L’Emirates Stadium è già vecchio: serve un restyling profondo, ma il club rinuncia ad ampliarlo
Già vecchio dopo 20 anni. Servirebbe un ingrandimento e una rivoluzione delle tribune, ma il club ci ha rinunciato. Costa troppo, è un rischio eccessivo

Arsenal fans sing ahead of the English Premier League football match between Arsenal and Everton at the Emirates Stadium in London on March 14, 2026. Ben STANSALL / AFP
Prendete il parallelo con le pinze, perché ovviamente il contesto inglese rispetto a quello italiano è un’altra galassia, ma l’Emirates Stadium sembra un po’… il Maradona. Nel senso che lo stadio dell’Arsenal non va più bene, va riammodernato, ampliato, vanno cambiate le tribune che non sono a ridosso del campo. E l’Arsenal il 1° ottobre scorso ha pubblicato una nota in cui annunciava l’interruzione del progetto di ampliamento che avrebbe portato la sua capienza da 60.704 a oltre 70.000 posti. Perché, scrivono, “condividiamo il desiderio di sviluppare l’Emirates Stadium gradualmente, piuttosto che intraprendere un cambiamento su vasta scala”.
Già vecchio dopo 20 anni
L’Arsenal, racconta L’Equipe, da diversi anni stava lavorando alla possibilità di modificare l’inclinazione delle tribune e aggiungere file di posti a sedere sotto la copertura dello stadio. Ma abbandonato questi interventi molto costosi, che avrebbero costretto i Gunners a un temporaneo esilio a Wembley. Ammettono “implicitamente anche che il suo stadio, inaugurato poco più di 20 anni fa, nel luglio 2006, necessita di un restyling, pur continuando a rappresentare una solida fonte di entrate nei giorni delle partite (pari a 183 milioni di euro nel 2024-2025 secondo Deloitte, il quarto totale più alto per un club europeo nel periodo)”.
I tifosi sottolineano che lo stadio comincia a mostrare i segni del tempo, come spiega Layth Yousif, direttore della fanzine dei Gunners: “Deve essere ampliato, perché i tifosi devono aspettare diversi decenni prima di poter acquistare un abbonamento stagionale. Inoltre, la progettazione degli stadi si è evoluta, con, ad esempio, lo sviluppo di imponenti tribune inclinate dietro le porte, che qui non abbiamo”.

Raymond Herlihy, fondatore del gruppo di tifosi REDaction, rivela problemi di segnaletica nei corridoi ( “gli spettatori occasionali hanno molta difficoltà a trovare i propri posti” ), nonché la mancanza di copertura per i cellulari sugli spalti ( “È impossibile inviare o ricevere un SMS durante le partite” ). Infine, altri frequentatori abituali dell’Emirates lamentano gli ampi spazi sotto il tetto (pensati per permettere al campo di “respirare”), che a loro dire tendono ad attutire il rumore generato dalla folla, mentre Stéphane Pottier, direttore di Bluerock Sports & Entertainment, società specializzata nella gestione di stadi, afferma: “Hanno installato così tanti palchi (150 in totale) che risultano un po’ piccoli rispetto agli standard odierni”.
L’Arsenal non vuole rischiare
Il punto dell’Arsenal è che spendere un botto di soldi per rivoluzionare l’Emirates è un rischio che non vogliono correre: “È vero che il club sta affrontando un’enorme richiesta di posti a sedere in questo momento, perché la squadra sta ottenendo buoni risultati. Ma non dimentichiamo che alla fine dell’era (di Arsène) Wenger (che ha lasciato nel 2018), o quando c’era Unai Emery (2018-2019), c’erano sempre posti vuoti. È rischioso intraprendere complessi lavori di ampliamento che il club potrebbe poi rimpiangere se i risultati non dovessero essere all’altezza”.
Nel 2006 l’Emirates era il secondo stadio più grande della Premier League dopo Old Trafford (74.158 posti), e ora invece è al quinto posto. Nel frattempo, è stato inaugurato il Tottenham Hotspur Stadium (62.850 posti), mentre Anfield (61.276) ed Etihad (61.470) si sono ampliati.