L’Argentina rischia sanzioni per lo striscione sulle Falkland

Dopo la semifinale con l'Inghilterra i giocatori argentini hanno esposto lo striscione sulle Malvinas: rischio sanzioni FIFA, ma i precedenti indicano una multa.

L’Argentina rischia sanzioni per lo striscione sulle Falkland

Giovani Lo Celso of Argentina celebrates the victory and holds up a banner after the FIFA World Cup 2026, Semi-final football match between England and Argentina on 15 July 2026 at Mercedes-Benz Stadium in Atlanta, Georgia, United States - Photo Jose Breton / Spain DPPI / DPPI (Photo by Jose Breton / Spain DPPI / DPPI via AFP)

L’Argentina è in finale, ma con un caso da gestire. Al termine della semifinale vinta in rimonta per 2-1 sull’Inghilterra ad Atlanta, alcuni giocatori dell’Albiceleste — Giovani Lo Celso, Lisandro Martínez e Nicolás Otamendi — hanno srotolato sul terreno del Mercedes-Benz Stadium uno striscione con la scritta “Las Malvinas son argentinas”, rivendicazione della sovranità argentina sulle isole. Un gesto che, come sottolineato dalla stampa internazionale (tra cui Forbes), a termini di regolamento espone la squadra al rischio di provvedimenti da parte della FIFA.

La ferita ancora aperta del 1982

Le Malvinas — Falkland per il Regno Unito — si trovano a circa 480 km dalla costa orientale argentina e dal 1982 sono territorio britannico, ma restano uno dei contenziosi diplomatici più delicati tra i due Paesi. La guerra di quell’anno, tra il 2 aprile e il 14 giugno, si concluse con la resa argentina e un bilancio pesantissimo: centinaia di caduti da entrambe le parti. Ancora nello scorso aprile il presidente Javier Milei ha ribadito la sovranità “non negoziabile” con lo stesso slogan dello striscione. È su questo sfondo che la sfida Argentina-Inghilterra continua a essere raccontata come qualcosa di più di una partita, tra l’ostilità di parte della stampa inglese e la rimonta firmata Scaloni.

Cosa dice il regolamento FIFA

Il regolamento FIFA vieta l’utilizzo delle sue competizioni per diffondere messaggi di natura politica, ideologica o simile. Il Codice Disciplinare consente di aprire un’indagine quando ritiene violato questo principio, e prevede sanzioni che vanno da un semplice avvertimento fino a multe e — in teoria — squalifiche per giocatori o dirigenti coinvolti. Al momento la FIFA non ha commentato, e non è chiaro se la federazione inglese presenterà un reclamo.

I precedenti: probabile solo una multa

La storia recente, però, suggerisce un epilogo soft. Ai Mondiali di Russia 2018, Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri furono multati per l’esultanza con il gesto dell’aquila bicefala albanese — riferimento al conflitto tra Serbia e Kosovo —, senza squalifiche. E soprattutto esiste un precedente identico: nel 2014 la stessa Federazione argentina fu multata di circa 30mila franchi svizzeri per lo stesso striscione, esposto prima di un’amichevole con la Slovenia a La Plata. Tutto lascia pensare, quindi, a una sanzione economica: nessun calciatore argentino dovrebbe saltare la finale contro la Spagna di domenica. La politica, del resto, si è intrecciata col pallone più volte in questo torneo — basti pensare al caso Balogun e alla telefonata di Trump. Solo che, stavolta, a rimetterci sarà quasi certamente soltanto il portafogli.