Di Lorenzo non è un problema ma il tempo passa e Kayode oggi ne ha di più
In Nazionale sta avvenendo quel che dovrebbe avvenire anche nel Napoli. Il club ne è consapevole, ma in estate non c'era la forza per farlo. L'età avanza e bisogna trovare calciatori giovani per assicurare il ricambio (ovviamente applaudendo chi ha dato tutto)

Mg Roma 25/09/2026 - Nations League / Italia-Belgio / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Giovanni Di Lorenzo
“The sun is the same in a relative way, but you’re older”, cantavano i Pink Floyd nel lontano 1973, in quel colosso che è The Dark Side of the Moon. Magari non si aspettavano nemmeno che sarebbero invecchiati anche loro. D’altronde, da giovane, come puoi aspettartelo? È una roba così lontana, quasi metafisica. Sai che accadrà, ma non riesci a capirlo fino in fondo. Eppure, implacabile, silenzioso fino all’indifferenza, il tempo avanza.
E il corpo inizia a chiedere il conto, e il nuovo che avanza prende il sopravvento. Succede nella vita di tutti i giorni e in quel microcosmo chiamato calcio – che altro non è che una rappresentazione in scala di dinamiche più grandi – accade lo stesso. A qualsiasi livello, a qualsiasi giocatore. Da Maradona fino ad arrivare a qualche onesto gregario che susciterà solo sporadicamente qualche ricordo, passando per tutto quello che c’è in mezzo. E in questo mezzo, nella terra dei calciatori che potremmo definire normali ma che, per una combinazione di duro lavoro e circostanze favorevoli, si sono ritrovati a rappresentare con dignità qualcosa di enorme, ci possiamo comodamente collocare l’ormai 33enne Giovanni Di Lorenzo.
Brutte e ingenerose le critiche e la faciloneria con la quale si irridono un calciatore che ha sudato in ogni categoria nota all’uomo, fino ad arrivare al tetto d’Italia e d’Europa. Ma si sa, la gratitudine non è un sentimento sempre noto ai tifosi.
Al di là dei meme e dei commenti al gusto di fiele, però, la verità è che il tempo è purtroppo passato anche per lui. E se i campanelli stavano iniziando a emettere un rumore sempre più forte, adesso stanno emettendo strilli d’inferno. Soprattutto dopo la prestazione di Kayode contro la Francia.
Più emblematico di così.
Di Lorenzo non ce ne voglia, ma era questione di tempo

L’ha scritto il Corsera stamattina, ribadendo come Mancini stia correggendo gli equivoci degli ultimi anni, e ci tocca ribadirlo anche a noi: la differenza con Kayode è stata abissale. E logicamente diremmo: ci sono quasi 11 anni di differenza tra i due e il terzino del Brentford, classe ’04, ha semplicemente un motore meno usurato e indurito da anni e anni di 90 minuti.
Sì, perché il capitano azzurro è stato un vero e proprio highlander. Dal 2019, anno in cui arrivò al Napoli dall’Empoli, non ha mai disputato meno di 40 presenze complessive con gli azzurri, senza contare la Nazionale. Solo nel 2024/25 e nell’anno scorso ha disputato, rispettivamente, 39 e 35 partite totali. E quasi sempre per 90 minuti.
Una roba mostruosa, dei polmoni pazzeschi e una resistenza assoluta. Tale abnegazione l’ha accompagnato per tutta la carriera, facendolo passare dai campi polverosi della Serie C a vincere due Scudetti da capitano del Napoli, una Coppa Italia, una Supercoppa e, per non farci mancare nulla, un Europeo, quello del 2021.
Una carriera di tutto rispetto, diremmo, ma è innegabile che le prestazioni siano calate. Doveva essere così e così è stato.
Kayode ha dato una linfa nuova alla Nazionale, francobollando Douè e proponendosi in avanti con una spinta feroce. Non c’è nulla da rimpiangere, nulla da rimbrottare. Va semplicemente come deve andare e, plausibilmente, l’ha capito anche Giovanni.
Don’t look back in anger: hai dato ciò che avevi da dare.
Una traccia per il Napoli

Discorso che vale ovviamente anche per l’altro azzurro, quello del Napoli, che negli anni di gestione De Laurentiis ha avuto così tanto fiuto per il talento da costruirci un impero vincente. Non è un segreto che il modus operandi degli azzurri abbia subito una battuta d’arresto da Conte in poi e che le spese per giocatori non esattamente di primo pelo abbiano dato frutti nel breve periodo, creando una situazione piuttosto complessa nel lungo.
Il mercato estivo di quest’anno ne è stata la prova. Credete che in società non fossero consapevoli che si sarebbe dovuta cambiare non mezza squadra, ma quasi, ormai formata da calciatori che stanno tirando la carretta da troppo tempo? Ma certo che lo sapevano. E che proprio non c’era la forza materiale per farlo.
Politano, Spinazzola, Meret, Lobotka, Anguissa, ma lo stesso De Bruyne. Non è nemmeno completamente colpa loro, perché è evidente che almeno cerchino di applicarsi. Ma, appunto, il tempo è passato. Hanno dato e la fatica si fa sentire per tutti.
Da qui il paradosso, il cane che si morde la coda e la necessità di arrivare in Champions per poter programmare almeno un minimo di futuro.
Il Napoli sa ciò che deve fare e, qualora ce ne fosse ancora bisogno, ha avuto la conferma anche dal confronto Kayode-Di Lorenzo. Il problema è uno solo: avrà la forza per farlo?