Il value pillar, la parte dei premi Champions che si vince prima di giocare: fino a 46 milioni per storia e diritti tv

Tra chi è primo e chi è ultimo nella classifica del "pilastro del valore" ballano quasi 45 milioni: più dei premi per arrivare in semifinale

Il value pillar, la parte dei premi Champions che si vince prima di giocare: fino a 46 milioni per storia e diritti tv

Mg Londra 01/06/2024 - finale Champions League / Borussia Dortmund-Real Madrid / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Alexander Ceferin

Il value pillar Uefa è la parte dei premi delle coppe europee che non dipende da quello che una squadra fa in campo durante la stagione. Si chiama “pilastro del valore” ed esiste dal 2024/25, con il nuovo formato a 36 squadre. Per la Champions League 2026/27 vale 853 milioni di euro, il 35% di tutti i soldi che la Uefa distribuisce ai club della fase campionato. Lo spiega la circolare Uefa del 13 luglio sulla distribuzione dei ricavi.

Come funziona il value pillar Uefa

La Uefa divide i 2,437 miliardi della Champions in tre parti:

  • Quota di partecipazione (27,5%, 670 milioni): 18,62 milioni uguali per tutti e 36 i club.
  • Risultati (37,5%, 914 milioni): 2,1 milioni a vittoria, 700mila a pareggio, bonus per la classifica e per ogni turno superato.
  • Value pillar (35%, 853 milioni): storia europea del club e valore del suo mercato televisivo.

Il value pillar mette insieme quelli che prima erano due capitoli separati: il market pool, cioè i soldi legati al valore dei diritti tv di ogni Paese, e i premi per il ranking Uefa dei club. È diviso in due parti, in proporzione a quanto la Uefa incassa dai diritti tv in Europa (73%) e nel resto del mondo (27%).

La parte europea si basa su due classifiche dei 36 club. La prima segue il valore del mercato tv del Paese: i club del campionato che paga di più vengono messi in testa, e tra loro conta quante volte hanno giocato le coppe negli ultimi cinque anni. La seconda è il ranking Uefa degli ultimi cinque anni. La media delle due posizioni decide la classifica finale.

La parte non europea si basa invece solo sul ranking Uefa degli ultimi dieci anni.

In entrambi i casi la Uefa usa lo stesso meccanismo: il montepremi è diviso in 666 quote (1+2+3… fino a 36). L’ultimo della classifica prende una quota, il primo 36.

Da 1,3 a 46 milioni

Per la Champions 2026/27 una quota vale 935mila euro nella parte europea e 346mila euro in quella non europea. Tradotto:

  • Primo club (36 quote): 33,7 milioni dalla parte europea più 12,5 da quella non europea, in tutto 46,1 milioni.
  • Ultimo club (1 quota): 935mila dalla parte europea più 346mila da quella non europea, in tutto 1,3 milioni.

La differenza è di quasi 45 milioni prima ancora di scendere in campo. Per avere un termine di paragone: una vittoria nella fase campionato vale 2,1 milioni, come quella del Napoli contro il Bodo. Arrivare agli ottavi ne porta 11, ai quarti 12,5, alla semifinale 15. Il club in testa al value pillar incassa più di quanto vale arrivare in semifinale.

In Europa League il value pillar vale 198 milioni (fino a circa 10,7 milioni per club), in Conference League 57 milioni (fino a circa 3,1 milioni). In tutto, tra le tre coppe, fanno oltre 1,1 miliardi.

Una Champions che premia chi c’era già

Il senso è chiaro: la Uefa premia il blasone e il peso televisivo. Chi gioca le coppe da anni, e chi arriva da un campionato che vende bene i diritti tv, parte con un vantaggio economico che i risultati della stagione non bastano a colmare. È la stessa logica, in versione addomesticata, che spinge i grandi club verso la Superlega: la storia vale soldi, e chi ce l’ha vuole che conti.

Per il Napoli significa che restare in Champions ogni anno non è solo una questione di prestigio. Lo ha detto anche Allegri dopo il 4-3 al Bodo: passare il turno “sarebbe importante sia dal punto di vista del prestigio tecnico sia da quello economico”. Ogni stagione in Europa alza il ranking, e il ranking alza il value pillar degli anni successivi. Una stagione saltata, invece, si paga a lungo. Per un club che tiene i conti in ordine anche quando sul mercato spende poco, è una voce che pesa.