Quando c’era Mazzola, si tifava il Napoli la domenica e l’Inter il mercoledì
L'Inter di Mazzola ha incarnato l'Italia del boom economico. Della 600, dei frigoriferi, della televisione. Dell'ottimismo

1972 archivio Storico Image Sport / Milan-Inter / Gianni Rivera-Sandro Mazzola / foto Aic/Image Sport
Cosa è stato Mazzola per la mia generazione
Difficile se non impossibile far comprendere ai ragazzi di oggi che cosa sia stato per la mia generazione Sandro Mazzola. E con lui la grande Inter. Ciò perché al di là di essere stato un grandissimo calciatore e una grandissima squadra, essi hanno rappresentato per certi aspetti l’emblema di una stagione particolare del paese. Erano gli anni del boom economico. Dell’aumento dell’occupazione. Della grande emigrazione dal sud verso il nord. Della 600, dei frigoriferi, della televisione. Il benessere si diffondeva rapidamente e la crescita sembrava non dovesse aver mai fine. Su questa straordinaria atmosfera di ottimismo si andò ad innestare il fenomeno Mazzola che è assolutamente indissolubile da quello di una grandissima squadra come l’Inter di Helenio Herrera. La quale vinse per due volte la Coppa dei campioni. Dopo un lungo periodo di dominio assoluto in Europa del leggendario Real Madrid di Di Stefano e Puskas. E dopo la parentesi del Benfica del grande Eusebio.

Grazie all’Inter entravamo in Europa
E noi ragazzi che la domenica tifavamo per il Napoli appassionatamente, quando giocava l’Inter In Europa di mercoledì tifavamo con altrettanta passione. In un certo senso la domenica era divisiva i supporter delle varie squadre italiane. E il mercoledì di Coppa invece ci si ritrovava tutti insieme a seguire le gesta di un campione come Sandro Mazzola. Insieme ad altri grandi campioni come Corso, Suarez, Jair, Picchi… In un certo senso grazie all’Inter e grazie alla televisione presente in tutte le case, entravamo in Europa. Quando per noi l’Europa era in fondo soltanto uno dei 5 continenti. Era un calcio completamente diverso. Molto più lento questo da quello di oggi. Che lasciava più spazio alla fantasia e alla tecnica individuale. Ed era il calcio dei giocatori simbolo che vivevano l’intera carriera nella stessa squadra. Pensate a Rivera, a Bulgarelli, a Gigi Riva…
Non era personaggio da palcoscenico. Schivo e poco amante della ribalta
Mazzola era indubbiamente un fuoriclasse, accompagnato dalla fama del predestinato. Essendo il figlio di Valentino Mazzola grande mito del calcio italiano a cavallo della seconda guerra mondiale. Morto tragicamente nel disastro aereo di Superga. Rapidissimo. Velocissimo. Capace di dribbling ubriacanti. Come di dar palla in corridoio per il compagno. Sandro Mazzola non era personaggio da palcoscenico. Per certi versi schivo e poco amante della ribalta. Ma dotato di qualità tecniche straordinarie e di una grande personalità da leader che in campo si avvertiva chiaramente. E pensare a lui oggi, con grande tristezza, è un po’ come pensare a quel ragazzino tifosissimo del Napoli seduto davanti alla tv sperando che la squadra nerazzurra vincesse. Gli avversari della domenica erano gli idoli del mercoledì. Ma in fondo i grandi campioni di ogni tempo vanno al di là della loro squadra anche se vi hanno giocato per vent’anni. Diventano un po’ patrimonio di tutti. Calamita del ricordo di emozioni irripetibili anche perché legate alla gioventù.