Cremonini: “La Mano de D10S è il gol più bello della storia del calcio”
Alla Gazzetta: "È qualcosa che trascende lo sport. Ci ho pensato quando ho visto Messi richiamare l’arbitro in finale contro la Spagna per fare espellere Cucurella che si era messo la mano davanti alla bocca. Diego non lo avrebbe mai fatto"

Bildnummer: 01037656 Datum: 22.06.1986 Copyright: imago/Sven Simon Diego Armando Maradona (li., Argentinien) besorgt gegen Torwart Peter Shilton (England)
Un gesto che fin dal suo compimento era destinato a marchiare indelebilmente la storia del calcio, e così è stato. Alcuni l’hanno perdonato, altri continuano solo a vederci una scorrettezza. Vanno bene entrambe le cose, probabilmente: ognuno darà al gesto il significato che è più consono alle inclinazioni del proprio spirito. Cremonini, ad esempio, da artista qual è, ne ha colto il significato profondo. Le sue parole alla Gazzetta.
Le parole di Cremonini su Maradona

Quanto è stato importante il calcio nella sua vita artistica?
“Il calcio mi ha sempre trasmesso tanto. Io non l’ho mai visto semplicemente come uno sport, ma gli ho sempre attribuito una dimensione più epica e in grado di segnare le nostre vite. Infatti, a mio giudizio, il gol più bello della storia del calcio non è un capolavoro di tecnica, è la Mano de Dios di Maradona: qualcosa che trascende lo sport. Il calcio è riscatto e sopravvivenza. Ci ho pensato di recente, quando ho visto Messi richiamare l’arbitro in finale contro la Spagna per fare espellere Cucurella che si era messo la mano davanti alla bocca. Diego non lo avrebbe mai fatto”
C’è un calciatore che l’ha segnata più degli altri?
“L’arrivo di Baggio a Bologna ha ispirato una delle mie canzoni più celebri, Marmellata #25: “Da quando Baggio non gioca più non è più domenica”. Un momento che ha segnato la mia vita. Per me l’adolescenza era quello: la curva del Bologna, i cortei attraverso le città e le giocate del Divin Codino con la nostra maglia. Per questo quando se n’è andato, con la fine poi della presidenza Gazzoni, è andata via anche lei. Nella mia canzone la partenza di Baggio è l’addio all’adolescenza.”
Su Bologna e la Nazionale

Ma qual è il segreto di Bologna? Perché tutti i giocatori sviluppano un rapporto così viscerale con la città?
“Il segreto di Bologna siamo noi, è Bologna stessa: una città che non è industriale o particolarmente facoltosa, ma che ha come mura culturali la sua gente. Persone accomunate dagli stessi valori come l’ospitalità, sempre più rara in Italia, il senso civico e la generosità. Chi arriva lo percepisce ed è più facile, in questo modo, stringerci intorno ai nostri colori.”
Cosa ne pensa di quello che è successo in questi giorni sulla panchina della Nazionale?
“Spero che Mancini possa fare bene per il calcio italiano. Credo che a questo punto però non serva più nemmeno l’idea di un vincente, ma la visione di chi potrebbe rivoluzionare un sistema ormai decaduto, qualcuno che capisca come funziona il mondo e in che direzione sta andando. Un giorno mi piacerebbe vedere tecnico della Nazionale Julio Velasco.”