Gravi le responsabilità di De Laurentiis: in estate ha pensato a tutto tranne che al calcio (Corbo)

"Inspiegabile la fuga dal mercato. Così come le liti con la politica, le parole a vuoto su stadi immaginari. Allegri non ha chiesto garanzie su infortuni e mercato"

Gravi le responsabilità di De Laurentiis: in estate ha pensato a tutto tranne che al calcio (Corbo)

Massimiliano Allegri, coach of Napoli, and Aurelio De Laurentiis, owner of Napoli, attend a press conference for the new SSC Napoli head coach at Teatro di San Carlo on July 14, 2026 in Naples, Italy. (Photo by Ciro De Luca/NurPhoto) (Photo by Ciro De Luca / NurPhoto via AFP)

Il Napoli è messo davvero ale. Senza punti e senza anima. Senza voglia di soffrire né di lottare. E così non vai da nessuna parte. Nemmeno incontro ad Alajbegovic quando sta per calciare. Non gettiamo la croce addosso a Marianucci. È solo il sintomo che rivela la malattia. La malattia è che il Napoli non è una squadra. Ciascuno rende un po’ o tanto in meno rispetto a quel che vale. E questo vuol dire che non è scattata la scintilla. Siamo a novembre ormai. E la sinfonia d’autunno è una musica stonata e – nel caso del Napoli di Allegri – persino lugubre.

Ma Antonio Corbo su Repubblica Napoli punta l’indice più sulla società, su De Laurentiis, che sull’allenatore (che comunque è tra i colpevoli).

Anguissa e Koopmeiners

De Laurentiis e le sue parole a vuoto su stai immaginari

Scrive Corbo:

“Con un bilancio devastato da 23 acquisti sbagliati in due anni e una tenuta fisica da 43 infortuni si è realizzata una doppia, clamorosa omissione. Fuga dal mercato per motivi inspiegabili. Tranne Favasuli nessun colpo di ingegno, di fortuna, di azzardo è stato tentato. A condizioni di mercato favorevole si poteva fare molto di più. In estate, ancora assorto nella suggestione del Centenario, nel Napoli si è parlato di tutto tranne che di calcio. Di liti con la politica, di stadi che si sono rivelati finora astratti come castelli in aria, di utopie. Piuttosto che dell’anzianità della squadra più stagionata d’Italia e della sua condizione di giocatori arrivati al secondo posto, ma davvero stremati. Disillusi. Con tanta voglia di andar via.

Le responsabilità della società sono state gravi. Determinanti. Compresa la scelta di Allegri, perché soluzione conservativa affidata ad un allenatore di grande esperienza ma forse appagato. Al punto da non chiedere garanzie su infortuni e mercato”.