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Napoli ha bisogno di Insigne, lui ha bisogno di saper essere normale

L’entourage non sta aiutando Insigne, anzi. Ma lui ha le qualità per dimostrare il suo valore. Napoli saprà aspettarlo.

Napoli ha bisogno di Insigne, lui ha bisogno di saper essere normale

Alert iniziale: questo è un articolo protezionistico nei confronti di Lorenzo Insigne. Ci è venuto quasi spontaneo di scrivergliene uno, dopo che ieri, più o meno a questa stessa ora, abbiamo pubblicato quello su Mertens. 24 ore dopo, vogliamo far capire che Napoli e il Napoli stanno aspettando perché devono aspettare Insigne. Che è un patrimonio di questa squadra, di questa tifoseria. Di questo progetto.

Innanzitutto, ma proprio prima di ogni cosa, Insigne è un grande giocatore di calcio. Scriviamo così perché spesso la narrazione del fantasista di talento – quello che sa toccare bene la palla, che è funambolico, che è estetico nel suo gioco – dimentica che siamo in un contesto di sport di squadra. Insigne è, per l’appunto, un grande giocatore di calcio perché riesce a esaltare sé stesso all’interno di un contesto programmato per giocare insieme. Ha iniziato a farlo a Pescara con Zeman, ha proseguito a Napoli e poi ha incontrato Rafa Benitez. Che, semplicemente, l’ha trasformato in un prodotto finito. A modo suo, col bastone dell’applicazione tattica anche senza senso: quante volte, nel biennio con il tecnico spagnolo, abbiamo visto Lorenzo ripiegare sulla fascia o aiutare il doble pivote nell’arginare la mezzala avversaria? Non era la cosa in cui eccelleva, ma ha imparato a farla. E quando sta bene, la fa bene. Anzi, benissimo. Molto, molto meglio di Mertens, che oggi sembra usurpargli il posto da titolare e invece, come scritto ieri, se l’è semplicemente guadagnato attraverso la meritocrazia di un momento di forma migliore.

Il problema di Insigne è proprio la conditio del “quando sta bene”. Che, in qualche modo, coinvolge tutto il suo modo di giocare: la testa gli si annebbia, non solo non riesce ad aiutare la squadra ma finisce anche per intestardirsi in giocate che vorrebbero essere risolutive e in realtà sono solo dannose. Insigne è vittima di un equivoco con sé stesso e la propria condizione di aspirante profeta in patria, a casa sua: non deve essere sempre decisivo, può prendersi dei momenti da calciatore normale. Succede a tutti, l’anno scorso il miglior Higuain di sempre non ha segnato per 4 partite tra campionato ed Europa League.

Deve sentirsi normale, e in questo dovrebbe essere aiutato anche da un entourage che è eufemistico definire zelante. Che ha gestito non benissimo la transizione tra la scorsa stagione, l’Europeo e l’inizio della nuova annata. Che, adesso, pare stia discutendo un rinnovo su cui circolano voci esagerate, che in qualche modo condannano Insigne a essere decisivo. Proprio quello che Lorenzo soffre di più, e l’abbiamo visto nella seconda parte della scorsa stagione, quando si iniziò a parlare di nazionale e di Europei. I 3,5 o 4 milioni che si sentono in giro, probabilmente, stanno pesando troppo su un calciatore lunatico e volubile come Insigne, che a sua volta è costretto a fare i conti con un contesto (estremamente) lunatico e volubile come quello di Napoli. Una trattativa privata, a la Callejon per intenderci, sarebbe stata la scelta migliore per un calciatore così, schiacciato da questa responsabilità.

Se non l’aveste capito, noi teniamo a Insigne e vogliamo che si torni a parlare di lui in un certo modo. Non perché si sia fatto biondo, ma perché dia il meglio di sé in campo. Che è una cosa bellissima, di altissimo livello. Perché se As scrive che ti vuole il Barcellona, può anche non essere vero. Anzi, probabilmente non lo è. Ma, di certo, As non ha mai scritto che il Barcellona si sia interessato a Pellissier o a Birsa (con tutto il rispetto, ci mancherebbe). Insigne è nella shortlist dei grandi calciatori, ci può stare tranquillamente e deve imparare a restarci con continuità. Al di là di quello che gli succede intorno, soprattutto le cose sbagliate. Quelle che non dipendono da lui. Noi lo attendiamo, come abbiamo sempre fatto. Perché siamo volubili e lunatici, e per e contro di lui abbiamo sempre un occhio di riguardo e quindi critico in più. Del resto, siamo napoletani proprio come lui. È il nostro modo di voler bene, di gestire ed esercitare insieme la pressione. Siamo fatti così, ma possiamo migliorare. Insigne deve farlo anche per il suo bene, che poi a noi piace applaudirlo e dire che è “robba nosta”. Lo aspettiamo.

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