Allegri talento italiano anche nel servire sempre i potenti e non essersi mai sperimentato all’estero

È Cirino Pomicino che gioca la carta della giacchetta per impressionare il sottosegretario o l'arbitro scarso. È Alberto Sordi che non a caso all'estero è assai meno noto di Marcello Mastroianni

Allegri

Juventus' Italian coach Massimiliano Allegri reacts during the Italian Serie A football match between Milan and Juventus at San Siro Stadium, in Milan on October 22, 2023. (Photo by Marco BERTORELLO / AFP)

Allegri talento italiano, anche nel servire sempre i potenti e non essersi mai sperimentato all’estero

Esistono momenti topici nelle vicende professionali degli italiani nel mondo – uno è certamente quello della giacchetta rimossa. È stato declinato in modo diverso, in ambiti diversi, ma è probabile che il suo archetipo rimanga Alberto Sordi, in arte Palocco, pedante maestro elementare che parla all’archivista capo sulle righe della novella redatta, non a caso, da Anton Čechov.

Non esiste alcuna discussione sul talento di Massimiliano Allegri. Può esisterne solo nella tormentata ma noiosa lotta per bande che è propria di quasi ogni tedioso argomento di discussione nazionale. Ma a volte – solo a volte – pare che il tecnico si ritrovi in lotta con una sua anima tipicamente democristiana che, quando prende il sopravvento, mostra il sangue pulsante di un redivivo Cirino Pomicino – quello di chi, quando si sta per rovesciare il banco, gioca la carta della giacchetta strattonata e ritorta che possa impressionare il sottosegretario, il povero archivista o, alla bisogna, l’arbitro scarso. Una dinamica principalmente nota al Mezzogiorno d’Italia ma adoperata spessissimo e con gran efficacia al Centro e al Nord.

Le storie nascono spesso per casuali incroci del destino, ma vengono poi coltivate per scelta. Non è dunque esclusivamente un caso se Massimiliano Allegri non ha mai varcato il Rubicone del confine italiano, finendo in lande dove è difficile che un Mr Brown o uno Herr Schneider qualunque vedano la loro promozione a cavaliere messa in pericolo da un doppiopetto sfilato via con veemenza. Così come non è necessariamente solo un caso se l’ottimo allenatore livornese sia capitato a servire, con merito e lustro, esclusivamente la causa sportiva di grandi potentati settentrionali, quelli in cui è d’uopo lasciar cadere la tuta nel ripostiglio perché le giacchette sono d’obbligo. Quelli di una nazione in ginocchio davanti a un orologio sul polsino, kitsch ma potente. A tal proposito, va riconosciuto che Antonio Conte, pur non avendo mai abbandonato il suo travalicante ardore delle zone del sud, ha fatto un lungo e formativo Erasmus rendendosi martello – sì – ma non necessariamente ridicolo. Ci vuole sangue freddo e un po’ di civile privacy nordica per affrontare un trapianto di capelli nella provincia leccese – è necessario più coraggio per fare una cosa del genere che per calcare i campi di Champions League.

Non è forse neppure un caso che, a conti fatti, Alberto Sordi, in arte Palocco, è assai meno conosciuto all’estero di Marcello Mastroianni. E che la sera, tornando a casa, trovava le zie.

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