Chi è quel centravanti del Belgio che entra e segna? La lenta Napoli scopre che Lukaku è un bomber

A Napoli è stato decisivo persino quest'anno che non ha quasi mai giocato. Al Mondiale ha salvato due volte il Belgio. Il Napoli ci rifletta bene. I napoletani (che tanto lo hanno bistrattato) si ravvedano

Chi è quel centravanti del Belgio che entra e segna? La lenta Napoli scopre che Lukaku è un bomber

Ps Vanvouver (Canada) 26/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Nuova Zelanda-Belgio / foto Psnewz/Image Sport nella foto: esultanza gol Romelu Lukaku

C’è a chi non basta una vita intera per raggiungere un tale grado di padronanza degli eventi e questa capacità di piegare le avversità al proprio volere, semplicemente facendo valere il proprio status, le proprie abilità e il proprio carisma. E c’è invece a chi basta poco, mettiamo 246 minuti totali, per indirizzare felicemente le sorti di club e Nazionale.

Sì, è proprio quel Romelu Lukaku, così tanto bistrattato nel Vesuviano, che a ogni gol sembra far uscire i tifosi da una sorta di trance in cui riescono a vedere solo il “dark side of the moon”. Per Big Rom è stato un anno complesso, non v’è dubbio, ma ciò non toglie la tristezza nel dover ogni volta riscoprire quanto sia essenziale nel suo modo di essere e giocare il contributo di questo gigantesco titano del calcio moderno. 400 gol in carriera non si fanno a caso. Per gli smemorati, ricordiamo che l’anno dello scudetto ha segnato 14 gol (alcuni fondamentali più che decisivi) e servito 10 assist. Tanto per gradire.

Quando entra Lukaku, il vento cambia: i difensori aggrottano la fronte, i compagni trovano finalmente lo sfogo naturale alle loro trame di gioco, e ieri con il Senegal è successo per l’ennesima volta.

Lukaku, gli basta poco per essere decisivo

Lukaku

28 febbraio 2026, il Napoli allo scadere del match contro un Verona già praticamente retrocesso è con l’acqua alla gola: lo scudetto è bello che andato, ma la qualificazione in Champions è apertissima e un passo falso avrebbe dato abbrivio alle pretendenti.

Ora, non è caratteristica del tifoso riflettere sul “what if”, sul cosa sarebbe potuto essere e impelagarsi nella cupa foresta delle ipotesi: gli basta ciò che è immanente, empiricamente visibile, dimostrabile, ossia ciò che è stato e ciò che gli si presenta davanti agli occhi.  E ciò che si presentò davanti agli occhi, fu un gol allo scadere e uno slancio enorme verso il sacro posto nella competizione dei grandi introiti.

Ecco, ma what if? Ecco, e se Lukaku non fosse mai entrato in quel match dopo mesi di agonia? Chi avrebbe compresso il tempo e lo spazio per mettere la gamba e beffare Montipò, regalando l’urlo di gioia a una città intera? Chi lo sa come sarebbe andata a finire: questi scivoloni aprono voragini nelle certezze dei calciatori in cui è rischioso guardare dentro.

Ma Lukaku era lì, un armadio a dieci ante pronto a caricarsi la squadra sulle spalle, as always, e così è stato. Un gol di una tonnellata di peso.

Poi il post partita con lo sfogo per la perdita di Roger, il caro padre, e la dichiarazione d’amore vero per Napoli che lo ha aiutato a rinascere. Non sono cose che possono essere dimenticate tanto in fretta. Il resto lo conosciamo: quel maledetto infortunio in amichevole contro l’Olympiacos ci ha tolto l’arma per eccellenza del gioco di Antonio Conte, e la sua decisione di curarsi in Belgio ha alimentato un fuoco di avversione nei suoi confronti che non sembra spegnersi.

Posto che nessuno sa realmente come andranno le cose se non i diretti interessati, c’è da dire che comunque, tornando a casa sua, è guarito e pur magari non essendo al top della forma il suo lo sta dando. Ergo, uno per la propria salute prende le decisioni che deve prendere, no?

Ai Mondiali

Romelu Lukaku con la maglia del Belgio ai Mondiali

Alla fine, è riuscito a rispondere alla chiamata della Nazionale e Garcia forse dovrebbe accendere un cero a qualche santo per questo. Big Rom è stato decisivo in due match cruciali.

Nel primo match dei Mondiali, il Belgio è sotto 1-0 contro l’Egitto: lui entra al 65’ e, un minuto dopo, propizia l’autogol di Hany con un movimento a tagliare sul primo palo che ricorda molto quello contro la Roma nel match casalingo del 24 novembre 2024, vinto 1-0 proprio con un suo gol.

Contro l’Iran non brilla nei 73 minuti in campo, come non brilla tutto il Belgio, mentre nella goleada contro la Nuova Zelanda entra e segna all’86’ e fornisce l’assist del 5-1 finale per Saelemaekers.

Poi, ieri, il gol più importante. Sedicesimi di finale, il Senegal veleggia verso una vittoria storica che li condurrebbe agli ottavi. Poi lo scoglio nelle fattezze del gigante belga. Entra al 45’, dà il via alla rimonta con un gol cruciale all’86’ su assist di Meunier dalla destra.

Anche qui: what if? Non lo sapremo mai. Romelu ha tolto ogni forza all’ipotesi. C’è la realtà, e la realtà dice Belgio agli ottavi grazie al suo gol.

Obiezioni?

Il Napoli ci pensi bene

Romelu Lukaku calciatore del Napoli e della nazionale belga

Come accennato, il contributo del belga nell’anno dello scudetto è troppo ingombrante per essere ignorato: 25 tra gol e assist, 14 e 11 assist. In vetta alla classifica degli assist e capocannoniere del primo Napoli di Conte.

I gol? Come sempre pesanti: dal rigore decisivo contro il Como ai gol contro Roma, Atalanta e Juventus, fino alla cavalcata che sigillò il 2-0 finale contro il Cagliari, risultato che avrebbe permesso di alzare il trofeo.

E quest’anno? Pochi minuti, in totale 246 spalmati su 11 partite giocate a spizzichi e bocconi (7 con il Napoli e 4 con il Belgio), ma comunque un contributo enorme.

È stata una stagione realmente sui generis a causa di tutti questi infortuni, ma con Allegri che ha un debole per lui potrebbe ancora dire la sua. Ma immaginate Lukaku che difende palla e serve Hojlund lanciato in profondità: chiamate l’Onu, dovrebbe essere illegale.