De Bruyne: “Lo scudetto? Sarà difficile. Alcuni club investono più del Napoli. Gabriel Jesus porterebbe tanta qualità”
Intervista al Corsport: "Il gol a Genova? Era fifty fifty, è lui ad essere venuto verso di me. Conte pensa solo al calcio, non ha connessione con i calciatori. Allegri cura di più il rapporto personale. Mai detto di voler lasciare Napoli"

Mg Genova 22/08/2026 - campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Kevin De Bruyne
De Bruyne: “Non capisco perché quelli bravi non debbano giocare insieme”
Kevin De Bruyne intervistato dal Corriere dello Sport, a firma Fabio Mandarini. Parla di tanti aspetti. Dice quello che pensa, va al sodo senza retorica, senza giri di parole né a quanto pare ipocrisia.
Come a proposito dei Fab Four in campo.
De Bruyne: “Sinceramente non mi interessa. Sono stato in squadre piene di grandi calciatori e non capisco perché quelli bravi non debbano giocare insieme. A volte funziona e altre no. Ma è la stessa cosa con le ali o senza, con i terzini o senza. Alla gente piace inventare un sacco di storie, parlare e scrivere. Ma non è il mio lavoro, io gioco”.
O sul gol al Genova. Era fallo o no?
De Bruyne: “Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso (probabilmente dal clamore, ndr) ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.
E ha mai pensato di lasciare il Napoli durante l’estate?
“Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là””.

Conte? Succede, non puoi legare con tutti nella tua carriera
Tutto nasce dal discorso in Belgio sul gioco della squadra e sull’addio di Conte.
“Non ha molto senso parlarne, ma se mi fanno una domanda sono onesto. Scelgo sempre la verità: mi piace giocare un bel calcio e l’ho detto anche prima di arrivare. Non cambierò mai chi sono, è ciò che mi rende il giocatore che sono. Sono io”.
Cosa non ha funzionato con Conte?
“Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse”.
Il Napoli può ambire allo scudetto?
“Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso. Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile».
Ha giocato per cinque anni con Gabriel Jesus al City: cosa potrebbe portare?
“Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà”.
Torniamo al presente: ha già colto una differenza tra Allegri e Conte?
“Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori. Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi”.