“Un giorno credi”: il falso incidente nel libro di Maurelli l’Enrico Ghezzi del Vesuvio
La storia e il contesto di un capolavoro che ha più di cinquant'anni, scritto in una stanzetta del Vomero da Patrizio Trampetti mentre tutt'attorno il mondo era in tumulto

“Un giorno credi” è un libro palindromo. Lo si può leggere anche al contrario, partendo dalla fine. Lo sostiene lo stesso autore: Luca Maurelli, giornalista scrittore ma soprattutto l’Enrico Ghezzi del Vesuvio. La linearità non gli interessa. Il racconto di una vicenda, come di una persona o di una canzone non ha senso slegata dal contesto e dai mille affluenti della vita. Il suo modo di procedere è un Blob: scarnifica, rimanda, recupera da un’altra angolazione. Potremmo definirlo sincopato. Se fosse uno storico, sarebbe Jacques Le Goff che nutriva zero interesse per lo scorrere degli eventi e che spiegava la storia attraverso dinamiche e variazioni nel contesto sociale che incidevano più dell’esito di una battaglia. Se fosse un allenatore di calcio, sarebbe José Mourinho con la sua massima: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”.
Trampetti e quella lettera nascosta da “il manifesto”
Chi sa solo di “Un giorno credi”, non sa nulla di “Un giorno credi”. Nello stile mordi e fuggi, oppure nel gergo da tressette “piglia e torna”, Luca Maurelli ci racconta tante cose. Non tutti sanno che quell’inno generazionale cantato da Bennato, non è di Bennato. È di Patrizio Trampetti figura centrale della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Ma questa è la storia lineare. Maurelli ci racconta l’esistenza dietro le quinte di Trampetti. La sua casa in via Belvedere, parte antica del quartiere Vomero, con la madre. Il padre scomparso troppo presto. Napoli inizio anni Settanta, il colera, le guerriglie tra fasci e compagni (che poco interessano Trampetti). Un animo sensibile e politico il suo. Una sera si indigna perché il quotidiano comunista il manifesto piazza in fondo alla rubrica delle lettere quella di un operaio che non può iscrivere più le sue bambine all’asilo di Mater Dei perché la superiora non solo gli ha aumentato la retta da 1.500 a 2.500 lire ma ne chiede anche 3.000 di pagamento anticipato per i grembiuli (che ovviamente vende la madre superiora) e i panierini per mangiare. E il manifesto questa lettera la piazza in fondo al giornale, si domanda Trampetti?

Direte che voi c’entra? C’entra. Perché quella sera Patrizio comincia a scrivere “Un giorno credi”. Che Bennato non ha inserito nella scaletta del tour celebrativo del 2025. Né “Un giorno credi” né “Feste di piazza” altro brano di Trampetti ovviamente meno famoso.
Il ruolo di Roberto De Simone
Nel successo di “Un giorno credi” un ruolo non secondario spetta a Roberto De Simone e al suo arrangiamento. Maurelli lo definisce uno svolazzo che rende quel brano un capolavoro. Maurelli rende visita a De Simone al cimitero di Poggioreale e lo trova solo soletto, non tra gli illustri. Dove non c’è neanche Totò ma forse – come dice il custode tuttofare di Poggioreale – perché gli illustri non erano abbastanza illustri per lui. Imperdibili le pagine in cui Maurelli racconta il successo della Nuova Compagnia di Canto Popolare nella snob Spoleto con l’assessore di Nocera Inferiore che al crescere della Tammurriata non riesce più a trattenere tutto il suo Sud. Era il 1972. Trampetti era lì, col Maestro.
Nel libro (edito da Jack Edizioni di Andrea Raguzzino) c’è tanto altro. C’è Eduardo (con la u), c’è Mogol, c’è il colera. C’è Raffaele Cutolo non edulcorato come invece è nella versione cinematografica di Tornatore. C’è il dibattito interno alla Nuova Compagna di Canto Popolare sull’ipotesi di contaminarsi o meno collaborando con Pino Daniele. E ci sono ovviamente Trampetti e il suo capolavoro. Con la versione autografa in copertina. C’è il preludio della giornalista e tante altre cose Lucilla Parlato che comincia così: “Questo libero unisce diversi rinnegati”. C’è Francesco Palmieri signor giornalista che sul Foglio dedicò una pagina a Trampetti e a “Un giorno credi”. Soprattutto c’è Maurelli il nostro Ghezzi, il giornalista eternamente spinto dalla curiosità e dal desiderio di offrire più chiavi di lettura possibile. Anche quella cinematografica. Sta lavorando a un corto di “Un giorno credi”. Fatelo emozionare, Maurelli, vi creerà un mondo attorno a quell’emozione. O a quel falso incidente. O anche a un maestro di tennis.
Il libro “Un giorno credi” sarà presentato giovedì 25 giugno al Napule’s Power, in via Aniello Falcone. Con Trampetti, con Maurelli, con Palmieri.
