Inchiesta arbitri, la Procura gela i tifosi della Juve: “La fondazione non può entrare nel procedimento”
Ultimo atto (forse) della telenovela sul presunto sistema di designazioni a favore dell'Inter. La Procura di Milano dice no all'associazione di tifosi bianconeri che voleva opporsi all'archiviazione di Gianluca Rocchi.

Db Riyad (Arabia Saudita) 22/01/2024 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi
La inchiesta arbitri rischia di spegnersi come si era accesa: tra molte parole e poche prove. L’ultimo colpo di scena arriva dalla Procura di Milano, che ha negato alla Fondazione Jdentità Bianconera — che si definisce «punto di riferimento per i tifosi della Juventus» — il diritto di entrare come persona offesa nel fascicolo e di opporsi così all’archiviazione dell’ex designatore Gianluca Rocchi, indagato con l’ipotesi di frode sportiva.
Inchiesta arbitri: cosa ha detto la Procura di Milano
Secondo l’aggiunto Paolo Ielo, che segue il fascicolo da poco prima della richiesta di archiviazione, la fondazione non è legittimata a costituirsi parte offesa: non risulta cioè «soggetto titolare dell’interesse giuridico tutelato dal reato di frode sportiva». Tradotto: l’associazione dei tifosi bianconeri non ha, per la Procura diretta da Marcello Viola, il titolo per mettere becco nel procedimento. La palla passa ora alla gip Giulia Marozzi: se condividerà la linea dei pm, potrà decidere direttamente se archiviare, senza nemmeno fissare l’udienza di discussione.
Perché era stata chiesta l’archiviazione di Rocchi
Il quadro, del resto, era già stato tracciato a metà luglio, quando la Procura aveva depositato la richiesta di archiviazione per Rocchi — con la firma, in extremis, anche del pm Maurizio Ascione, che aveva avviato l’inchiesta prima di passare alla Procura europea. I magistrati hanno riconosciuto la «sussistenza storica» di «singoli episodi di interferenza», ma senza le prove di «un sistema strutturato» per pilotare le designazioni a favore dell’Inter (la cui posizione, come società, è stata a sua volta archiviata). Nell’atto, non a caso, non era indicata alcuna parte offesa. Una linea che, dopo mesi di tensioni interne alla Procura, spaccata sull’archiviazione, ha finito per prevalere.
Cosa voleva la Fondazione Jdentità Bianconera
L’associazione, con l’avvocato Stefano Sassano, chiedeva invece un supplemento di indagini a tutto campo: l’acquisizione integrale di «tabulati telefonici e comunicazioni», le trascrizioni integrali delle registrazioni della sala VAR dal 2024 fino allo scorso maggio, le audizioni dei manager nerazzurri e persino accertamenti sulle modalità di redazione del calendario di Serie A. Una mole di richieste che, letta oggi, racconta più la sete di rivincita di una tifoseria che un solido impianto d’accusa. Anche perché, come abbiamo raccontato, la differenza con Calciopoli è enorme: qui la Procura non ha spulciato i telefonini, e certe telefonate evocate nelle intercettazioni non risultano nemmeno esistere.
La solita caccia al complotto (e cosa resta davvero)
Qui sta il punto che ci interessa da tifosi di calcio, prima ancora che del Napoli. La vicenda è il ritratto perfetto di un Paese in cui, come si dice sempre da queste parti, la cultura del sospetto è più forte di qualsiasi verdetto: ogni squadra ha la sua fondazione morale, la sua moviola permanente, il suo “sistema” contro. Prima erano gli altri contro la Juve, ora è la Juve contro il “sistema Inter”. E in mezzo, il tifo del Napoli che da anni recita lo stesso copione sui torti subiti. Attenzione, però: archiviazione penale non significa assoluzione totale. I pm, dopo due anni di lavoro, hanno comunque trasmesso gli atti alla giustizia sportiva e alla Procura generale del Coni per valutare eventuali violazioni. Il penale, insomma, può chiudersi; il capitolo sportivo — e quello, eterno, delle polemiche — no.
Per la cronaca giudiziaria vera e propria, la notizia resta questa: la Procura ha respinto l’ingresso dei tifosi bianconeri e ora tocca alla gip. Come ricostruito dall’ANSA, dopo due anni di indagini il pallone torna dove è sempre stato: nel campo delle chiacchiere da bar. Che, va detto, in Italia non vanno mai in prescrizione.