Tardelli e la confessione su Maradona e la FIFA: “Fummo vigliacchi a lasciarlo solo, anche io. Aveva ragione e stiamo pagando”

Il caso Balogun ha riacceso il tema del rapporto tra i calciatori e il potere del calcio. E in tv un campione del mondo dell'82 fa un'ammissione che pesa: la sua generazione ebbe paura di schierarsi accanto a Diego, l'unico che osò alzare la voce contro Zurigo.

Tardelli e la confessione su Maradona e la FIFA: “Fummo vigliacchi a lasciarlo solo, anche io. Aveva ragione e stiamo pagando”

Former Italian football player Marco Tardelli leaves the Armani Theatre where late Italian fashion designer Giorgio Armani lies-in state, in Milan on September 7, 2025. Giorgio Armani died on September 4, 2025 at 91. (Photo by PIERO CRUCIATTI / AFP)

C’è un tema che il caso Balogun ha riportato a galla: quello del rapporto tra Maradona, i calciatori e la FIFA. E a metterci la faccia, con un’autocritica rara, è stato Marco Tardelli. Durante la trasmissione Rai ‘Notti Mondiali’, il campione del mondo del 1982 ha puntato il dito contro il silenzio dei giocatori davanti alle scelte del potere calcistico, ammettendo di aver fatto parte anche lui di quella generazione. Le sue parole sono riportate dal Corriere dello Sport.

Tardelli su Maradona e la FIFA: “Fummo vigliacchi, anche io”

“La cosa grave, in tutto questo, è che i giocatori non hanno aperto bocca. Tutte le associazioni dei calciatori, non solo quella italiana. L’unico che ha fatto qualcosa contro la FIFA è stato Diego Armando Maradona”, ha detto Tardelli. Poi l’ammissione che colpisce: “Credo che fummo noi vigliacchi a non fare la cosa con lui: io mi metto fra quelli perché non ci ho creduto. Invece aveva assolutamente ragione, non l’abbiamo fatto e stiamo pagando”. Una confessione che pesa doppio, arrivando da un simbolo della Nazionale e della Juventus, e che si salda con un allarme mai così attuale: quello di calciatori ridotti a soldati che obbediscono a comandi incomprensibili, tra calendari intasati e competizioni che si moltiplicano.

Maradona quand'era al Napoli

 

La guerra trentennale di Diego contro il “Potere”

Perché la battaglia di Maradona non fu un capriccio, ma una guerra ideologica lunga oltre trent’anni. A Messico ’86 attaccò Havelange per gli orari folli imposti dalle tv europee: “I padroni del calcio pensano solo ai soldi, non alla salute dei giocatori”. A Italia ’90, tra i fischi all’inno e un rigore contestato in finale, rifiutò di stringere la mano al presidente della FIFA. Nel 1994, dopo la positività all’efedrina negli Usa, il celebre “mi hanno tagliato le gambe”. E nel 1995, a Parigi, fondò addirittura un sindacato mondiale dei calciatori, l’AIFP, con Cantona, Weah e Vialli, per togliere il monopolio a Zurigo. La sua vendetta morale arrivò nel 2015 con il FIFA Gate: “Mi davano del pazzo, ma dicevo la verità: la FIFA è una mafia”. Un tema, quello del sindacato contro il palazzo, che torna oggi con l’associazione calciatori in causa con la FIFA per il Mondiale per Club e con i giocatori che minacciano di non promuovere il torneo.

Perché Tardelli ha ragione (e non è nostalgia)

Il punto è che le denunce “violente e teatrali” di Diego hanno anticipato scandali poi realmente avverati: quando il calcio si è accorto di Blatter e Platini, era troppo tardi. E il presente sembra dargli ragione ancora una volta: la vicenda della squalifica di Balogun sospesa dopo la telefonata di Trump a Infantino è l’ennesima prova di un potere che decide sopra le teste dei protagonisti. Restano, a chiudere, le parole con cui il Pibe salutò il calcio alla Bombonera nel 2001: “Me equivoqué y pagué, pero la pelota no se mancha”. La palla non si sporca. A sporcarsi, semmai, è stato tutto il resto — e la generazione di Tardelli, oggi, lo ammette.