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I candidati alle Primarie se ne fregano del San Paolo

Sabato sono andato al San Paolo. Sono arrivato a Napoli verso le tre e quindi sono andato allo stadio con abbondante anticipo. Come piace a me. Patate fritte da McDonald’s e consueto giro di perlustrazione. Per annusare l’aria. Come al solito, sono rimasto colpito dalle scene da terzo mondo (ma sarebbe più corretto dire scene napoletane) all’ingresso.  Soprattutto nel settore Distinti, dove ci saranno sì e no sei tornelli, con gli spettatori paganti costretti a una fila che arrivava praticamente alla strada. Tutti in silenzio in coda ad aspettare il proprio turno (almeno un’ora di fila) per entrare. In qualsiasi città ci sarebbe la rivoluzione, la sollevazione popolare: io pago e quindi ho diritto a un trattamento da persona civile. A Napoli no: io pago, ma faccio un’ora di fila e ti ringrazio pure, presidente De Laurentiis, invece di lanciare pomodori contro la tua automobile. E non inveite contro di me, voglio proprio vedere quale trattamento riserverebbero in Svezia a un presidente che intasca i soldi e mi fa fare un’ora di fila per assistere all’evento.
A Napoli, città di sottomessi (arrabbiatevi pure), nessuno dice nulla. Men che meno gli organi di informazione. Nulla da dire, né al presidente né al Comune. E allora ieri sera sono andato su Google a farmi un giretto sui siti dei candidati alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Napoli. Primarie che si terranno domenica prossima, 23 gennaio. Cinque i candidati (Nicola Oddati, Andrea Cozzolino, Umberto Ranieri, Libero Mancuso, Gino Sorbillo). Ho letto i loro programmi e ovviamente non ho trovato nemmeno una parola sullo stadio San paolo, come se non facesse parte della città (faccio finta di non aver letto Oddati che si scaglia contro il fujtevenne di Eduardo, a dir poco ridicolo). E dire che sicuramente tre su cinque sono grandi appassionati di calcio. Oddati è interista, vabbè, ma è un malato; Ranieri è un tifoso del Napoli così come Cozzolino che è stato un buon calciatore. Nessuno, ovviamente, avrà mai comprato un biglietto per andare allo stadio, nessuno sa cosa voglia dire entrare al San Paolo per un comune mortale. Avrebbero fatto bene a farsi un giro sabato, magari comprando un biglietto in modo da andare un po’ anche nei bagni del nostro amato stadio.
Insomma, nemmeno chi si candida a guidare la città per il futuro si pone il problema del San Paolo. Per i napoletani non c’è speranza. Dovranno continuare ad andare nell’unico stadio d’Italia dove per entrare bisogna fare un’ora di fila. A farsi trattare come schiavi, come se non avessero mai dovuto sborsare dei soldi per assistere a quella partita. Che tristezza.
Massimiliano Gallo

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