Ghoulam: “Per Sarri vincere non era abbastana, ci diceva ‘Voglio svuotare lo stadio'”.

Al Corsport: "Se guardi alcune partite di quel Napoli, vedevi noi guardare in tribuna per capire se lo stadio si stava svuotando, se i tifosi avversari andavano via."

Ghoulam: “Per Sarri vincere non era abbastana, ci diceva ‘Voglio svuotare lo stadio'”.

Db Torino 06/01/2022 - campionato di calcio serie A / Juventus-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Faouzi Ghoulam

Faouzi Ghoulam si è raccontato in una lunga intervista al podcast del Corriere dello Sport, ripercorrendo gli anni del Napoli di Sarri. E proprio da un’immagine curiosa parte il racconto: la squadra che, a partita in ghiaccio, guardava gli spalti per capire se poteva smettere di spingere.

Ghoulam e il metodo Sarri: “Voleva svuotare lo stadio”

Il cuore del racconto è l’ossessione di Maurizio Sarri per la vittoria larga. Non bastava vincere:

“Maurizio ogni volta ci dava compiti in più: dovevamo vincere, ma non era abbastanza. Lui diceva sempre: ‘Voglio svuotare lo stadio’. Se guardi alcune partite di quel Napoli, vedevi noi guardare in tribuna per capire se lo stadio si stava svuotando, se i tifosi avversari andavano via.”

Un vero e proprio metro di giudizio, con tanto di conseguenze in settimana:

“Dal 70° minuto guardavamo: se lo stadio non si svuotava, sapevamo che il martedì avevamo doppio allenamento. Ti giuro, stavamo così, vedevamo i tifosi andare via e dicevamo ‘meno male’. Dopo il 3-0 continuavamo a spingere, perché sapevamo che a 3-1 la partita poteva tornare in ballo e i tifosi rimanevano. Dovevamo fare 4 o 5 per chiuderla.”

Da qui anche le scene di un attaccante che andava a recuperare il pallone in porta dopo aver segnato:

“A volte Mertens andava in porta a riprendere la palla dalla rete dopo il gol, e la gente diceva ‘cosa fate?’. Dobbiamo fare gol, amico. Se no, doppio allenamento martedì.”

Un’idea di divertimento rovesciata rispetto alle altre squadre: “Con Sarri era il contrario: la settimana era pesante perché facevamo sempre cose che non ci piacevano tanto, però ci divertivamo la domenica quando vedevamo l’avversario soffrire a rincorrerci”. Un aneddoto che si somma a quelli già raccontati da chi c’era, come Koulibaly sulla severità del tecnico (“mi parlava in toscano e non capivo”).

Kiev, l’esordio in Champions: “Ci chiese di fare autogol”

La stessa mentalità estrema Ghoulam la fotografa nell’esordio in Champions di Sarri, in casa della Dinamo Kiev:

“Lui arriva negli spogliatoi già incazzato, non avevamo neanche iniziato a giocare. ‘Se li vedo una volta nell’area nostra, facciamo otto gol. Non voglio la palla nell’area nostra, non voglio vederla neanche a centrocampo’. Prima palla degli avversari, palla lunga. Lui: ‘Cosa vi ho detto?!’. Noi: ‘Mister, è una palla lunga, è normale’. ‘Me ne frega niente, se vengono nella nostra metà campo facciamo autogol’.”

“Io guardo Kalidou: ‘Ma è pazzo?’ Ci chiedeva di fare autogol perché erano entrati nella nostra metà campo. Tutta la partita eravamo lì in pressing.”

“Eravamo fortissimi”: il Napoli di Sarri e il ruolo di Calzona

Ghoulam rivendica la forza di quella rosa: “Avevamo una squadra incredibile, giocatori forti, veramente forti. La gente non si rende conto di quanto fossero forti i singoli. Oggi ogni società sognerebbe avere quei giocatori”. E chiama in causa il lavoro del vice, Francesco “Ciccio” Calzona:

“Dicono che il falso nove sia stata una grande intuizione di Sarri, però Mertens più di una volta ha ringraziato Calzona. Ha detto: ‘Mi ha cambiato lui la carriera’. Calzona ha cambiato più di un giocatore. Te lo può dire Koulibaly, te lo posso dire io.”

“Rimanevamo sempre mezz’ora, 45 minuti, un’ora dopo l’allenamento con Ciccio a fare sedute individuali. Maurizio era il capo e ha fatto tutto lui, ma aveva collaboratori di altissimo livello”. Un ritratto che si intreccia con la seconda vita di “Ciro” Mertens e con i racconti dello stesso Calzona.

Fabian Ruiz e il PSG: “Preso per fare un torto al Real”

Uno dei passaggi più clamorosi riguarda Fabian Ruiz e il suo trasferimento al PSG:

“Fabian stava al Napoli, Ancelotti lo voleva riportare al Real Madrid. Ma il Real in quel momento non poteva fare trasferimenti perché stava cercando di prendere Mbappé. Il PSG, sapendo che il Real voleva Fabian, lo ha preso prima. Se guardi gli inizi di Fabian al PSG non giocava, perché non lo volevano: l’avevano preso per fare un torto al Real Madrid. Poi si sono ritrovati in casa il miglior centrocampista del campo.”

Per Ghoulam il talento dell’amico è sottovalutato nella corsa al pallone d’oro: “Mi dà un po’ fastidio, non lo prendono in considerazione abbastanza, e non è normale per quanto è forte”. Un tema d’attualità, dopo che lo stesso Fabian ha rivendicato la sua candidatura e che il PSG avrebbe scelto di sostenere altri.

L’arrivo a Napoli: Benítez, il biglietto pagato e la clausola

Ghoulam ricostruisce come nel gennaio del suo trasferimento scelse Napoli pur avendo (quasi) in tasca la Roma di Sabatini: “Di Napoli conoscevo Maradona e basta. Vado su internet, vedo il golfo. Io venivo da Sétif, città di montagna. Ho visto il mare e ho detto: ‘Ci vado domani'”. Decisiva la telefonata di Rafa Benítez:

“Rispondo al telefono: ‘Buongiorno Faouzi, sono Rafa Benítez’. Fermo la macchina. Gli dico: ‘Mister, ho il Mondiale quest’estate, se mi prendi e non mi fai giocare non lo gioco. Non ti chiedo di essere titolare, voglio solo l’opportunità’. Mi risponde: ‘Avrai le tue chance’.”

Dettaglio sorprendente, il viaggio se lo pagò da solo: “Ho preso il biglietto io, non me l’ha pagato il Napoli. Ho fatto Lione-Francoforte-Napoli”. E per sbloccare l’affare rinunciò a una parte dei suoi soldi, per una clausola che bloccava i documenti dal Bordeaux: “Era una bella cifra. Ho detto: ‘Rinuncio a tutto, voglio giocare al Napoli'”. Un legame che i tifosi ricordano bene, come nel recente siparietto in tv con Benítez.

Napoli-Manchester City, “la partita più bella”

La gara che porta nel cuore è quella dell’Etihad: “Andiamo al Manchester City di Guardiola a palleggiare in casa loro. Nella partita in cui mi sono infortunato dopo 30 minuti, loro non riuscivano a fare tre passaggi. Avevamo sempre la palla. Quella è stata la massima espressione del Napoli di Sarri”.

Koulibaly: “È mio fratello”

Parole d’affetto totale per Kalidou Koulibaly: “È mio fratello. Più di fratello non c’è, ne ho sette, lui è l’ottavo. Come uomo è la migliore persona che ho conosciuto nel calcio”. E un aneddoto sul livello del difensore:

“Una volta a Roma, Salah prendeva la palla da centrocampo e correva, e Kalidou lo riprendeva ogni volta. Dopo la partita, sul pullman, Raul finisce una chiamata e dice: ‘Era il direttore sportivo del Barcellona. Vuole Koulibaly’.”

Sul presente: Roma favorita, il Como e i giovani italiani

Nel giro d’orizzonte sull’attualità, Ghoulam promuove Gasperini: “La Roma per me è tra le favorite allo scudetto. Mi augurerei che vinca: non vincono dal 2001, sarebbe un modo di ridare vita al calcio italiano”. Sul Como frena (“manca la pressione delle grandi piazze”), difende il giovane azzurro Favasuli (“è molto esplosivo, darà un’energia nuova, esprimerà il suo miglior calcio tra 5-6-7 anni”) e lancia una stoccata sul talento sprecato: “Non parlatemi di Vergara: ha 23 anni, è stata colpa del calcio non essersi accorto di lui in tempo utile”. Sul pallone d’oro, tolto l’amico Fabian, non ha dubbi: “Lo darei a Messi. Per me il migliore di tutti i tempi resta Maradona, questo non cambierà mai”.

Dal Corriere dello Sport in edicola: allenatori evoluti e la difesa di Vergara

Nell’edizione cartacea del Corriere dello Sport di questa mattina, Ghoulam aggiunge altri due passaggi. Sugli allenatori più moderni, il pensiero corre a Conte:

“Mi piace l’Arsenal, il Psg e mi sono sempre piaciute le squadre di Conte, anche se qualcuno dice che lavorare con lui sia pesante. Però per come sono fatto io, sarebbe stato bello averlo come allenatore. Io ho lasciato due ginocchia pur di provare a vincere col Napoli. E poi mi piace la Juve di Spalletti.”

E sui giovani, la puntualizzazione su Vergara:

“Aspettate, però: non mi parlate di Vergara come di un giovane. Per me è fortissimo, è un grande giocatore, ma non è un giovane.”