A Maresca danno già dell’impostore, bella la vita al City dopo Guardiola eh?
Il Telegraph pesantissimo dopo la prima sconfitta: "Sembra Pep ma è tutto ombre, non ha nemmeno il suo senso dell'umorismo. In campo una confusione assurda"

(FILES) Chelsea's Italian coach Enzo Maresca gestures ahead of the FIFA Club World Cup 2025 final football match between England's Chelsea and France's Paris Saint-Germain at the MetLife Stadium in East Rutherford, New Jersey on July 13, 2025. Enzo Maresca has left his role as Chelsea head coach after 18 months in charge, the Premier League club announced on January 1, 2026. (Photo by JUAN MABROMATA / AFP)
E’ bastata una partita. La sconfitta per 3-0 nel Community Shield contro l’Arsenal (mica il Pizzighettone, con tutto il rispetto). In Inghilterra gli danno già dell’impostore. Il suo primo City post-Guardiola scotta, ed era immaginabile che fosse così. Il commento più duro di tutti è di Oliver Brown sul Telegraph, che scrive di un Maresca che “potrebbe essere il sosia di Pep Guardiola, ma sembra già soffrire di una grave sindrome dell’impostore”. (A proposito, qui è quando dice che Rodri resta al City. Chissà se lui, ora in Spagna, lo sa).
“L’italiano non ha offerto nulla qui a Cardiff, sotto il sole di fine estate, che suggerisse che fosse degno di succedere al miglior allenatore della sua generazione. Il Manchester City sotto la sua guida è apparso tanto informe quanto senz’anima, producendo il massimo possesso palla con il minimo impatto. Non c’è da stupirsi che Erling Haaland sembrasse preferire essere di nuovo sul suo yacht a tirare palline da golf in mare”.
Gli rinfacciano pure il senso dell’umorismo
Un dubbio persistente sulla nomina di Maresca – continua il Telegraph – “è che, nonostante l’apparente affinità culturale e la sua stretta conoscenza dei metodi di Guardiola, essendo stato suo braccio destro al City, gli manchi lo stesso eccentrico senso dell’umorismo che stempererebbe l’intensa serietà. È tutta ombra e nessuna luce e, dopo una sola partita ufficiale, la tensione è palpabile. Mentre l’Arsenal alzava il trofeo, nettamente superiore al City sia per disciplina che per ingegno, Maresca è stato visto scambiare parole accese con il capitano Ruben Dias. Di solito Guardiola, dopo una partita del genere, mette un braccio intorno alle spalle del giocatore per consolarlo – non che ce ne siano state molte così a senso unico durante il suo decennio alla guida della squadra. Ma questo scambio è apparso decisamente freddo”.

“Dai tempi di Henry Newbould nel 1906, nessun allenatore del City ha esordito con una sconfitta così pesante. Sebbene sia forse esagerato accusare Maresca di aver riportato il club indietro di 120 anni, la totale confusione mostrata in questa partita ha offerto uno spettacolo allarmante. Havertz. Forse il segnale più evidente della disperazione dell’allenatore è stato l’ingresso in campo di Jack Grealish, l’uomo dimenticato, nel secondo tempo, per la sua prima apparizione con la maglia del City dopo 15 mesi. Contro ogni logica, si è rivelato probabilmente il miglior giocatore della squadra”.
Farà la fine di Slot
Lo sta anche Brown che “è imprudente trarre conclusioni affrettate da una partita di Community Shield. Per quanto possa sembrare incredibile, Haaland fu considerato da alcuni inferiore a Darwin Núñez dopo la sconfitta del City contro il Liverpool nel 2022. Ma i presagi per Maresca al City sono tutt’altro che promettenti. Quando si subentra a una leggenda in qualsiasi club, si parte con una reputazione precaria. Basti pensare ad Arne Slot, la cui prima stagione trionfale aveva alimentato la convinzione che potesse essere il Bob Paisley di Jürgen Klopp, paragonabile al suo Bill Shankly. Poi il suo stile di gioco ha cominciato a risultare insopportabile e la benevolenza nei suoi confronti è svanita. Purtroppo, non è difficile prevedere una traiettoria simile per Maresca, schiacciato dal peso di dover emulare la grandezza”.
Nonostante le attuanti, che pure faticosamente Brown gli riconosce, “è ipocrita da parte di Maresca minimizzare questa umiliante sconfitta contro l’Arsenal, considerandola un banale intoppo, o liquidare il risultato come un semplice errore dovuto al gol di Calafiori dopo soli 24 secondi. Aveva costantemente presentato questa partita come una sfida di fondamentale importanza, definendola una “partita per il titolo”, eppure i suoi giocatori non hanno mostrato la grinta necessaria per conquistarla”.