L’Nba fa rispettare il suo fair play finanziario (multa pesantissima), non come la pagliacciata della Uefa
Los Angeles Clippers multati di 30 milioni di dollari per aver aggirato il salary cap. Il proprietario e altri dirigenti sospesi per un anno. Cinque scelte al draft cancellate. Tutto è cominciato con un podcast

Mg Londra 01/06/2024 - finale Champions League / Borussia Dortmund-Real Madrid / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Alexander Ceferin
Cinque scelte al draft cancellate, trenta milioni di dollari di multa, un anno di sospensione per il proprietario: la Nba ha appena inflitto ai Los Angeles Clippers la sanzione più pesante della sua storia e una delle più dure della storia del campionato americano di basket (per traslazione dello sport mondiale tutto). Se volete sapere come funziona il fair play finanziario negli Stati Uniti (che ok, è parecchio diverso da quello del calcio europeo, ma ci siamo capiti), questa è una storia istruttiva. Che richiama le sacrosante accuse di Paolo Ziliani sull’operato economico di Roma e Juventus che abbiamo ripreso anche qui. Nell’Nba il rispetto del fair play finanziario, non come la pagliacciata della Uefa di Ceferin.
L’indagine
L’indagine – scrive il New York Times – durata dodici mesi e affidata allo studio Wachtell, ha ricostruito come la franchigia di Steve Ballmer abbia aggirato il tetto salariale per garantire a Kawhi Leonard milioni di dollari extra-campo attraverso sponsorizzazioni fittizie con aziende come Aspiration, Boingo Wireless, Daktronics e Lockton Insurance. Al centro del meccanismo, secondo la lega, c’era la presidente delle operazioni commerciali Gillian Zucker, che presentò lo zio-agente di Leonard, Dennis Robertson, ai vertici di queste società: entro pochi mesi Leonard firmò contratti multimilionari, ricevendo 18 milioni di dollari in un anno da realtà che non avevano mai concluso accordi di quella portata né lo fecero in seguito, e che in cambio ottennero anch’esse contratti di consulenza dai Clippers. Una vicenda che ricorda tantissimo alcune delle 115 accuse che ancora pendono sul Manchester City.

Il caso più delicato riguarda Aspiration, l’azienda ambientale poi fallita nel 2025, di cui Ballmer era anche investitore personale: Zucker facilitò l’ingresso di Leonard nell’azionariato della società, e quando il co-fondatore Joe Sanberg minacciò di far saltare l’accordo se i Clippers non avessero portato affari all’azienda, fu lo stesso Ballmer ad approvare un contratto collegato per il Forum, altra struttura di sua proprietà. È stato questo collegamento esplicito tra i due accordi a configurare la violazione più grave.
Le sanzioni
Le sanzioni si estendono oltre il proprietario: Robertson non potrà avere contatti con squadre NBA per cinque anni, Leonard dovrà restituire 700mila dollari, il presidente Lawrence Frank è stato sospeso sei mesi e Zucker un anno. Il commissioner Adam Silver ha parlato di violazioni flagranti e di fallimenti di leadership all’interno della franchigia.
I Clippers respingono ovviamente in blocco le conclusioni, definendo l’indagine di parte e priva di un percorso di appello; lo studio legale che li rappresenta ha parlato apertamente di caccia alle streghe, sostenendo che la lega avesse già escluso in privato l’esistenza di un accordo diretto su Aspiration prima di virare su una “teoria” alternativa. Leonard, dal canto suo, ha assunto la piena responsabilità per gli errori di chi gli stava vicino, ribadendo la propria buona fede.
La vicenda si intreccia con lo scambio, già concordato in estate ma rimasto congelato, che dovrebbe ora portare Leonard ai Toronto Raptors, squadra con cui vinse il titolo nel 2019. L’origine di tutto risale a un episodio del podcast “Pablo Torre Finds Out” del settembre 2025, che per primo rivelò l’esistenza del contratto con Aspiration: da lì l’indagine si è progressivamente allargata, fino a diventare la più rilevante condotta da Wachtell per conto della NBA dai tempi del caso Donald Sterling, nel 2014.