Napoli-Bodo 4-3, pagelle – Era un anno e mezzo che Allegri immaginava De Bruyne davanti alla difesa
Il nostro centravanti è McTominay che va dove lo porta il cuore, cioè a segnare. La difesa molto poco allegriana (ah i luoghi comuni)

Napoli's Scottish midfielder #08 Scott McTominay celebrates scoring his team's second goal during the UEFA Champions League - first round day 3 football match between Napoli and Bodo Glimt at the Diego Armando Maradona stadium in Naples on October 20, 2026. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)
Le pagelle di Napoli-Bodo 4-3, a cura di Fabrizio d’Esposito.
MERET. Bodo e godo. Ma quanto si spanteca. Questo Napule, quando va in campo, continua a essere un giallo difficile da risolvere. E non solo perché è la terza partita su quattro contro giocatori canarini, stavolta gli ex salmonari diventati una squadra buona e temibile. La differenza dell’enigma azzurro sta nel risultato. Stasera ci sono i primi tre punti Champions nonostante una difesa stoccafisso o con testa e piedi altrove nei momenti topici. Compreso il povero Meret che non solo prende ben tre pappine, ma produce anche parecchia ansia tra rilanci flosci e uscite a vuoto. Unico merito quella respinta decisiva su Berg al 65’ – 5
DI LORENZO. Un po’ se la cava con furbe spinte salvifiche ma anche il Capitano contribuisce alla groviera chiamata difesa – 5
RRAHMANI. Il Bodo ne fa tre ma ne avrebbe potuto fare altri tre. Sul primo pareggio c’è pure l’aggravante dei centrocampisti che lasciano da soli i due centrali a farsi imbambolare dai passaggetti stretti stretti dei norvegesi. Non solo. Altro dettaglio. Il Bodo ha quasi sempre atteso gli errori degli azzurri per prendere palla e avanzare. E anche Amir butta via una pelota (un cross a schiovere nella terra di mezzo) che fa subito rendere pericolosi i canarini odierni – 5
RAFA MARIN. È più interventista di Amir, ma la sostanza non cambia – 5,5
SPINAZZOLA. Meglio parlare, per Zio Spina, delle cose belle quando offende. Pronti via e ricama il traversone per il golazo del risorto Na-Politano. Venti minuti dopo lancia a rete il principino smarrito che spreca – 6
OLIVERA dal 78’. La questione decisiva dei dettagli: l’entrante Mati perde una palla all’84’ – 5,5
ANGUISSA. Zambo riappare come un papa nero nella terra di mezzo. Gioca un’ora, senza osare troppo, e non s’infortuna, e questa già è una notizia. Poi c’è la macchia del primo gol norvegese in concorso con la difesa, quando Fet è libero di passare per servire Hauge – 5,5

LOBOTKA dal 59’. Il Caro Lobo garantisce compostezza e metodo – 6
DE BRUYNE. Doppio, triplo, quadruplo play. Fate voi. Processato senza pietà dopo il disastro in laguna, King Kevin è un Babbo Natale che arriva con due mesi di anticipo e dispensa doni ai compagni: sono assist che nessuna Intelligenza artificiale potrebbe mai pensare. Era un anno e mezzo che Allegri lo immaginava così, sin da quando il divo Aurelio lo prese per lui (e non per Conte). – 7,5
McTOMINAY. Va’ dove ti porta il cuore. Cioè a segnare. Di piede e di testa. E senza dimenticare il palo. Suonala ancora, Scott. Bentornato – 7,5
POLITANO. Meno di un minuto e segna il gol azzurro più veloce di sempre in Champions. E che gol. Per tutto il primo tempo sembra ringiovanito. Al 42′ potrebbe bissare, imbeccato alla perfezione dal solito King Kevin – 7
BEUKEMA dal 78’. Senza voto
HOJLUND. Il reietto Lucca è un caprone espiatorio come pochi, ma il principino danese fa un’altra partita mediocre. Certo, lotta. Ma a vuoto – 5
LANG. Almeno tre tiri che centrano la porta e tantissimo movimento – 6
GIOVANE dal 78’. Il Napule è vecchio ma anche Giovane: principia da lui il quarto gol della sicurezza contro i mai domi norvegesi – 7
ALLEGRI. S’avvera la profezia di Meret: vinceremo con le nostre individualità. Cioè De Bruyne, McTominay, Politano, Giovane, un po’ di Spinazzola. Stavolta gli azzurri attaccano tanto ma difendono male (eh, il luogo comune del difensivismo allegriano) – 7
ARBITRO SANCHEZ MARTINEZ. Tranne un’incredibile decisione su Hojlund, non fa danni – 6