Buona guarigione King McTominay re del popolo

L'affetto, quello vero, te lo sei preso mostrando la tua parte più umana. Napoli custodisce lo scettro, tu rimettiti in sesto.

Buona guarigione King McTominay re del popolo

Napoli's Scottish midfielder #08 Scott McTominay kicks the ball during the Italian Serie A football match between Napoli and Lazio at the Diego Armando Maradona stadium in Naples on April 18, 2026. (Photo by Carlo Hermann / AFP)

Arrivò da Manchester con un bagaglio di scetticismo pesante

Se c’è una cosa che il calcio sa fare quando si traveste da romanzo popolare, è rovesciare le gerarchie dell’anima e dei numeri. Arrivi da Manchester con un bagaglio di scetticismo pesante, ti porti dietro quell’etichetta da “esubero” che i ragionieri del pallone appiccicano addosso a chi non fa giocate da circo, addirittura passano la notizia del tuo arrivo in sordina, magnificando invece l’acquisto di Douglas Luiz; e poi ti ritrovi incoronato con il mantello del Re. Non un sovrano da salotto, sia chiaro. Ma un re della gleba, di quelli che la corona se la forgiano a colpi di tacchetto e chilometri macinati.

Scott McTominay — per la gente come me, semplicemente Mc King — non ha conquistato Napoli con le parole. Ha usato un linguaggio molto più antico e comprensibile a qualsiasi latitudine: la generosità furibonda. Dodici gol, sei assist, un premio da MVP (miglior calciatore della Serie A) che ha il sapore della rivalsa pura, e soprattutto quel quarto tricolore alzato due anni fa che porta impresso il suo timbro incancellabile. La sensazione costante, ogni volta che la palla scottava, che quel gigantone scozzese fosse pronto a buttarsi nel fuoco per primo.

McTominay Napoli Napoli-Chelsea McTominay padre

La memorabile cavalcata di McTominay

C’è stata un’Aura, con la A maiuscola, in quella cavalcata memorabile. L’aura di chi non gestisce le forze, di chi entra in campo con la fame di chi deve dimostrare tutto ogni maledetta domenica. Quando Antonio Conte lo piazzò lì in mezzo, a spaccare in due le difese avversarie, liberò una forza della natura che pareva scolpita nella pietra di una scogliera britannica e poi trapiantata sotto la caldera dei Campi Flegrei. Ora che questo piccolo inghippo elettrico lo costringe a un breve giro ai box, fa quasi sorridere pensare alla coincidenza: per rallentare il “King” c’è voluto un ritocco al circuito.

Ma la verità è che quella sua corsa a perdifiato e quella stazza da guerriero hanno cancellato d’un tratto anni di freddezza anglosassone per abbracciare il calore di una città intera. Il trono l’ha conquistato sul campo, pallone dopo pallone, consegnando alla storia una stagione leggendaria. L’affetto, quello vero, se l’è preso mostrando la sua parte più umana. E a Napoli, quando ti guadagni la corona della lealtà, non c’è ablazione né pausa che possa scalzarti da dove sei arrivato: dritto sul trono. E allora, buona guarigione, Maestà. Napoli custodisce lo scettro, tu rimettiti in sesto: c’è un altro pezzo di storia da andare a strappare a morsi.