L’Italia perde Sandro Mazzola alfiere della grande Inter: “Chissà cosa ci diedero ai Mondiali del 66, eravamo spenti”
Aveva 83 anni, è stato una bandiera dell'Inter e della Nazionale. Figlio del leggendario Valentino molto a Superga. "Quando tornammo da quei Mondiali, gli esami confermarono qualcosa di strano"

1972 archivio Storico Image Sport / Milan-Inter / Gianni Rivera-Sandro Mazzola / foto Aic/Image Sport
Mazzola e la sua Inter recitata a memoria
Sandro Mazzola è morto. Aveva 83 anni. Alfiere della grande Inter, la prima Inter di Moratti, quella allenata da Helenio Herrera che vinse due Coppe dei Campioni consecutive. La squadra della formazione diventata uno scioglilingua: Sarti-Burgnich-Facchetti-Tagnin-Guarneri-Picchi-Jair-Peirò-Milani-Suarez-Corso. Figlio del leggendario Valentino scomparso a Superga. All’inizio ha dovuto anche combattere con le accuse di nepotismo. È stata la bandiera dell’Inter insieme con Giacinto Facchetti. La loro è stata anche una rivalità, pur se silenziosa. Quella con Gianni Rivera è stata invece alimentata dalla stampa anche in occasione dei Mondiali del 1970: il ct Valcareggi inventò la staffetta tra i due, fino alla finale in cui a Rivera fece giocare appena sei minuti. In Nazionale Mazzola ha giocato 70 partite e ha segnato 22 gol. Celebre il suo gol alla Svizzera nel 1970, dopo una serie di palleggi senza mai far cadere il pallone a terra.
La sua intervista testamento alla Gazzetta
Ha recentemente concesso un’intervista testamento alla Gazzetta di cui riportiamo qualche risposta.

Alla domanda come vorrebbe essere ricordato, risponde:
“Come un bravo uomo che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1. Anche oggi combatto una partita più grande di me: proverò a portarla ai supplementari, magari ai rigori. Prima di smettere di giocare, però, ai giovani dico: abbiate sogni, credeteci e sacrificatevi. E agli adulti: date le opportunità che furono date a me da ragazzo”.
Parla di Rivera e del loro rapporto:
“Sana rivalità e grandissimo rispetto. Eravamo le due metà di Milano, ma diversi: io famiglia e calcio, più riservato; Gianni più da prime pagine. (…)
Vivemmo insieme il Mondiale del ’66 e chissà cosa ci diedero: mi sentivo spento e gli esami al ritorno confermarono qualcosa di strano… Nel ’70 rimpiango la fatica contro la Germania, che ci penalizzò in finale. Nel ’74 vivevamo un ricambio generazionale e una volta io e Gianni ci sedemmo a tavola insieme: ci dicemmo cose che restano tra noi, ma capimmo che la nostra stava tramontando…”.
Si può dire che, più che Rivera, il suo vero rivale era… Facchetti?
“Io e il ‘Facco’ eravamo diversi, ma rivali mai. Quando Herrera mi diede la fascia, Giacinto era già capitano della Nazionale e forse ci rimase male. Per qualche giorno ci fu tensione, poi restammo soli, parlammo e ci abbracciammo. Fuori ci frequentavamo poco, ma allora si correva dalle famiglie…”.