Il Marocco ora vuole rispedire Brahim Diaz in Spagna, non gli perdoneranno mai quel rigore sbagliato col cucchiaio
Nonostante i cinque gol, Brahim ha fallito clamorosamente il rigore che valeva la Coppa d'Africa e molti tifosi lo vorrebbero fuori dalla Nazionale. Lui si è scusato: "Mi fa male l'anima" (Rmc Sport)

Morocco's forward #10 Brahim Diaz looks dejected after the Africa Cup of Nations (CAN) final football match between Senegal and Morocco at the Prince Moulay Abdellah Stadium in Rabat on January 18, 2026. (Photo by SEBASTIEN BOZON / AFP)
Brahim Diaz era a un passo dall’entrare nella storia. Sarebbe diventato una leggenda vivente per il Marocco tutto. Lui miglior calciatore della Coppa d’Africa, capocannoniere. Mancava l’ultimo miglio e il rigore a un minuto dalla fine sembrava occasione più unica che rara. Invece lo scavetto dal dischetto, la facile parata di Mendy e l’inizio della fine. Lo scrive Rmcsport
“Non capisco perché Diaz ci abbia provato a quel punto della partita”, ha commentato un tifoso all’uscita dallo stadio. Un altro ha aggiunto: “È inaccettabile, soprattutto considerando che è un sostituto del Real Madrid. Non poteva permetterselo”. C’è chi è stato ancora più duro: “Pensava di essere in un film di Netflix. Ha cercato di imporsi con l’ego, ma alla fine ha solo cancellato la nostra storia. Non voglio più vederlo in nazionale”. Altri tifosi, invece, hanno difeso il giocatore, ricordando le cinque reti realizzate nel torneo: “Non lo biasimo personalmente, anche se il gesto è stato strano. Forse voleva solo stemperare la tensione”, ha detto uno, mentre un altro ha scherzato: “Diremo che ha sbagliato il rigore apposta”.
Anche l’allenatore Walid Regragui ha spiegato il momento difficile vissuto dal giocatore: “La partita è stata fermata per dieci minuti a causa delle proteste senegalesi. Non è una scusa, ma ha calciato così. Ce ne assumiamo la responsabilità, soprattutto io come allenatore”.
Brahim Diaz ha chiesto scusa: “Mi fa male l’anima”, ha detto Díaz. “Sognavo questo titolo grazie a tutto l’amore che mi avete dato, a ogni messaggio, a ogni dimostrazione di sostegno che mi ha fatto sentire di non essere solo. Ho lottato con tutte le mie forze, con il cuore sopra ogni altra cosa. “Ieri ho fallito e me ne assumo la piena responsabilità. Chiedo scusa dal profondo del cuore. Sarà dura per me riprendermi, perché questa ferita non guarisce facilmente… ma ci proverò. Non per me stesso, ma per tutti coloro che hanno creduto in me e per tutti coloro che hanno sofferto con me. Continuerò ad andare avanti finché un giorno potrò restituirvi tutto questo amore e diventare un motivo di orgoglio per il mio popolo marocchino”.
Ma il rigore non è stato l’unico episodio memorabile della finale. Sul campo, gli asciugamani di Edouard Mendy sono diventati protagonisti: giocatori marocchini e raccattapalle hanno tentato più volte di sottrarli, fino a farli finire tra le mani dei tifosi sugli spalti. Il portiere di riserva del Senegal, Yehvann Diouf, ha provato a proteggerli, ma la confusione ha reso la scena quasi surreale.
Dietro questi gesti, probabilmente, c’era la volontà di impedire a Mendy di asciugarsi mani e guanti durante la pioggia intensa dei minuti finali. “Per me erano solo asciugamani, niente di più”, ha spiegato Diouf nella zona mista, incredulo per l’insistenza con cui sono stati inseguiti.
Tra cucchiai parati (all’estero lo chiamano Panenka, ndr) e inseguimenti di asciugamani, la finale della Coppa d’Africa 2025 è diventata una delle più memorabili e controverse degli ultimi anni, lasciando tifosi, giocatori e addetti ai lavori con mille domande su audacia, follia e folklore calcistico.











