Tonali 116 milioni, Fernández 145: in Premier strapagano centrocampisti mediocri perché sono codardi

L'analisi del Guardian sulla bolla inglese: "Per i dirigenti ingaggiare un giocatore conosciuto per una cifra elevata comporta un minor rischio per la reputazione"

Tonali 116 milioni, Fernández 145: in Premier strapagano centrocampisti mediocri perché sono codardi

Db Bergamo 26/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Italia-Irlanda del Nord / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: esultanza gol Sandro Tonali

Enzo Fernández, preso dal Chelsea di Maresca per appena 125 milioni di sterline (145 milioni di euro circa) è rappresentativo di una bolla inedita anche per la ricchissima Premier League: Fernández, per il Guardian, “appartiene alla nuova generazione di centrocampisti centrali della Premier League che sembrano offrire tutto; seppur con qualità modeste, e la cui caratteristica principale sembra essere l’assenza di rischi evidenti che rappresenta”.

La bolla dei centrocampisti centrali

“Se c’è un filo conduttore nella finestra di mercato estiva del 2026 – analizza con la consueta ironia Jonathan Liew – l’era dei prezzi gonfiati della Premier League, è probabilmente questo: la tassa Barclays, il sovrapprezzo esorbitante applicato ai giocatori che si sono adattati al campionato, che ci sono già passati, hanno già fatto tutto e hanno persino preso il cartellino giallo tattico. Il Manchester United ha ingaggiato Andrey Santos, Carlos Baleba e Youri Tielemans in un’estate altrimenti tranquilla. Il Tottenham ha sfruttato al massimo la carta di credito per portare a casa Sandro Tonali (92,5 milioni di sterline, 116 milioni di euro circa) e Mateus Fernandes (85 milioni di sterline). In questo contesto, l’acquisto di Bruno Guimarães da parte dell’Arsenal per 75 milioni di sterline sembra una sorta di strano affare, come la confezione da 4,50 sterline di burro in offerta al supermercato”.

Per l’editorialiste queste sono cifre che pur nel cotesto gonfiatissimo della Premier “in quasi qualsiasi altra estate avrebbero suscitato stupore, che sarebbero state perlomeno associate a superstar affermate, giocatori unici, tasselli mancanti del puzzle. Con tutto il rispetto, qualcuno dei centrocampisti acquistati dai club di Premier League quest’estate vi sembra di quel livello? Qualcuno che possa realisticamente reggere il confronto con i vostri Vieira e Keane, i vostri Lampard e Gerrard, i vostri De Bruyne e Kanté? Forse l’ironia di fondo di quest’estate sta nel fatto che la generazione di centrocampisti centrali più costosa nella storia della Premier League è anche – in termini relativi – una delle più mediocri”.

Tocca fare un giochetto, scrive Liew: “provate a stilare una vostra lista dei migliori centrocampisti centrali del mondo e contate quanti di loro giocano in questo paese. Con poche eccezioni, i migliori sono altrove: Vitinha e João Neves al Paris Saint-Germain, Jude Bellingham al Real Madrid, Pedri e Rodri al Barcellona, ​​Joshua Kimmich al Bayern Monaco. Allo stesso modo, potreste aggiungere Frenkie de Jong, Fabián Ruiz, Fede Valverde, Aurélien Tchouaméni, Warren Zaïre-Emery. In termini di Premier League abbiamo Declan Rice, Moisés Caicedo, Bruno Fernandes e forse un paio di altri. Enzo è utile, Mateus promette bene, Baleba ha giocato molto bene per brevi periodi. Ma per un campionato che è di gran lunga il più ricco e attraente del mondo, l’assenza di talenti generazionali a centrocampo – e in particolare di talenti creativi – non è semplicemente un’anomalia, ma un problema che potrebbe trasformarsi in una vera e propria malattia“.

Inefficienza e spese eccessive sono apprezzati come segni di ambizione

Perché è la pavidità ormai a governare quel mercato. “Per i dirigenti calcistici che devono rispondere a proprietari capricciosi e sono sensibili all’opinione pubblica, i giocatori già noti offrono una sorta di preziosa sicurezza. Ingaggiare un giocatore conosciuto per una cifra elevata comporta un minor rischio per la reputazione. Quando l’Arsenal spende 72 milioni di sterline per Nicolas Pépé e le cose non vanno bene, la colpa è dell’Arsenal. Quando il City spende 100 milioni di sterline per Jack Grealish e le cose non vanno bene, in qualche modo la colpa è di Grealish”.

“È così che si finisce per avere un campionato che si trasforma in una sorta di circolo vizioso, una corsa agli armamenti in cui l’obiettivo non è semplicemente quello di ingaggiare il giocatore più adatto per una somma di denaro adeguata, ma di cavalcare le onde del mercato, un luogo in cui l’inefficienza e le spese eccessive sono apprezzate come segni di ambizione. (…) A volte sembra che la Premier League sia stata reinventata come una sorta di veicolo per il mercato dei giocatori, una fiera del calciomercato con 380 partite di calcio inutilmente annesse”.