La lezione politica di Allegri l’ultimo allenatore che non si lamenta e non piange
Rispetto della grammatica istituzionale. Il Napoli non fa mercato e lui non fa una piega. Quanta differenza con Gasperini che minaccia le dimissioni e si lamenta in continuazione.

Cm Torino 10/03/24 - campionato di calcio serie A / Juventus-Atalanta / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Gian Piero Gasperini-Massimiliano Allegri
Quanta differenza tra lui e Gasperini
Ci sono allenatori che piangono e altri, pochissimi, che rispettano la grammatica istituzionale e societaria. Gian Piero Gasperini da Grugliasco si presenta davanti ai microfoni e non sembra mai soddisfatto. Nel giro di pochi mesi ha allontanato da Trigoria quel galantuomo di Claudio Ranieri e da lì in poi ha trascorso il suo tempo a manifestare la sua insoddisfazione davanti alle telecamere. I proprietari statunitensi della Roma spendono e spandono ma non basta. Addirittura si è opposto alla cessione del centrocampista Kone. A quanto pare Gasp avrebbe minacciato le dimissioni in caso di uscita del nazionale francese. Da qui la domanda: Giovanni Trapattoni si sarebbe mai messo di traverso di fronte alla cessione di un giocatore da parte dell’avvocato Agnelli? La risposta è una: non sarebbe successo nulla. L’ex allenatore di Inter, Juve e Bayern Monaco avrebbero accettato la presa di posizione della società e della proprietà.

Allegri, lezione da Prima Repubblica del calcio
Ci sono le categorie e anche le gerarchie. Ecco, oggi solo un allenatore fra le big d’Italia rispetta un codice che possiamo ascrivere alla grammatica della Prima Repubblica del calcio. È Massimiliano Allegri, perché la postura del tecnico nato a Livorno non è solo aziendalismo, come è in voga dire in questi giorni. Significa conoscere e applicare la grammatica istituzionale. Il Napoli ha ridotto all’osso le operazione di mercato e non c’è stata una sola volta in queste settimane di calciomercato in cui Allegri si sia lamentato. Ancora una volta, nonostante i detrattori di Allegri siano tanti e anche in malafede, l’allenatore del Napoli ha dato una lezione politica a tutta la galassia dei tecnici italiani. Ecco perché vien voglia di dire: viva Max, abbasso Gasp.