I Mondiali del come se fosse
I mondiali di calcio nella realtà si trasformano sostanzialmente fino a diventare l’imitazione di un originale che è solo un modello trascurato o tradito

INGLEWOOD, CALIFORNIA - JUNE 25: A fan of the United States holds a flag celebrating the 250th anniversary of the founding before the FIFA World Cup 2026 Group D match between T¸rkiye and USA at Los Angeles Stadium on June 25, 2026 in Inglewood, California. Alex Grimm/Getty Images/AFP (Photo by ALEX GRIMM / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)
Da Balogun alla formula a 48
I recenti avvenimenti che a ritmo pressoché continuo stanno caratterizzando i mondiali di calcio, sembrano inverare quanto preconizzato alcuni decenni orsono da una scuola di pensiero che faceva capo a Jean Bloch Michel (e attuata poi in termini letterari dagli scrittori del nouveau roman) che diffuse la formula del cosiddetto “come se fosse”, vale a dire l’interpretazione di un ruolo, un atteggiamento, un modo di essere che “imitava” per così dire un modello originale ma che in realtà era ben altro. Si potrebbe anche pensare che si trattasse poi di una evoluzione della dicotomia rappresentata dalla maschera pirandelliana, dell’eterno dualismo cioè tra essere e sembrare.

I mondiali di calcio dovrebbero svolgersi all’insegna di un ruolo preciso, dettato da regole altrettanto riconosciute e attuate, ma nella realtà si trasformano sostanzialmente fino a diventare l’imitazione di un originale che è solo un modello trascurato o tradito. Il caso che ha interessato l’incontro tra Stati Uniti e Belgio con l’ingerenza determinante del presidente americano e l’obbedienza della Fifa ha fatto sì che quella partita si trasformasse, al di là di come sono andate le cose, in una versione del come se fosse un ottavo di un campionato mondiale.
Ai Mondiali ai quarti sempre sei europee su otto sono arrivate
Ma anche altrove la formula citata ha fatto capolino, ha riguardato cioè diverse formazioni compresa quella dei campioni uscenti dell’Argentina. E il discorso potrebbe anche allargarsi ulteriormente e coinvolgere l’intera manifestazione e la sua presunta “filosofia”. Una competizione allargata a 48 squadre e strombazzata come l’espressione di un evento planetario, si è dimostrata come se fosse tale, visto che poi ai quarti di finale si sono qualificate sei squadre europee su otto. A questo punto viene da chiedersi cosa dobbiamo aspettarci ancora in futuro: con l’intelligenza artificiale che ci insegue e fagocita grazie all’adesione al plauso di un pubblico che appare sempre più privo di buonsenso e raziocinio.