Calzona: “Godin mi chiedeva di calciargli forte il pallone nello stomaco, non ho mai capito perché”
L'ex tecnico del Napoli, oggi in attesa di una chiamata dopo l'addio alla Slovacchia, si racconta al podcast Pro Football: l'aneddoto surreale sul difensore uruguaiano al Cagliari, l'amore "viscerale" dei napoletani e l'inizio di tutto con Maurizio Sarri.

Dusseldorf (Germania) 21/06/2024 - Euro 2024 / Slovacchia-Ucraina / foto Imago/Image Sport nella foto: Francesco Calzona ONLY ITALY
C’è un aneddoto che la richiesta di Godin a Calzona ha reso, a distanza di anni, ancora inspiegabile. Francesco “Ciccio” Calzona — 57enne tecnico calabrese, oggi svincolato dopo aver lasciato la panchina della Slovacchia lo scorso aprile in seguito alla mancata qualificazione ai Mondiali — al podcast Pro Football è tornato sulla stagione 2020/21 al Cagliari, dove era vice di Eusebio Di Francesco, per raccontare una scena tanto curiosa quanto vera.
La richiesta di Godin a Calzona: “Tiravo di collo pieno nel suo stomaco”
“Ricordo un allenamento: mi chiedeva di tirargli il pallone addosso da distanza ravvicinata, sullo stomaco, e io non capivo quale fosse il motivo. Mi ha detto che a volte utilizzava questa cosa in un’altra squadra: l’allenatore dove aveva giocato faceva così, non so per quale motivo — forse per stimolarli alla guerra, al dolore, non lo so. E mi faceva tirare delle pallonate contro di lui da 7-8 metri, per cui tiravo di collo pieno nel suo stomaco. È una cosa che non ho mai capito, ancora oggi non so l’utilità; però se lui voleva farla, era anche un giocatore di livello importante. È chiaro che io l’assecondavo: se lui si sentiva bene, io lo assecondavo.”
Protagonista, l’ex roccia della difesa dell’Uruguay e dell’Inter Diego Godin, un rito di “pallonate nello stomaco” ereditato chissà da quale spogliatoio. Un siparietto che restituisce bene la mentalità guerriera di certi campioni.
L’amore dei napoletani: “Un equilibrio che ti rimane dentro”
Ma è quando si parla di Napoli — la sua unica, seppur breve, esperienza da primo allenatore in Serie A, nel finale della disgraziata stagione 2023/24 del decimo posto — che Calzona si scioglie:
“Napoli è difficile da paragonare ad altri posti, perché c’è un amore per la squadra viscerale, e tu lo percepisci da quando ti alzi la mattina fino alla sera. Io abitavo a Pozzuoli e spesso andavo al ristorante a piedi, a dieci minuti: incontravi la gente, educata, ti salutava con tantissimo calore, anche nei momenti meno belli. Quello che mi è rimasto impresso è l’equilibrio dei tifosi napoletani: anche nella mia gestione c’erano sempre 50mila persone allo stadio, pure se la squadra non faceva risultati. È una cosa che ti rimane dentro, capisci l’amore che hanno i napoletani per la propria squadra.”
Parole che pesano, in una piazza dove l’affetto convive da sempre con la passione più accesa, come raccontiamo ogni giorno tra le storie che vanno oltre il campo e l’attualità di questo Napoli di Allegri. Calzona, ricordiamolo, raccolse la squadra da Walter Mazzarri — a sua volta subentrato a Rudi Garcia — in una stagione incastrata tra i due scudetti di Spalletti e Conte.
L’inizio con Sarri: “Dieci minuti di lavoro e tre ore e mezza di calcio”
Prima dei quattro anni da CT e delle due panchine da capo, Calzona è stato vice per 15 anni. Tutto è cominciato nel 2007, con un incontro che gli ha cambiato la vita:
“Avevo un po’ accantonato l’idea di vivere di calcio, però la nostalgia del calcio vero era tanta. Ho seguito Sarri, che mi chiese di collaborare con lui perché lo conoscevo: era il mio promotore finanziario. Da lì ho lasciato tutto ed è iniziata la storia. Con Maurizio ogni volta si parlava di lavoro e poi si finiva a parlare di calcio: dieci minuti di lavoro e tre ore e mezza di calcio…”
Un’amicizia nata dietro una scrivania e finita in campo, fino a quella notte azzurra in cui Calzona si è ritrovato, per una manciata di mesi, sulla panchina che tanti sognano. Oggi quel Napoli è un ricordo, ma per lui — a sentirlo — resta uno di quelli belli.