Il fratello di Hamilton corre e vince in auto anche con una paralisi cerebrale. “Ma poi salire sul podio è un problema”
Nicolas Hamilton racconta al Times la sua carriera e le sue difficoltà: ha una diplegia spastica, una forma di paralisi che compromette equilibrio e muscolatura della parte bassa del corpo"

Psz Suzuka 29/03/2026 - gara F1 / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Lewis Hamilton
Non è tanto guidare un macchina da corsa, il problema per Nicolas Hamilton. Caso mai è salire sul podio e stare in piedi. Il fratello di Lewis, del pluricampione del mondo della Ferrari, è appena salito sul podio del British Touring Car Championship. E ha vinto vinto il Jack Sears Trophy, il premio riservato al miglior pilota che prima dell’inizio della stagione non avesse mai chiuso tra i primi tre della classifica generale. “Non pensavo di esserne fisicamente capace”, dice al Times. Perché quando aveva 18 mesi gli hanno diagnosticato una diplegia spastica, una forma di paralisi cerebrale che compromette equilibrio e muscolatura della parte bassa del corpo.
Corre contro i normodotati
Nicolas Hamilton ha 34 anni, ed è il fratellastro paterno di Lewis. corre nel BTCC contro avversari normodotati. “Magari riesco a guidare un’auto da racing a 240 chilometri all’ora, ma in realtà faccio fatica a fare cose che per le persone senza disabilità sono facilissime, come salire le scale”.
Ah, s’il vous reste encore une larme après ce dimanche émouvant, Nicolas Hamilton a remporté une course en BTCC (pour rappel, il trouve ses financements lui-même et a toujours refusé l’aide de Lewis). https://t.co/iDrI8RzWPF
— Gazou (@paddock_inside) May 25, 2026
Per salire sul podio “sapevo che avrei dovuto chiedere aiuto alla persona che avevo appena battuto, ed è esattamente quello che è successo. Tutti i piloti che erano saliti sul podio quel giorno erano lì, mi hanno sostenuto, mi hanno tenuto la mano, mi hanno aiutato a salire e scendere e mi hanno aiutato con la mia bottiglia di champagne”.

Hamilton ha dovuto aspettare quindici anni per ottenere l’accredito che gli permette di parcheggiare l’auto accanto al motorhome. Ha pagato la carriera di tasca propria, rifiutando di proposito i soldi del fratello maggiore. La sua macchina è costruita su misura: frizione manuale sul volante, acceleratore e pedale del freno adattati, servofreno che moltiplica la forza del piede e un sedile sagomato che ha richiesto sei ore di lavoro per sostenergli il corpo. “Il mio obiettivo di vita è quello di superare la mia disabilità il più rapidamente possibile, quindi ora dobbiamo solo concentrarci sul miglioramento degli adattamenti che abbiamo. Non si tratta di ottenere un trattamento speciale, ma di essere messi sullo stesso piano degli altri”.
Vivo meglio grazie al motorsport
“Quando cresci con una disabilità, non hai voglia di fare fisioterapia perché è dolorosa. È come un compito a casa doloroso, come quelli che ti danno a scuola. Sono davvero grato di aver scoperto il motorsport perché ho dovuto allenarmi come una persona normodotata per poterlo fare, ed è ciò che mi ha permesso di uscire dalla sedia a rotelle oggi. Ogni giorno è ancora difficile, provo molto dolore e sono ancora rigido… ma sento di essere in un momento della mia vita in cui posso fare praticamente tutto quello che voglio in modo indipendente. Se volessi volare in Australia domani, sarei fisicamente in grado di farlo: tutto grazie al motorsport”.
“Io e Lewis siamo molto legati. Non sempre ci diciamo i nostri veri sentimenti, perché sentiamo di esprimerli attraverso le dimostrazioni del nostro amore e della nostra passione reciproca. Il successo è letteralmente ciò che tu ne fai. Quando ero più giovane, una giornata di successo significava salire tre gradini senza appoggiarmi a nulla”