In un Wimbledon minore, l’unico avversario di Sinner è stato il meteo

Zverev ha fatto partire Sinner sotto 40-0 in quasi tutti i turni di risposta eppure non è bastato. I giornali inglesi scrivono di un torneo minore, "riempitivo dei Mondiali", al quale "è mancata la scintilla di Alcaraz"

In un Wimbledon minore, l’unico avversario di Sinner è stato il meteo

Ps Londra 12/07/2025 - Wimbledon / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Jannik Sinner

Alla fine che gli vuoi dire, a Zverev. Che “probabilmente ha giocato la sua migliore partita, e forse la cosa più gentile che si possa dire è che ci è andato molto vicino: un uomo che, con poca saggezza, era entrato nel luogo demoralizzante e deturpante conosciuto come la Zona Sinner“. Jonathan Liew però tira le somme, e causticamente riassume lo stato attuale del tennis demolito da Sinner così: “Fin dal crollo di Sinner a Parigi, si è parlato molto del suo punto debole, ovvero il caldo e l’umidità, il che, pur essendo vero, è anche un po’ un’accusa nei confronti dei suoi avversari. In sostanza, significa che in un circuito con circa 200 altri giocatori che cercano di spodestarlo, la tua migliore possibilità è praticamente una previsione del tempo”.

Un temporale di servizi imprendibili

L’editorialista del Guardian descrive la forma della partita come “rigida, quasi militare, prima di allentarsi quel tanto che bastava per far entrare l’umanità”. Giocata “soprattutto all’ombra di quei due servizi potentissimi, una battaglia a colpi di bombe che si sarebbe decisa inevitabilmente con quella manciata di minuscoli errori che definiscono la grandezza a questo livello”.

I numeri infatti dicono che Zverev ha sparato la bellezza di 60 servizi senza ricevere risposta in 21 game di servizio e un paio di tie-break. Circa tre a game. “Il che significa che il miglior ribattitore del tennis maschile si trovava praticamente sotto 40-0 in quasi tutti i game, prima ancora di poter rimettere in gioco la palla”.

Sinner poi era arrivato alla finale non proprio al massimo del suo gioco espresso. “Il suo gioco è stato a tratti insolitamente dispendioso, il suo atteggiamento un po’ nervoso. Ma i fondamentali rimangono invariati: la capacità di piazzare quattro servizi perfetti quando si è sotto 0-30, di spegnere l’occasione prima ancora che si presenti. La mentalità da problem solving. L’atletismo e il senso dello spettacolo necessari per piazzare un rovescio angolato senza guardare, un colpo perfetto, quando si serve per il titolo di Wimbledon”.

Wimbledon riempitivo dei Mondiali

Per Liew “questo non è stato un Wimbledon dei tempi d’oro. In un certo senso, è stato un torneo che si è svolto negli intervalli tra le partite di calcio, due settimane ricche di drammi e audacia, con nuovi eroi popolari come Arthur Fery e Linda Noskova, e vecchie glorie come Serena Williams e Stan Wawrinka, ma che più che mai è sembrato una festa in giardino a porte chiuse, una goccia nell’oceano culturale”.

Il fatto – e qui l’editoriale del Guardian si incontra con quello del Telegraph firmato da Jeremy Wilson – è che mancava qualcosa. Indovinate? Sì, Carlos Alcaraz. “Sinner – scrive Liew – è un giocatore brillante, già un fuoriclasse, ma l’anno scorso ha scontato una squalifica di tre mesi per doping e non è un atleta veramente amato al di fuori del suo paese. Zverev è stato accusato due volte di violenza domestica da ex compagne, accuse che lui nega con fermezza. La generazione più giovane è piena di promesse: João Fonseca, Jakub Mensiks, Learner Tiens, Rafael Jódars. Ma prima devono vincere qualcosa”.

Non si può fare a “chi sono io chi sei tu” con Sinner

Il Telegraph scrive che in questa edizione è mancata proprio il “who’s who dei grandi, il dramma e il teatro”. Dall’inglese al napoletano, è una traduzione diretta: è mancato il “chi sono io chi sei tu” con Alcaraz. Tim Henman ha dato voto 9 su 10 per la qualità tecnica del match.

“Sinner – scrive Wilson – è un tennista a tutto tondo magnificamente efficiente e un degno campione. Questa vittoria lo pone con solo Alcaraz, Djokovic, Roger Federer, Pete Sampras, Boris Becker, John McEnroe e Bjorn Bjorg”. E per Zverev, “anche lui perseguitato da accuse di abusi domestici (che nega e per cui non è stato condannato), gli ultimi due mesi hanno rappresentato anche la realizzazione di un grande talento”. E questa finale giocata così, dopo la vittoria al Roland Garros “suggerisce che potrebbe essere pronto a trasformare i big two in big three”.

Ma a Wilson la partita non è piaciuta granché: “Pochi sport traggono vantaggio più del tennis da uno scontro tra giocatori con due doni diversi. Gli opposti si attraggono e il problema fondamentale qui era che Sinner e Zverev, nonostante tutta l’implacabile potenza del tiro, erano troppo simili per servire un classico. Questo è ciò che rende Alcaraz, con la sua astuzia e le sue celebrazioni esuberanti, un ingrediente aggiunto così perfetto“.