La Pennetta boccia i giovani “troppo macchine”: “Il più bello da commentare è Alcaraz, lui ti fa vedere qualcosa in più”

L'ex campionessa a La Stampa fa il suo pronostico sul big match di Wimbledon e parla del giallo fisico di Sinner.

La Pennetta boccia i giovani “troppo macchine”: “Il più bello da commentare è Alcaraz, lui ti fa vedere qualcosa in più”

Flavia Pennetta and Fabio Fognini attend the red carpet of the Sky event "Il tennis e l'estate di Sky sport" at Villa Miani in Rome, Italy, on May 5, 2025. (Photo by Luca Carlino/NurPhoto) (Photo by Luca Carlino / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

Il giocatore che Pennetta preferisce raccontare è Alcaraz, e il motivo è una piccola stoccata a una generazione pur straordinaria. Flavia Pennetta, oggi 44 anni, è la giocatrice che nel 2015 vinse gli Us Open battendo in una finale tutta italiana Roberta Vinci e annunciando, proprio in quel momento di gloria, il ritiro; è stata numero uno del mondo in doppio e oggi è una delle voci di riferimento di Sky, oltre che moglie di Fabio Fognini. In un’intervista a La Stampa, alla domanda su chi le piaccia di più commentare, non ha dubbi:

“Se devo sceglierne uno, dico Alcaraz, perché è estroso, ti fa vedere qualcosa di più. Mi piace molto Musetti, anche se a volte mi fa un po’ arrabbiare. I giovani non mi entusiasmano. Sono tutti bravi, attenzione, però hanno uno stile monocorde, sono troppo ‘macchine’, quindi vado a cercare chi ha qualcosa di diverso.”

Un giudizio che, in fondo, fotografa il dibattito su una nuova generazione dominata da pochi fuoriclasse, e che spiega perché una che il campo lo ha calpestato da protagonista vada sempre a caccia di ciò che sfugge alla logica della macchina perfetta.

Pennetta oltre Alcaraz: il pronostico su Sinner-Djokovic

La telecronaca, però, è solo una parte dell’intervista. Sul big match di oggi a Wimbledon tra Sinner e Djokovic, la sua è una lettura da addetta ai lavori:

“Dipende molto da come ha recuperato Nole, perché sappiamo di che cosa è capace. Sinner è favorito, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Nole ha speso tanto ma è capace di tirare fuori l’impossibile.”

Un rispetto per il serbo che d’altronde a Wimbledon ha già speso tantissimo, come lui stesso ha ammesso con ironia.

Il malanno di Sinner: “Gestito nel modo giusto”

Sul problema fisico che ha frenato Jannik a Parigi, Pennetta difende la squadra dell’azzurro e allarga il discorso con un paragone tutto personale:

Non sappiamo che cosa ha, comunque credo che la vicenda sia stata gestita nella maniera più opportuna dal suo team. Tutti gli atleti hanno qualche problema fisico, no? Ti devi adattare, cercare una soluzione, ma non è detto che sia quella giusta. È come la vita di coppia, specie quando hai figli: pensi di aver trovato l’equilibrio e poi…”

Non è un caso che ricorra alla metafora della coppia: la vita con Fognini e i figli è un tema che affronta spesso.

Il calendario: “Due settimane sono troppe”

Da commentatrice, cosa cambierebbe nel tennis di oggi? Il primo bersaglio è la durata dei tornei: “Le dinamiche sono le stesse. Adesso i grandi tornei, non solo gli Slam ma i Masters 1000, sono di due settimane, mentre per me era meglio prima”. E ai tennisti che si lamentano offre una soluzione concreta: “Si può trovare una via di mezzo: se 7 giorni sono pochi e 12 sono troppi, si potrebbe arrivare a un compromesso di 8, 9 giorni”.

“Un tennis troppo frenetico e con troppi collaboratori”

Il cuore della sua analisi, in fondo, è collegato alla stoccata sui giovani: un tennis diventato più veloce ma anche più fragile mentalmente, “colpa” — sostiene — proprio dei super-team che circondano i giocatori:

“I tennisti di oggi vanno molto più veloce, sono più preparati fisicamente, ma anche meno pazienti. Escono dalla lotta molto prima, ed è dovuto al fatto che attorno a loro ci sono talmente tante figure, team composti ormai da 6-7 personaggi che si occupano di tutto. Tu non devi fare niente tranne che giocare, mentre occuparsi anche di cosa avviene fuori dal campo in realtà ti aiuta tantissimo. Perché se tu sei abituato a delegare, quando sei in campo, da solo, e ti si presenta un problema, non sai più come affrontarlo.”

Ecco perché, davanti a un microfono, Pennetta continua a cercare l’imprevedibile: un Alcaraz che inventa, un Musetti che a volte la fa arrabbiare, qualsiasi cosa che non somigli a una macchina.