Allegri è un pragmatico, non un astigmatico. Vede oltre e vede bene
"La semplicità di Allegri viene confusa con una mancanza di idee geniali". Invece "è la sua carta vincente". "È un pragmatico, non un a

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Il giorno di Villarreal-Napoli il Corriere dello Sport affida a Mimmo Carratelli il ritratto di Massimiliano Allegri. È una difesa in piena regola, contro chi da anni gli rimprovera di far giocare male le sue squadre. Per Carratelli Allegri sa “leggere” le partite come pochi altri, e la definizione è questa:
“È un pragmatico, non un astigmatico. Vede oltre e vede bene”.
Allegri e “l’invidia dei quaquaraquà”
L’accusa di difensivismo, scrive Carratelli, gli è stata rivolta come un’ingiuria e una condanna. Lui ha imposto la sua idea di calcio senza farne una religione:
“Non predica e non razzola. Allena”.
Avendo vinto tanto si è preso l’invidia dei “quaquaraquà”, quelli per cui il suo calcio è brutto e le sue squadre non danno spettacolo. La risposta è nei risultati: “Intanto vince e non si vince giocando ‘brutto'”. E chi lo critica vorrebbe ridurlo a un solo, immutabile sistema di gioco, quello che Carratelli chiama con ironia “l’allegrismo che è tristismo“.
Il Napoli d’attacco nell’emergenza
La prova contraria è arrivata sabato. Nel pieno dell’emergenza infortuni Allegri ha inventato un Napoli d’attacco, spiazzando tutti con la difesa a tre. L’avversario si aspettava la solita prudenza, che Carratelli descrive con un’immagine da Buzzati: la fortezza Bastiani in un deserto di tartari. È andata in un altro modo.
Per il giornalista è il segno di un tecnico che sa stare al mondo, e nel mondo del calcio, con la semplicità di chi “non deve inventare il calcio, ma gestirlo con sapienza e intelligenza”.
“La sua carta vincente”
La conclusione è il cuore del ragionamento:
“La semplicità di Allegri viene confusa con una mancanza di idee geniali. La sua semplicità, che è concretezza, dà ai nervi perché sembra poca cosa. Invece, è la sua carta vincente”.
È la linea che il Napolista sostiene da settimane. Dopo il Frosinone abbiamo scritto che doveva essere la Caporetto di Allegri ed è stata la Waterloo dei tromboni da salotto, e che l’allenatore ha preso gli scarti del frigo e ne ha fatto un piatto squisito. Lui, del resto, sui sistemi di gioco la pensa come Carratelli: “Questi sui moduli sono discorsi da bar”. E gli allenatori d’élite non sono monoliti.