“Chiedete scusa a Gattuso”. Ci stiamo attrezzando, ma a Lotito nessuno chiede scusa?
Bastano 7 partite per smentire 13 anni di panchine? È Lotito che lo ha scelto, è Lotito che gli ha fatto la squadra. Ma no, perché Gattuso è in posizione win-win: se vince è merito suo; se perde, è colpa di Lotito che non gli ha fatto la squadra

Cm Torino 18/10/2026 - campionato di calcio serie A / Juventus-Lazio / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Gennaro Gattuso
È come una marea che si gonfia: “Chiedete scusa a Gattuso!”. Ce lo chiederebbe persino l’Europa, se usasse ancora il tormentone-alibi di quegli anni lì. La Lazio è la “sua” Lazio. Leggete la classifica in filigrana: Inter 19, Gattuso 19. Gol fatti (da Gattuso) 14, gol subiti (dalla Lazio) 4. Va da sé che la seconda miglior difesa del campionato è merito suo, di Gattuso. Non è Gattuso che ha costruito la squadra, ma – attenzione – è Gattuso che vince NONOSTANTE la rosa che ha a disposizione. In un ribaltamento contorsionistico della narrazione a uso e consumo del nostro eroe. Che l’Italia chiamò (sì!) al momento sbagliato in Nazionale. Che colpa ne ha, lui: fu il timing, maledetto. Zenica è trapassato remoto, il Mondiale perduto un trauma in prescrizione. Gattuso è stato assolto per non aver commesso il fatto. Ci mise la faccia, continua a mettercela ogni giorno per imperativo-categorico. Ma la bolla del Gattusismo imbastisce un revisionismo quasi imbarazzante: l’unico Gattuso buono è quello attuale. Vincente, fluido, auto-analizzato, risolto. C’è, attorno a Gattuso, una fabbrica di cioccolato che produce bon-bon h24.
È Gattuso che ha scelto Gattuso
Noterete nella premessa che la sua onnipresenza – spirituale, ormai – ha eliso dall’equazione-Lazio Claudio Lotito. Il Presidente osteggiato. Il nemico del popolo. A Lotito nessuno deve chiedere scusa, perdinci. Eppure – anche prestandosi al gioco Ringhiotematico – basterebbe un sillogismo banale: non è Lotito ad aver scelto Gattuso? No: è evidentemente Gattuso che ha scelto Gattuso. Lode a Gattuso.
All’estero hanno notato questo doppio processo in contumacia: di santificazione per l’allenatore, e per tentato Lazicidio del presidente. In Italia è più complicato, ci sono bacini di lettori (parlandone da vivi) da proteggere, e Lotito non ha grandi estimatori. Combatte i fascisti, e non è simpatico, scriveva il Times. Due cose dolosamente fuori moda. Ha costruito una signora rosa con due spicci, e anche questa cura da massaia gli è stata rinfacciata: tirchio! Caccia li sordi!. Perché si sa: per il tifoso il capitale sperperato è sempre un plus, il risultato è un ammennicolo.

Soprattutto se il risultato può intestarselo chiunque altro. Nel caso di specie un allenatore che aveva fallito ovunque, finora, mentre arrivava in Nazionale cavalcando il racconto di quei fallimenti malamente tradotto. Più perdeva più s’alimentava il mito, come riflesso in uno specchio deforme. Una leggenda che lo stesso Gattuso – biografo di sé – nutre ad ogni intervista possibile.
L’altra settimana ci è toccato leggere che “Ringhio è uscito da Rino”, di “parabola di crescita compiuta attraverso traguardi centrati e falliti”, di tecnico “sofisticato nell’idea di calcio: giochista da guardiolismo e dentista da gasperinismo”, con accenni di “palla avanti-palla dietro codificato da Sarri”: “Gattuso in più ci mette del suo aggiungendo valori umani, letture e valorizzazione dei talenti persi”.
Il primo allenatore win-win della storia
Al di là delle scuse indotte – bastano 7 partite per smentire 13 anni di panchine? – qui tocca sottolineare un fenomeno rivoluzionario: Gattuso è il primo allenatore win-win della storia del calcio. Un mondo nel quale, prima di lui, l’allenatore è da sempre il capro espiatorio fisiologico: il primo a pagare, il primo ad essere cacciato quando le cose vanno male. A Gattuso invece è stato garantito un intero codice di attenuanti – generiche, astruse, puntualissime – quando ha portato l’Italia fuori dal Mondiale, pochi mesi fa. I giovani, i vivai, i club cattivi, e tutto l’armamentario della signora-mia che usiamo nell’emergenza continua. E ora alla Lazio non può fallire: vince a dispetto della squadra low cost che gli ha messo in mano Lotito, e semmai perdesse sarebbe proprio colpa degli scarsi mezzi a disposizione.
Capite bene che il ragionamento vale al converso: Lotito, come fa fa, perde. È una dimensione parallela che solo a raccontarla pare distopia. Per le eventuali scuse a Gattuso ci stiamo attrezzando (ci scuserete: il terapeuta costa), ma è a Lotito che qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Solo che a scriverlo in Italia, oggi, si passa per pazzi davvero.