Spagna 82 o Italia 90 erano pezzi unici, ora anche i Mondiali sembrano tutti uguali

La riflessione del Paìs. Riflettono il mondo che si conforma, come le vie del centro di tutte le città con gli stessi negozi di lusso, o come i mobili di Ikea. Anche le maglie sembrano uguali

Spagna 82 o Italia 90 erano pezzi unici, ora anche i Mondiali sembrano tutti uguali

Italian forward Salvatore Schillaci exults after scoring his team's first goal during the World Cup semifinal soccer match between Italy and Argentina 03 July 1990 in Naples. Argentina and Italy played to a 1-1 tie but Argentina advanced to the finals with a 4-3 victory on penalty kicks dashing the hopes of Italian fans of a World Cup victory by their team on home soil. (Photo by DANIEL GARCIA / AFP)

È come quando ti aggiri nel centro storico di una città d’arte famosa, o di un paese di mare turistico: all’improvviso gli stessi negozi, le stesse catene di lusso. E’ il mondo che si fa uniforme, più piatto. E così – il trend – sta succedendo anche ai Mondiali. “Un Mondiale, come le Olimpiadi – riflette sul Paìs Daniel Verdù – è stato per lungo tempo un viaggio vorticoso in una cultura e in un luogo. Uno scenario, forse, pieno di stereotipi e cartoline cliché. Le immagini di Italia ’90, Spagna ’82 o USA 1994 fluttuavano nella nostra memoria come souvenir prodotti in serie. Ma oggi, come accade per altri fenomeni legati alle grandi città o a luoghi che un tempo erano speciali, tutto sembra troppo simile, come un appartamento studentesco arredato con mobili Ikea”. Politica a parte

Il Mondiali come le vie del centro tutte uguali

Per l’editorialista “il mondo sta diventando un luogo sempre più uniforme e noioso. E ai Mondiali, persino le maglie sembrano uguali. Puma, Adidas e Nike. Variazioni sullo stesso tema. Cambia il colore e un paio di strisce, ed ecco la maglia della tua squadra. Le sedi sono tutte uguali, gli stadi sono copie carbone di dischi volanti con meno personalità della gabbia di MMA della Casa Bianca, un vero e proprio circo romano del potere. Persino il leggendario Azteca non si chiama più così (…). Persino la cerimonia di apertura di quest’anno ha avuto un’aria simulata, con Shakira in una versione déjà vu dei suoi giorni in Sudafrica”.

Il presidente della Fifa Infantino in conferenza stampa

Un Mondiale insipido

Alla fine “la parte migliore è la classica rivalità, guardare Ceferin e Infantino scambiarsi frecciatine tramite intermediari. Il presidente della Uefa furioso per l’inclusione di più squadre nei turni di qualificazione, che ci permette di vedere nazionali come Curaçao, Uzbekistan, Iraq e Capo Verde“.

Un Mondiale che – anche grazie ad un formato che di fatto rende quasi impossibile eliminare le big nella fase a gironi – “diventa sempre più insipido, ma anche più divertente se lo si vive come un videogioco”.