Inchiesta arbitri, nelle intercettazioni gli arbitri che portavano sfiga all’Inter

Un dettaglio quasi surreale si aggiunge al quadro dell'indagine di Milano sulle designazioni "gradite" ai nerazzurri: tra i motivi per cui un arbitro poteva finire nella lista dei non graditi non c'era soltanto la valutazione tecnica, ma anche un fattore scaramantico. In pratica: quel fischietto "porta sfiga".

Inchiesta arbitri, nelle intercettazioni gli arbitri che portavano sfiga all’Inter

Db Riyad (Arabia Saudita) 22/01/2024 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

Nell’inchiesta della Procura di Milano sugli arbitri e sull’Inter spunta anche la “sfiga”. Come racconta Il Fatto Quotidiano, oltre al gradimento o meno del club rispetto alla designazione di un direttore di gara, avrebbe avuto un suo peso pure il fattore scaramantico: alcuni fischietti sarebbero stati considerati poco “fortunati” per i nerazzurri. Un dettaglio che emerge dalle intercettazioni sulle presunte richieste del club all’ex designatore Gianluca Rocchi.

Cosa dice l’inchiesta

È lo stesso filone che avevamo già raccontato: le intercettazioni documentano le pressioni su Rocchi, con dialoghi in cui si valutava se un arbitro fosse gradito o meno — come nel caso “fammi vedere se Mariani va bene all’Inter”. Ora si aggiunge la scaramanzia. I dialoghi captati tra Rocchi e i suoi interlocutori hanno portato la Procura a contestare ipotesi di “combine” sulle designazioni relative ad almeno quattro partite. Allo stato, però, nessun dirigente o esponente del club nerazzurro risulta indagato — un punto che l’inchiesta ribadisce anche mentre tira in ballo i rapporti preferenziali con l’ex presidente federale Gravina.

Gravina calcio italiano Spalletti bilancio Napoli Uefa

Il paradosso della scaramanzia

Il particolare della “sfiga” è, se possibile, il più imbarazzante di tutti. Perché sposta il criterio delle designazioni dal piano — già discutibile — del “gradimento” tecnico a quello, del tutto irrazionale, della fortuna. Un arbitro scartato non perché ritenuto scarso o schierato, ma perché “iellato”: è la fotografia di un sistema in cui, secondo l’accusa, a pesare non erano solo la competenza e l’imparzialità. Sul piano penale la partita è tutta da giocare — e i dirigenti non sono indagati — ma resta il quadro. Ed è lo stesso su cui, in parallelo, Rocchi ha rivendicato di essere “trasparente con tutti su tutto. Sfiga compresa, verrebbe da aggiungere.