Pompignoni, la prima allenatrice con il massimo dei voti: “Noi donne nel calcio non siamo più considerate quattro lesbiche”

Matilde Pompignoni, la prima allenatrice che ha superato con il massimo dei voti il corso di Coverciano, ha rilasciato un'intervista a La Repubblica: "Spero di arrivare nel calcio maschile, ho grandi obiettivi"

Pompignoni, la prima allenatrice con il massimo dei voti: “Noi donne nel calcio non siamo più considerate quattro lesbiche”

Per il calcio italiano è successo qualcosa di storico. A Coverciano, finalmente, c’è stata la prima allenatore che ha superato con il massimo dei voti il corso Uefa: Matilde Pompignoni, che alla Repubblica ha affermato il suo obiettivo di allenare uomini e vincere la Champions League. 

L’intervista di Matilde Pompignoni

“Non esiste un altro calcio, il pallone è pallone, non ha genere. Al corso tutti, Hernanes, Ciofani, Baldini, mi trattavano da collega”.

Il suo sogno è rivoluzionare il calcio: “Non metto barriere, limiti, voglio fare il mio lavoro: il pallone per me è vita, passione, cultura. Bisogna aprire gli orizzonti. E le menti”.

Il calcio non è un mondo chiuso: “Noi donne nel calcio non siamo più considerate ‘quattro lesbiche’.  Ho allenato i maschi in Promozione, al Lebowski, qui in Toscana mi trattavano da mister. Sono fiera di essere donna, per me questo lavoro non ha sesso. So che per noi sarà difficile, andare in controtendenza è sempre complicato. Ma io voglio essere considerata per quello che faccio. E gli altri giudizi non mi interessano”.

Sull’opportunità di allenare gli uomini

“Che posso dire? Io lo spero. Spero di arrivare nel calcio maschile, come Maire-Louise Eta in Germania, all’Union Berlin, ma amo anche il calcio femminile. Non mi interessa essere la prima donna tra gli uomini, non voglio aprire cancelli, io lo voglio fare perché è il mio lavoro, perché so chi sono. E non voglio occasioni o lodi solo perché sono donna. So che quando si lavora sodo arrivano. E io sono concentrata sul pallone 22 ore su 24. Le uniche differenze vere sono economiche e di visibilità. Ma a me non interessano attenzioni e soldi. Nel calcio femminile si guadagna poco, ma io lo faccio per passione, è stata una scelta, non ho piani B. Non ho mai pensato: cosa faccio tra dieci anni Voglio fare l’allenatore. Allenatore o allenatrice? Allenatrice”.

Sul futuro e le possibilità che le si aprono:

“Resterò a Firenze? Sì. Sono ambiziosa, competitiva, ma leale. La Fiorentina ha creduto in me, il direttore Mazzoncini mi ha cresciuta e dato fiducia, ho un progetto con la Primavera femminile e mantengo la parola, sono corretta. Poi voglio viaggiare, vedere metodi di altri allenatori, Fabregas e Kompany adesso sono i miei modelli, mi piacerebbe fare un tirocinio di un mese ora. Ho l’età giusta. Ora o mai più. Mai perdere tempo. E poi ho un sogno nel cassetto. Voglio essere una persona migliore per tirare fuori il meglio dagli altri, dai miei giocatori. Voglio realizzare i loro sogni. Quelli che io non ho potuto vedere da calciatrice per colpa delle ginocchia. E poi guardo oltre. Voglio arrivare il più in alto possibile. Vincere la Champions. Con le donne o con gli uomini. Ho studiato duramente e adesso sono pronta per raggiungere i miei obiettivi”.