De Bruyne regista è l’utopia politica di Allegri
Con questa mossa Allegri ha cambiato completamente il software del Napoli e ha reso la squadra verticale. Il Napoli non è ancora uscito dalla crisi ma si percepiscono segnali

3FFDG43 Naples, Italy. 8th September, 2026. Napoli's Belgian midfielder Kevin De Bruyne and Massimiliano Allegri during training ahead of the UEFA Champions League MD-1 SSC Napoli vs Arsenal at Castelvoturno SSC Napoli traning center Caserta, September 08, 2026. Credit: Antonio Balasco/Alamy Live News
Una vittoria non banale, per tanti motivi
L’analisi di Napoli-Bodo/Glimt 4-3 deve necessariamente partire dalle seguenti rilevazioni: la squadra di Allegri ha vinto una partita non banale, contro un avversario non banale e per effetto di una prestazione non banale. Il fatto che stiamo parlando di un club norvegese, con una tradizione internazionale costruita solo negli ultimi anni, con pochi giocatori davvero riconoscibili sulla platea internazionale non ha alcuna importanza: il Bodo ha dimostrato di essere all’altezza degli azzurri. E della Champions League. Nella proposta di gioco, nell’atteggiamento, nelle qualità fisiche, tecniche e anche emotive con cui hanno riempito la loro prestazione.
Questo discorso diventa ancora più significativo se consideriamo il contesto in cui si è svolta la gara: dopo la gara di Venezia, tanto per cominciare, la pressione a cui erano sottoposti Allegri e i giocatori del Napoli era davvero enorme. E poi le due sconfitte contro Arsenal e Villarreal, di fatto, imponevano – e impongono, se guardiamo alle prossime gare di Champions – agli azzurri di fare punti nelle notti europee. Di muovere la classifica, come si diceva una volta.
Allegri, poi, ci ha messo anche del suo. Nel senso che ha cambiato di nuovo il sistema di gioco della sua squadra. E, soprattutto, ha varato una rivoluzione tattica ambiziosa e quindi profonda: la trasformazione di Kevin De Bruyne in pivote di centrocampo, con la conseguente rinuncia a Lobotka e Gilmour. Tra poco andremo ad analizzare queste due mosse in maniera più dettagliata, ma possiamo iniziare a dire che hanno funzionato. Perché, al netto del fatto che il Bodo abbia trasmesso una sensazione di pericolosità costante, e naturalmente parleremo anche di questo, il Napoli ha risposto bene a questo nuovo assetto. Non è stata una squadra scintillante o perfettamente equilibrata, ma quantomeno ha dimostrato di avere gli strumenti per costruire delle buone occasioni con una certa costanza.
Il ritorno del 4-3-3, più o meno
Il gol al volo di Politano (una vera gemma) dopo 54 secondi di gioco non ha nascosto il cambio di modulo. Dopo che il Bodo ha rimesso il pallone a centrocampo, e ha iniziato a tessere la tela del suo gioco, infatti, il Napoli ha risposto disponendosi col 4-3-3 e con De Bruyne davanti alla difesa. Anzi: per essere più precisi, la squadra di Allegri ha giocato con un 4-1-2-3, con McTominay e Anguissa schierati davanti a KDB. Il quale, molto spesso, arretrava per impostare tra i due centrali, Rrahmani e Rafa Marín, mentre Di Lorenzo andava a occupare l’halfspace di centrodestra. Spinazzola e Lang si alternavano un po’ nel dare ampiezza, ma non possiamo considerarlo come un meccanismo impattante:


De Bruyne che arretra e imposta, Di Lorenzo più interno rispetto a Politano
Non verremo mai a conoscenza della reale ratio di questa mossa, di questo ritorno al 4-3-3 e quindi al passato. Ma la partita ci ha detto che anche il Bodo ha utilizzato questo sistema di gioco, ovviamente con caratteristiche e meccanismi diversi. E quindi si può dire che Allegri si sia messo a specchio con la squadra norvegese, almeno a livello di spaziature in fase di possesso. Perché in realtà i giocatori di Knutsen hanno un approccio completamente diverso alla costruzione della manovra d’attacco: palleggiano senza forzare i ritmi, approfittano del possesso prolungato per scaglionarsi in campo in maniera più fluida, muovono le linee avversarie e poi le tagliano con dei passaggi verticali improvvisi, con delle accelerazioni fulminanti su cui difendere è davvero difficile.
Per capire cosa intendiamo, basta guardare l’azione che ha portato al gol del pareggio di Hauge. Intanto bisogna cominciare col dire che il possesso palla del Bodo dura due minuti esatti, da 24.42 a 26.42. Sotto trovate il video dell’ultima sequenza di passaggi, ma fidatevi di questo timing. Per chi volesse guardarle, si tratta di immagini esplicative: è vero che il Napoli pressa poco, preferisce difendere in blocco basso e non lo fa nemmeno benissimo, ma è vero pure che la ragnatela di passaggi del Bodo sarebbe stata difficile da arginare con qualsiasi sistema difensivo. Perché, di fatto, i continui movimenti a fisarmonica, i tagli interno-esterno e il passaggio filtrante che apre il campo e crea il lato debole sono stati eseguiti con grande tecnica e in modo chiaramente preparato. Insomma, per dirla in una frase: in questo caso, i meriti del Bodo sono superiori ai demeriti del Napoli.
Un bel gol, non c’è che dire
Va anche detto che il gol di Hauge è arrivato al minuto 27. Ma soprattutto al primo tiro tentato dal Bodo. Non al primo tiro in porta, ma al primo tiro in assoluto. Sì, avete letto bene: prima che Meret venisse battuto dalla conclusione a giro dell’ex attaccante del Milan, la squadra norvegese non aveva mai battuto a rete. Questo vuol dire che il Napoli aveva difeso bene, o che comunque il Bodo non era mai riuscito ad accerchiare la squadra azzurra e poi ad accelerare le sue azioni in modo da bucare la difesa di Allegri. Non è poco, non è scontato. Così come è giusto sottolineare che il secondo e ultimo tiro tentato dai giocatori norvegesi, almeno nel primo tempo, è arrivato al minuto 45. Quando il Napoli era già tornato in vantaggio, grazie al primo gol stagionale di Scott McTominay.
Il gancio del gol di McTominay ci permette di planare sul tema tattico più importante emerso dalla partita tra Napoli e Bodo/Glimt. Sì, perché il centrocampista scozzese è stato liberato in area di rigore da un meraviglioso laserpass di Kevin De Bruyne, uno dei tanti cercati dal belga nel corso della sfida contro la squadra norvegese. Per capire cos’è un laserpass, beh, basta guardare e riguardare le immagini della marcatura di McTominay:
Si definisce laserpass un passaggio – di solito rasoterra – che taglia le linee difensive della squadra avversaria. Come se fosse una spada laser, appunto.
Kevin De Bruyne, chiariamolo subito, non è un regista. O comunque non lo è nel senso classico del termine. Il punto, però, è che neanche Lobotka è un regista propriamente detto, visto che lo slovacco è più un “portatore di palla” che un calciatore in grado di impostare il gioco sul lungo e sul corto. Forse, nella rosa del Napoli, Billy Gilmour ha il profilo più simile a quello che gli appassionati di calcio identificano come regista, ma ora non divaghiamo. Il punto è che De Bruyne fa una regia che non è arretrata e non è di costruzione, ma è puramente offensiva. L’ha sempre fatta, anche quando giocava da mezzala box-to-box nel Manchester City di Guardiola, e infatti KDB è il secondo giocatore ad aver servito più assist (119) nell’intera storia della Premier League. Solo Ryan Giggs è riuscito ad accumularne di più (162).
Kevin De Bruyne regista, l’utopia politica di Allegri
Ecco, l’idea di Allegri parte da qui, da questi numeri. Da quella che è la miglior caratteristica di De Bruyne, da sempre, e dal fatto che parliamo di un ragazzo che la prossima estate compirà 36 anni e che quindi non può più essere brillante come un tempo, almeno dal punto di vista fisico. E allora l’allenatore del Napoli, che questa sua percezione/intuizione l’ha manifestata in maniera convinta anche nelle partite precedenti, crede che De Bruyne non debba andarsi a imbottigliare tra i giocatori e le linee avversarie. Tutt’altro: deve partire leggermente più arretrato, deve vedere e prendersi il campo libero davanti a sé, deve orchestrare la manovra della sua squadra e deve risalire il campo insieme ai compagni. E poi, arrivato nei pressi dell’area avversaria, può/deve imbucare il pallone assecondando i tagli e i movimenti di chi attacca la porta.
Contro il Bodo/Glimt è andata esattamente così, ed è andata così al di là dell’assist decisivo servito a McTominay. A dirlo sono i numeri: KDB ha messo insieme 9 passaggi chiave, 8 passaggi lunghi completati su 11 tentativi, 34 appoggi riusciti nella metà campo avversaria contro i 25 effettuati nella propria metà campo, un solo tocco di palla fallito su 82. Queste statistiche descrivono una prestazione totale, non solo geniale. E se integriamo anche la mappa dei palloni giocati da De Bruyne, allora il quadro diventa completo:

Tutti gli 82 palloni giocati da KDB
L’idea di far giocare De Bruyne in questo ruolo/modo, al di là che lo faccia da pivote unico o magari accanto a Lobotka come contro il Frosinone, è un’utopia politica. Nel senso che può cambiare il finale di carriera di KDB, ma anche la percezione e la dimensione tattica del Napoli. Perché, di fatto, avere un regista così atipico e così sfacciatamente tecnico cambia completamente il software di una squadra. A maggior ragione se si tratta del Napoli visto finora in questa stagione, ovvero una squadra che fatica molto a giocare in verticale, a imbucare il pallone tra le linee e finisce quasi sempre per trincerarsi a giocare sulle linee laterali.
Non è assurdo parlare in termini di utopia politica, ancora, perché naturalmente il Napoli con De Bruyne regista – indipendentemente che si giochi col 4-3-3 o col 3-4-2-1 – dovrebbe riuscire a diventare una squadra più equilibrata. Il tutto senza escludere/limitare un giocatore come Scott McTominay, che contro il Bodo è stato letteralmente letale con i suoi inserimenti – questi sì, tipici di una mezzala del 4-3-3 – in area a supporto della prima punta (oltre ai due gol, è bene ricordarlo, lo scozzese ha colpito anche un palo su un altro assist chirurgico di De Bruyne). In questo senso, il Napoli di Allegri deve fare ancora tantissima strada.
Il secondo tempo
Sì, perché nella ripresa il Bodo/Glimt ha offerto una prestazione completamente divers rispetto al primo tempo. Complice anche un inevitabile calo fisico da parte del Napoli, la squadra norvegese ha iniziato a prendersi la metà campo offensiva e ad alzare i ritmi delle sue manovre. Alla fine il gol del 2-2 è venuto al minuto 63’e al termine di un’azione del tutto similare a quella che aveva determinato il primo pareggio di Hauge, ma fino a quel momento i giocatori di Knutsen erano riusciti a mettere insieme 7 conclusioni verso la porta di Meret, di cui addirittura 6 dall’interno dell’area.
Ecco, in quel segmento di partita si è avvertita la sensazione che il Napoli fosse troppo friabile o comunque poco solido. Che il Bodo avesse le armi per essere pericoloso a ogni possesso. Che tutte le imbucate potessero tagliare le linee della squadra di Allegri. Ecco perché il tecnico azzurro, nel postpartita, ha detto che “siamo troppo fragili quando siamo nella nostra metà campo”. È una verità incontestabile: attualmente il Napoli è una squadra che non fa un blocco basso efficace, che quando si ritrae nella propria metà campo fatica a lavorare di reparto, che si compatta bene ma rischia costantemente di non assorbire i tagli degli attaccanti avversari.

Il Napoli ha 11 giocatori nella sua trequarti difensiva, eppure non riesce a evitare un 4 vs 4 in area di rigore
Ecco, questo è un aspetto su cui Allegri deve necessariamente intervenire. Perché il Bodo avrà anche dei meccanismi offensivi di qualità, su cui è difficile difendere, ma resta una squadra di seconda (o anche terza) fascia, almeno in Champions League. Eppure il Napoli ha subito due gol quando era in vantaggio, più un terzo nel finale di partita dopo essere riuscito a portarsi sul 4-2. Grazie a un’azione in cui gli azzurri sono riusciti a orchestrare un buon pressing offensivo, grazie a un recupero palla in zona avanzata di Giovane – entrato bene al posto di Politano, con contestuale ritorno al 3-4-2-1 dopo il gol del 3-2.
Conclusioni
Il Napoli di Allegri non è assolutamente fuori dalla crisi. Anzi, proprio il modo confuso e felice con cui è arrivata la vittoria sul Bodo evidenzia come gli azzurri siano ancora alla ricerca della loro identità. Nel corso di quest’opera di costruzione ancora in atto, però, si percepiscono dei segnali chiari. Intanto la disponibilità di De Bruyne nel “riciclarsi” in un ruolo per cui, come dire, finora non aveva manifestato grande trasporto. Non era una cosa scontata, così come non era scontato che potesse rendere.
E poi, naturalmente, c’è la crescita di McTominay. Che è e resta un giocatore fortissimo, potenzialmente in grado di decidere qualsiasi partita. La doppietta – più un palo – contro il Bodo ci dice che il Napoli ha ritrovato un elemento fondamentale, intorno a cui costruire il sistema di gioco che dovrà essere utilizzato da qui a fine stagione. Dopotutto parliamo di un atleta che un mese e mezzo fa si è operato al cuore e quindi non può essere che al 60% o al massimo al 70’% della sua condizione, eppure riesce a essere già così impattante in una notte di Champions League.
Detto così sembra tutto facile, ma la stagione del Napoli passa da un triplo incastro: De Bruyne regista, McTominay in campo e la registrazione della fase difensiva. È da questi tre punti che può/deve ripartire Allegri se vuole ricostruire la stagione e la credibilità del suo Napoli – quindi anche la sua personale. Il tempo c’è ancora, pure le idee e le possibilità non mancano. A dirlo è stata una vittoria contro un avversario che ha dato e che darà filo da torcere a tante squadre di Champions. E che a Napoli avrà fatto anche una buona figura, certo, ma ha anche incassato quattro gol. Non è banale, non lo è mai.