Il calcio inglese è sull’orlo della bancarotta: 109 squadre su 116 sono in perdita, due terzi sono insolventi

Il New York Times ha letto la bozza di un rapporto bomba dell'Independent Football Regulator: lo definisce "sconvolgente". Senza i proprietari che continuano a buttarci soldi (perdendoli), la Premier e le serie minori avrebbero già chiuso i battenti

Il calcio inglese è sull’orlo della bancarotta: 109 squadre su 116 sono in perdita, due terzi sono insolventi

Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola and Manchester City Emirati chairman Khaldoon al-Mubarak react following the presentation ceremony following the English Premier League football match between Manchester City and West Ham United at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on May 19, 2024. Manchester City created English football history on Sunday, beating West Ham 3-1 to win an unprecedented fourth straight Premier League title. (Photo by Oli SCARFF / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /

Il calcio inglese, con tutte le sue pailletes, è in realtà un pozzo senza fondo finanziario. E’ sull’orla della bancarotta (anche fraudolenta, se si considera il macigno Manchester City). In un rapporto – “impietoso”, lo definisce il New York Times – sulla solidità finanziaria del calcio inglese, l’Independent Football Regulator (IFR) scoperchia “un settore sempre più diseguale, dipendente dai debiti e dai contributi aggiuntivi dei proprietari, in perdita e incapace di controllare i costi”.

Il Nyt ha letto le 244 pagine della bozza del rapporto, “un’anticipazione della valutazione completa delle finanze del calcio inglese che verrà pubblicata il prossimo anno, ma il quadro delineato è già sufficientemente dettagliato”. Ed un incubo economico.

Secondo il rapporto, il 94% dei club sotto la giurisdizione dell’IFR ha registrato perdite la scorsa stagione, il che significa che solo sette delle 116 squadre delle prime cinque divisioni maschili del calcio inglese – l’intero panorama professionistico – non hanno registrato perdite.

“Quasi due terzi dei club della English Football League e della National League sono tecnicamente insolventi, il che significa che le loro passività superano le attività e dipendono dai finanziamenti dei proprietari per sopravvivere. Più di un quarto di tutti i club delle prime cinque divisioni esaurirebbe la liquidità entro 30 giorni se i proprietari interrompessero i finanziamenti”.

I ricavi record non bastano a fermare il declino

Una delle statistiche più “sconvolgenti” – scrive il Nyt – “è che 17 club della EFL e della National League la scorsa stagione hanno sostenuto costi operativi non legati ai giocatori che hanno superato i loro ricavi, il che significa che stavano perdendo denaro ancora prima di pagare i giocatori. Tutto questo debito si registra nonostante i ricavi record, con i 116 club che ora generano complessivamente oltre 9 miliardi di sterline all’anno”.

“Oggi i ricavi medi dei club della Premier League sono 33 volte superiori a quelli del 1992, anno in cui la massima divisione si separò dalla EFL per accaparrarsi una fetta maggiore del fiorente mercato dei diritti televisivi. Per fare un paragone, il prodotto interno lordo del Regno Unito è solo tre volte superiore a quello del 1992. I ricavi derivanti da trasmissioni televisive, pubblicità e partite sono aumentati vertiginosamente nel periodo considerato, ma lo stesso è accaduto per il divario tra le diverse divisioni”.

Manchester City logo

“Nella stagione 1992-93, il club medio della Premier League guadagnava quasi tre volte di più rispetto al club medio della divisione inferiore. Nel 2024-25, questo divario era aumentato a quasi nove volte. Il club con i maggiori introiti in Premier League guadagnava 70 volte di più rispetto al club con i minori introiti nella EFL, ma ora il rapporto è di 173”.

Ma in Premier League i costi salariali sono aumentati di 50 volte, di 16 volte in Championship, di nove volte in League One e di sette volte in League Two. La scorsa stagione, “20 dei 116 club hanno speso più dell’80% dei loro ricavi per gli stipendi dei giocatori, con sei che hanno superato il 100%”.

Alla fine i conti sono facili: la redditività in tutte le divisioni è crollata, con perdite medie in Premier League più che raddoppiate, “passando da 20 milioni di sterline all’anno a 44 milioni di sterline nelle ultime cinque stagioni, una cifra che rappresenta tra il 10 e il 20% dei ricavi. Le perdite medie in Championship sono raddoppiate, passando da circa 12 milioni di sterline due stagioni fa a 22 milioni di sterline la scorsa stagione, ma ciò equivale a quasi il 60% dei ricavi. Il quadro generale è simile in League One e League Two”.

Un mare di debiti

E ovviamente il debito è cresciuto a dismisura: quello “totale dei 116 club è passato da circa 2,8 miliardi di sterline nel 2020-21 a 4,1 miliardi di sterline cinque stagioni dopo e si prevede che raggiungerà i 5,1 miliardi di sterline la prossima stagione. I club della Premier League rappresentano i tre quarti di questo totale”.

Il punto preoccupante per l’IFR, è la tipologia del debito più che le sue dimensioni. I club si affidano a “debiti di terzi sempre più complessi”, prestiti onerosi da fondi di credito privati ​​e operazioni di factoring basate su rate di trasferimento. Con i rischi di contagio enormi.

Una linea l’ha tirata il presidente dell’IFR, David Kogan: “Mentre alcuni dei nostri club sono tra i più ricchi e competitivi al mondo, altri sono sull’orlo del disastro finanziario”.

La posizione dell’IFR su questi colloqui è inequivocabile: la Premier League deve condividere una quota maggiore dei profitti derivanti dai suoi accordi centrali per i diritti televisivi e commerciali con il resto del mondo del calcio.

Questo panorama apocalittico si scontra con un’altra cosa che il rapporto riconosce: la continua e crescente popolarità del calcio inglese come investimento. Negli ultimi cinque anni, nel calcio maschile inglese si sono concluse 78 diverse transazioni, per un totale di 7,2 miliardi di sterline. Però lo stesso rapporto rileva che gli investitori nelle prime cinque divisioni hanno perso oltre il 40% del loro investimento iniziale nelle ultime cinque stagioni. Insomma: agli investitori piace, il calcio inglese. Ci investono. E ci perdono. E’ un paradosso.