Koulibaly: “Sarri era severissimo, mi parlava in toscano e non capivo. Ma gli devo tanto”
In una lunga intervista al podcast saudita The Mo Show, l'ex difensore azzurro ripercorre i suoi anni a Napoli: l'arrivo con Benitez, la barriera della lingua, la severità del tecnico che l'ha reso grande, e un messaggio netto sul razzismo in Serie A.

Kalidou Koulibaly of SSC Napoli during the Serie A match between SSC Napoli and US Sassuolo at Stadio Diego Armando Maradona Naples Italy on 30 April 2022. (Photo by Franco Romano/NurPhoto) (Photo by Franco Romano / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Il rapporto tra Koulibaly e Sarri è uno di quelli che raccontano una carriera. Kalidou Koulibaly, oggi all’Al-Hilal, in una lunga intervista al podcast The Mo Show è tornato sui primi anni al Napoli, definiti “il periodo migliore” della sua carriera, e sul controverso legame con Maurizio Sarri. A partire dalla lingua: un ostacolo vero.
Koulibaly e Sarri: “Mi parlava toscano e non lo capivo”
“Con Sarri all’inizio è stato molto difficile. Lui parlava solo in italiano, ma con un accento che non riuscivo a comprendere. Era un tipo molto esigente: mi dava indicazioni, ma io non lo capivo. Non c’era alcun interprete ad aiutarmi con la lingua. Sono stato fortunato perché c’erano Ghoulam, un mio amico intimo, e Jorginho: mi insegnavano l’italiano tutti i giorni. Ma Sarri parlava con un accento toscano e per me era difficile capirlo.”
Al di là della lingua, c’era la durezza del tecnico. Una durezza che, col senno di poi, il difensore trasforma in gratitudine:
“Sarri è stato molto severo con me, veramente molto duro. Vivevo ogni allenamento come una sfida tra me e lui. Lui diceva sempre: ‘No, Kouli non può giocare in quel modo, non può essere un buon difensore’. E io ogni volta mi dicevo: oggi glielo farò vedere. Quella severità si è rivelata vantaggiosa, mi ha stimolato a diventare un grande difensore. È anche grazie a Sarri se sono diventato quello che sono. Gli sono grato, a lui come a Calzona, che era il suo vice. Grazie a loro due ho iniziato a vedere il calcio in modo diverso, ad analizzarlo in modo matematico.”
Da Benitez alla svolta: “A Napoli è cambiata la mia vita”
Prima di Sarri c’era stato l’approdo in azzurro, voluto da Rafa Benitez, che lo prelevò dal Belgio. E una pressione enorme:
“La pressione era altissima, perché lì c’è solo una squadra per una città di 3 milioni di persone. Le persone pensano solo al Napoli. L’atmosfera era fantastica. Il primo anno è stato difficile, non ero ancora pronto a un passo così grande, poi è stato meraviglioso. Prima del Napoli vivevo il calcio come un divertimento, non mi prendevo cura del mio corpo. Dopo il mio arrivo, la mia vita è cambiata: ho cambiato il modo di pensare al calcio.”
Un legame con la città e con l’italiano che dura ancora oggi: Koulibaly ha raccontato di essere prossimo a un diploma in Sport Management con un’università italiana a Roma, con lezioni in italiano ogni due settimane. Storie che vanno oltre il campo, come quelle che raccontiamo tra le vicende della nostra Napoli, e che si intrecciano con l’attualità di questo Napoli di Allegri, reduce dalla vittoria sul Bologna.
Il messaggio sul razzismo: “In Italia diffuso, sanzioni non bastano”
Nella parte più seria dell’intervista, l’ex azzurro è tornato su un tema che lo ha toccato in prima persona:
“In Italia ho affrontato problemi di razzismo due o tre volte. Il razzismo dovrebbe rimanere fuori dal calcio, dallo sport e dalla vita. In Italia è molto diffuso: forse ci sono stati dei progressi, ma non basta. Penso che le sanzioni non siano ancora abbastanza severe — multe ai club, stadi chiusi… bisogna fare di più. Il calcio ha il potere di parlare alle persone, soprattutto ai giovani: dobbiamo istruirli. Lotterò sempre contro il razzismo e le discriminazioni.”
Parole nette, di un calciatore che al razzismo negli stadi ha dedicato battaglie vere: un tema su cui il Napolista tiene i fari sempre accesi. Perché il ricordo di Koulibaly, a Napoli, è anche questo: non solo un grande difensore, ma una voce che non ha mai avuto paura di alzarsi.