Francesca Ferlaino, scienziata austriaca dell’anno: «Maradona si allenava sempre, i sacrifici dei calciatori mi hanno insegnato a non mollare»
A La Stampa: «La loro è una vita di rinunce e dedizione. Grazie a loro ho capito che il talento non emerge fino in fondo se non lavori. In Italia i ricercatori sono pagati poco»

La Stampa, con Manuela Galletta, intervista Francesca Ferlaino, 48 anni, proclamata “scienziata austriaca dell’anno”. È la figlia di Corrado storico presidente del Napoli di Maradona e di Patrizia Boldoni.
Scrive La Stampa:
Francesca Ferlaino, 48 anni e da 20 anni residente in Austria dove dirige l’Istituto di ottica quantistica e informazione quantistica, è stata proclamata “Scienziata austriaca dell’anno” per le sue ricerche sulla fisica dei quanti, titolo conferito dal Club austriaco dei giornalisti dell’istruzione e della scienza. È un riconoscimento (non l’unico) che arriva al termine di un cammino lungo, fatto di “cuore”, passione pura, studio rigoroso e tenacia. Una tenacia che affonda le radici molto prima dell’università e dei laboratori.
Dottoressa, lei ha costruito in Austria la sua carriera. Ora arriva un importante premio. Verrebbe da dire che lei è “un cervello in fuga”. Lei si riconosce in questa categoria?
«No, onestamente no. Gli italiani hanno una vera fissazione per i “cervelli in fuga”, questa è una immagine un po’ stereotipata. A me non è mai successo di sentirmi un cervello in fuga: nella formazione scientifica è normalissimo andare all’estero per un periodo. È successo a me, è successo a tantissimi miei colleghi. Né ho mai avuto la sensazione che in Italia non ci fosse niente. Un mio collega di Firenze oggi è ricercatore lì, ha il suo laboratorio di Ricerca e fa ottime cose».
Eppure i numeri raccontano una difficoltà strutturale della ricerca italiana. Dove sta il problema?
«La ricerca italiana è meno competitiva perché c’è meno sostegno economico da parte dello Stato. Il costo della vita a Firenze o in Austria è simile, ma uno studente di dottorato in Italia guadagna anche il 30-40% in meno rispetto a Germania o Austria».
E questo incide anche sulla capacità di attrarre giovani ricercatori?
«L’Italia ha un potere attrattivo più basso. L’idea della “borsa di studio” per i ricercatori è rimasta praticamente solo in Italia. Anche la Spagna ha questo problema. Altrove il dottorato è un contratto di lavoro, con diritti e uno stipendio adeguato. Se io in Austria ho un gruppo di ricerca e posso pagare meglio un giovane, lo attraggo. L’Italia dovrebbe fare una seria valutazione e riformare il concetto stesso di dottorato. La ricerca parte dai giovani, che sono il vero motore. E su questo fronte il Paese non ha saputo investire a sufficienza».
E il cuore l’ha portata lontano da un’eredità di famiglia che qui a Napoli fa ancora battere migliaia di cuori. Lei è figlia di Corrado Ferlaino e ha vissuto da vicino il Napoli di Maradona. Che ricordi le ha lasciato quel periodo?
Francesca Ferlaino: «Oggi, con l’età, mi rendo conto di aver vissuto un privilegio: viaggiavo tantissimo con mio padre, seguivo la squadra in trasferta. Ero curiosissima. Vivevo lo spogliatoio, i ritiri, le partite. Era tutto magico. Però quello che ho visto mi ha insegnato soprattutto quanto lavoro c’è dietro il talento: molti calciatori lasciano la famiglia da giovanissimi, affrontano allenamenti durissimi, seguono regole ferree, uno stile di vita fatto di disciplina e rinunce. C’è da parte loro uno sforzo, una dedizione incredibile, a cui spesso non si presta attenzione. Invece ogni giocatore porta con sé il peso del duro lavoro, il desiderio di non mollare. E se io non ho mollato nei momenti più difficili del mio percorso, è anche perché, guardando questi calciatori, ho capito che il talento non emerge fino in fondo se non lavori».
Anche Maradona, quindi, non era solo genio.
«Maradona era un fuoriclasse. Era sempre lì ad allenarsi. Con mio padre aveva un rapporto speciale. Ricorderò sempre l’enorme legame tra loro».











