La Germania è fuori dal Mondiale ma è campione di fuga dalle responsabilità

Un'analisi della FAZ: Nagelsmann chiama in causa i calciatori e se la prende con Undav. Il Gravina tedesco è sparito. L'unico a parlare di Jürgen Klopp, dopo il flop, è Klopp stesso.

La Germania è fuori dal Mondiale ma è campione di fuga dalle responsabilità

Mg New York (Stati Uniti) 25/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Ecuador-Germania / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Julian Nagelsmann

Chi si prende la responsabilità del disastro della Germania, eliminata ai rigori dal Paraguay nei sedicesimi del Mondiale? Se lo chiede la Frankfurter Allgemeine Zeitung in un’analisi che parte da una scena e sale lungo tutta la piramide: il capitano Kimmich, il ct Nagelsmann, il presidente Neuendorf. La tesi è netta e impietosa: più si sale, più il senso di responsabilità svanisce. Non è un caso che, tra i tanti, la Germania sia uscita col “fallimento di Nagelsmann”.

La scena che spiega tutto: Kimmich organizza i rigori, gli altri guardano

Mentre Nadiem Amiri si avvia al quinto rigore, i compagni guardano. Solo Joshua Kimmich no: sta già organizzando chi tirerà l’ottavo, il nono, il decimo. “Nene, all’ottavo?”, chiede a Nathaniel Brown; “O tu, Leon?”, a Goretzka; poi decide: “Nove”, e a Waldemar Anton, “Waldi al decimo”. Loro guardano oltre lui, lui guarda loro: si prende la responsabilità. Poi, quando Jonathan Tah — sesto tiratore perché nessun attaccante voleva farlo — spara alto e la Germania esce, è ancora Kimmich a rifiutare gli alibi: “Nessuno oggi dia la colpa all’arbitro o ai rigori. Se in 120 minuti non riesci a vincere, esci meritatamente”. Lo stesso uomo che, dopo l’uscita del Bayern in Champions, aveva tagliato corto: “Non serve parlare dell’arbitro”. A questo Mondiale, osserva la FAZ, la responsabilità non solo se l’è presa: l’ha pure tolta dalle spalle degli altri.

Kimmich

Nagelsmann non si assume la responsabilità: “la riferisce a sé”

Diverso il quadro in sala stampa, dove siede Julian Nagelsmann. Un pezzetto di colpa se lo prende (“l’eliminazione la addebito a me quanto ai giocatori”), ma non oltre il necessario. Anzi: dopo aver difeso la squadra il giorno prima, ora la critica con durezza — nel merito giusto, vista la prestazione inerme, ma col tempismo sbagliato. E se la prende in particolare con Deniz Undav, per un pallonetto tentato al 6′, quasi a volersi aggiudicare l’ultima parola in quel dibattito su Undav che lo aveva accompagnato tutto il torneo. Alla domanda sulle dimissioni risponde: “Non sono uno che si dimette perché siamo usciti. Se la DFB vuole che continui, continuo“. Per la FAZ è la differenza chiave: Nagelsmann non si assume la responsabilità, la “riferisce a sé”. Come Löw dopo il 2018, come Hansi Flick nel 2022 che indicò i limiti del vivaio, anche lui sposta il problema fuori (il “piede sinistro” in difesa): giusto nel merito, ma fuori dalla sua responsabilità. Un tratto già emerso, con la stampa tedesca che lo accusa da tempo.

Deniz Undav

Neuendorf, il presidente che sparisce (e il dettaglio Klopp)

In cima alla piramide c’è Bernd Neuendorf, presidente della più grande federazione sportiva del mondo. E qui, per la FAZ, l’immagine è quella di un uomo che diventa invisibile ogni volta che la situazione può farsi scomoda. Per le cose belle c’era sempre — terrazza a Chicago, apertura del ritiro, ONU a New York, primo lancio dei Red Sox a Boston —, ma non un solo appuntamento in cui affrontare domande critiche: né sulla politica negli USA, né sulla FIFA, né ora sul fallimento della nazionale. Niente conferenza al quartier generale (a differenza del Qatar 2022), solo un comunicato eloquente come quello di un politico dopo una sconfitta elettorale: “Non torneremo semplicemente all’ordine del giorno”. Kimmich, Nagelsmann, Neuendorf: messi insieme, danno il ritratto di una federazione in cui la responsabilità diminuisce man mano che la si cerca in alto. La chiusura è un dettaglio che vale tutto: dopo l’eliminazione, l’unica frase su una possibile svolta è “Oggi non è il giorno in cui penso alla questione Jürgen Klopp”. A dirla non è un dirigente della DFB. È Klopp stesso — oggi opinionista. Forse, prima di affidargli la nazionale come chiede a gran voce la Bild, varrebbe la pena saperlo.