A Tuttosport: «Juve-Napoli vale tre punti, non di più. Spalletti? Ci chiede di essere protagonisti delle nostre partite così come del nostro destino. Mentalmente ci ha cambiati»

Mg Bergamo 14/01/2025 - campionato di calcio serie A / Atalanta-Juventus / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Pierre Kalulu
In vista di Juventus-Napoli, Pierre Kalulu è stato intervistato da Tuttosport in esclusiva e ha parlato di Spalletti, della sua carriera e nello specifico delle aspettative per la gara contro la squadra di Conte, falcidiata da infortuni su infortuni.
Kalulu: «Spalletti è un visionario, vede cose in noi che non sappiamo di avere»
Di seguito un estratto:
Come vi ha cambiati Spalletti rispetto al passato?
«Dal punto di vista mentale. Ci ha messo davanti alle nostre responsabilità e ci ha permesso di interpretare ogni match in maniera più proattiva. Questo, in campo, si vede. E si vede anche nei miei compagni, come quelli che han fatto gol nell’ultimo periodo».
Cosa vi dice, allora, il tecnico?
«Che dobbiamo essere protagonisti della partita, così come dei nostri destini. Che più azioni facciamo per influenzare il risultato, più è possibile vincere. Che il difensore attacchi o che l’attaccante si trovi a difendere, si può fare la differenza».
Cosa si aspetta da un allenatore, in generale?
«La prima qualità di un allenatore è permetterti di vedere delle cose che prima non riuscivi a vedere. Se siamo professionisti, è perché siamo capaci di giocare. Ma devi metterti in testa di dover osare, fare di più, non adagiarti. E se tutti ti vedono fare qualcosa in più, l’effetto è contagioso. Se lo fa un mio compagno, perché non posso farlo anch’io?»
Juve-Napoli, domani. Che partita sarà?
«Me l’aspetto tosta. All’inizio, magari, un po’ chiusa. Le loro assenze per noi contano poco: hanno una squadra che si conosce bene, hanno automatismi specifici. E quando è assente qualcuno, ce n’è un altro pronto a prendere il suo posto. Conta fare bene, non conta chi affronteremo. Sarà una partita importante e decisiva, ma poi ne mancheranno altre 17…»
Con tre punti, però, non ci sarebbe l’ambizione di tornare a guardare la vetta?
«La vittoria ci darebbe tre punti, a loro zero. Ci aiuterebbe solamente a stare meglio, ma sarebbe ugualmente lunga. L’ho sempre detto, anche in altri momenti: dobbiamo affrontare ancora febbraio e marzo. Saranno mesi più importanti e determinanti per il campionato».
Nel periodo di difficoltà, con Tudor alla guida, sorrideva a chi le domandava degli obiettivi della squadra. Cosa le dava la convinzione della rimonta?
«Mi alleno tutti i giorni con i miei compagni, ho sempre visto le possibilità che abbiamo. Voi, senza offesa, guardate solamente il risultato finale. Io ho sempre notato la nostra preparazione e quanto si produceva: alcune cose ci sembravano lontane dalla realtà che vivevamo. E alcune cose sono andate semplicemente storte, altre invece sono andate meglio. Comunque, domani, sarebbe solamente un tassello. Come mercoledì e come la partita successiva. Gennaio è importante per mettere a posto, però non decide».
Il rendimento che sta tenendo la sorprende?
«Sono contento, in realtà. Perché da un po’ di tempo sto lavorando nella maniera corretta per aiutare il mio fisico: voglio essere pronto per poter mettere sempre più minuti e per dare davvero il massimo senza avere poi problemi. Mi rende davvero felice, a patto però che questo allenamento sia sempre abbinato alla qualità: rimane fondamentale».
Il nuovo preparatore, Sinatti, come la sta aiutando?
«Con il carico giusto. Con la scelta delle sedute. Dei momenti anche di riposo. Mi danno una mano sui fondamentali: l’idratazione, quanto dormire. Queste cose qui».
Cos’ha significato avere due figure come Maldini e Chiellini nel suo percorso?
«Sono persone molto importanti. E si assomigliano anche in una qualità particolare: hanno la parola giusta senza essere pesanti e senza superare il mister. Sono dettagli che ti aiutano, sembrano piccole cose a cui non fai nemmeno occhio. Però quello che ti dicono, ciò che vedono, sai bene quanto possa fare la differenza. Poi ovviamente per loro parla la carriera fatta. E io sono molto orgoglioso».
Con questa condizione, al Mondiale è impossibile non pensare.
«Per un calciatore ovviamente è un sogno, poi dipenderà da quanto bene farò con la mia squadra: è questo ad aprirmi tante porte, trasformandolo a tutti gli effetti un obiettivo. Però ci sono ancora un po’ di mesi, c’è tempo e spazio. E tanto campionato».











