Kvaratskhelia ha riportato indietro il linguaggio calcistico, ha rispolverato la parola dribbling

Un tempo davano le classifiche dei gol, degli assist e dei dribbling. Poi, questo gesto tecnico è scomparso. Fino all'arrivo dell'archeologo georgiano

Kvaratskhelia

I giornali oramai hanno una sezione concernente Kvaratskhelia: ogni giorno questa casella va riempita di nuove notizie, foto, vide, aneddoti… Sembra che per esistere alcuni addetti ai lavori debbano parlare del georgiano per uscire dal loro anonimato: ultimo in ordine di tempo – non proprio illuminante – l’attaccante Serena… A fermare questa profluvio di commenti giunge ora un dato ufficiale incontrovertibile: Kvara è primo in serie A per dribbling tentati.

Dribbling è una parola quasi antica rapportata a questo calcio odierno: sono sicuro che se si facesse un sondaggio tra ventenni pochi ne saprebbero definire l’esatto senso: quando ero ragazzo il dribbling era un’attitudine che soprattutto le ali dovevano possedere naturalmente. I Claudio Sala, i Conti, i Causio, i Donadoni, erano i maestri di questo fondamentale ucciso dall’odierno calcio fisico. Negli anni ’70 – vado a memoria; ma come contenitore esiste ancora oggi – fu creata una  trasmissione su Rai due che venne denominata “Dribbling” e ricordo che Giorgio Martino e Gianfranco De Laurentiis ci leggevano la statistica dei dribbling che veniva come terza dopo i goal fatti e gli assist, perché nessuno dubitava che si dovessero tentare i dribbling e che riuscissero e che c’erano giocatori che dovessero dribblare per esprimersi pienamente.

Ecco, è questo il punto: Kvara è figlio di quel calcio espressivo che oramai non si usa più: oggi anche nella poesia prevale il poeta laureato rispetto all’espressività di impressioni. Kvara invece è il Messia del nuovo-antico calcio che viene a miracol mostrare per ricordarci che la fantasia nel calcio, come nella vita, non è un’astruseria ma “altro non è che memoria o dilatata o composta (G.B,Vico)”.

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