Gigi Riva entra nei “Miti italiani” della Treccani. Alla Juve disse no: “Per quella cifra avrei dovuto segnare tre gol a partita”

Il volume sarà presentato il 7 novembre al Teatro lirico di Cagliari. Ogni estate arrivava l'offerta della Juventus, lui la respinse sempre: "Non tradirò mai i sardi"

Gigi Riva entra nei “Miti italiani” della Treccani. Alla Juve disse no: “Per quella cifra avrei dovuto segnare tre gol a partita”

Players observe a minute of silence in memory of late former Italian player Luigi 'Gigi' Riva ahead of the Italian Serie A football match between AC Milan and Bologna at the San Siro Stadium, in Milan on January 27, 2024. (Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)

Gigi Riva entra nella collana dei “Miti italiani” della Treccani. Tre anni dopo la morte, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana gli dedica un volume ricco di fotografie, che sarà presentato il 7 novembre al Teatro lirico di Cagliari, nel giorno in cui Rombo di Tuono avrebbe compiuto 82 anni. Lo racconta La Stampa, che si sofferma soprattutto su ciò che ha reso Riva un mito oltre il campo: la fedeltà alla Sardegna.

Gigi Riva e il no alla Juventus

Ogni estate arrivava l’offerta della Juventus. L’ultima, nel 1973, prevedeva quattro calciatori più un conguaglio. Fu definita “irrinunciabile”, Riva la respinse come “immorale”. Le sue parole, riportate da La Stampa:

“Per quella cifra avrei dovuto segnare tre gol a partita.”

“Non tradirò mai i sardi.”

Decenni dopo, Riva fece gli auguri per i 90 anni all’allora presidente bianconero (Giampiero Boniperti, ndr), che gli rispose: “Aspettavo questa telefonata da 50 anni”.

Nato a Leggiuno, in provincia di Varese, il 7 novembre 1944 e morto a Cagliari il 22 gennaio 2024, Riva era rimasto orfano da bambino. In Sardegna trovò una famiglia. Con il Cagliari di Manlio Scopigno vinse lo scudetto del 1970, con la Nazionale l’Europeo del 1968 e il secondo posto al Mondiale messicano, dopo la “partita del secolo” Italia-Germania 4-3 e la finale persa contro il Brasile di Pelé. In quella Nazionale giocava anche Sandro Mazzola, scomparso a settembre. Il soprannome glielo diede Gianni Brera. Una serie di gravi infortuni lo costrinse a smettere a 32 anni.

Gli allenamenti al pomeriggio

Con Scopigno, l’allenatore a cui è intitolato il premio vinto anche da Conte, il rapporto era speciale. Riva non saltava mai una seduta ed era l’ultimo ad andarsene, ma faticava ad alzarsi al mattino. La risposta del tecnico, secondo La Stampa:

“E allora ci alleneremo di pomeriggio.”

E così fece. Carlo Maria Ossola, presidente della Treccani, spiega perché il mito di Gigi Riva resiste:

“Gigi Riva è stato celebrato oltre la potenza del suo tiro: è divenuto idolo per quel tenace attaccamento al Cagliari che toccava la vena più segreta di ogni appartenenza.”

Ossola ricorda anche una frase detta da Riva in un’intervista del 2005: “Io avrei pagato per giocare al calcio, mentre ero pagato”. L’opposto del calcio di oggi. Al suo funerale il figlio lo aveva salutato così: “Hombre vertical fino alla fine”.