Il Napoli è un’invenzione di De Laurentiis. Non vende, altrimenti dovrebbe rassegnarsi alla noia della pensione

È una scelta umana, non economica. Se vendesse, gli resterebbero solo i ricordi. Il Napoli è il suo giocattolo, si diverte, consente al suo io di primeggiare. E poi lo fa anche molto bene (è meglio per il Napoli che lui resti)

Il Napoli è un’invenzione di De Laurentiis. Non vende, altrimenti dovrebbe rassegnarsi alla noia della pensione

Db Milano 01/12/2025 - Gran Gala' del Calcio Aic 2025 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis

La brillante intervista di Aurelio De Laurentiis a Radio Kiss Kiss, partner del Napoli calcio, si può riassumere con la frase riportata dal Tito Livio “hic manebimus optime” (Qui staremo benissimo). “Voglio continuare a divertirmi con il Napoli.” Questa la perentoria, e sincera, affermazione del presidente. E come si fa a non capirlo? Il Napoli è una vera e propria invenzione di De Laurentiis. Almeno così come è oggi. È il suo giocattolo. Quello con il quale esercita tutte le possibili espressioni della sua forte personalità. Il desiderio dell’imprenditore di vedere crescere la sua azienda. E perché no, di realizzare profitti. L’essere sempre al centro della scena. La soddisfazione del suo io di primeggiare. Cosa che gli è certamente riuscita. Avendo preso le redini di una società fallita. Ed avendola portata ai vertici del calcio nazionale. Con una presenza quasi stabile in Europa. Solo negli ultimi cinque anni ha ottenuto due scudetti, un secondo posto, un terzo posto ed una supercoppa. Se non è questo il successo ditemi che cos’è il successo.

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Per De Laurentiis prevale l’aspetto umano su quello economico

È del tutto evidente che cedendo il Napoli per De Laurentiis si chiuderebbe un ciclo vitale e glorioso della sua esistenza. Perché mai dovrebbe farlo? Certamente se un nababbo arabo o americano gli offrisse dieci miliardi di euri per cedere la società, difficilmente potrebbe resistere. Ma così non è. E le offerte che riceve, almeno a suo parere, rispecchiano soltanto il realistico valore della sua creatura. Ed allora risponde no. Ben felice di farlo. Risponde mi voglio ancora divertire. Devo dire francamente che una risposta del genere, da parte di un uomo per certi aspetti ruvido ed urticante, provoca in me una sensazione di tenerezza. Già dico proprio tenerezza. E lo dico a proposito di una persona che non tutti amano per la spigolosità del suo temperamento. Per il suo egocentrismo inarrestabile. Questa volta il calcolo dell’imprenditore ha ceduto alla pulsione sentimentale di chi ama oltre ogni misura la sua creatura. La quale gli dà ancora oggi emozioni fortissime e lo colloca in primo piano ovunque egli si rechi.

Io lo comprendo benissimo. Rinunciare a guidare il Napoli, per lui, come chi scrive non più giovanissimo, (abbiamo qualche mese di differenza d’età) significa rischiare di entrare in un tunnel fatto di ricordi, rimpianti e nostalgie. Difficile immaginare di ripartire con altre avventure imprenditoriali. Impossibile immaginarne di altrettanto emozionanti. Sostanzialmente se De Laurentiis vendesse il Napoli, dovrebbe rassegnarsi alla noia della pensione. Ed un uomo della sua vitalità, della sua intelligenza, del suo intuito a tutto può rassegnarsi tranne che all’idea di andare in pensione. E per me fa ancora una volta la scelta giusta. E, dico per inciso, questa scelta va anche nell’interesse del Napoli. Ma su questo non mi trattengo.

De Laurentiis napoli

Non è questione di soldi ma di psicologia

Insomma signori miei questa volta non c’è alla base delle scelte del presidente un fattore economico. Una valutazione imprenditoriale. Un posizionamento di mercato. Ma soltanto ed esattamente il desiderio di continuare a divertirsi con il giocattolo che lui ha costruito. E questo non può non suscitare un forte moto di simpatia. Sì è vero. Ha detto che tra 2, 3, 5 anni potrebbe prendere in considerazione l’idea di vendere la società. Ma 5 anni sono tanti. Ed è semplicemente il modo di buttare la palla avanti. Perché, ne sono certo, anche tra 5 anni il presidente il Napoli non lo venderà. Magari i ragionieri, quelli della partita doppia e quelli della vita, potranno pensare che sbaglia. E che invece questo è il momento giusto per vendere. Ma molte scelte si fanno con il cuore. E non soltanto con le statistiche, le percentuali , le due diligence, le valutazioni di mercato…

Il punto è che molto spesso i ragionieri molto spesso ignorano la psicologia.