Il Brasile ricorda Napoli: è tutta una festa fino al primo pareggio

Nel ranking Fifa Brasile e Marocco sono sesto e settimo eppure l’1-1 sembra una tragedia. In campo non va il blasone, noi italiani lo sappiamo benissimo. L'entorno brasiliano sembra dimenticarlo, poi ovviamente un po' di cose vanno sistemate

Il Brasile ricorda Napoli: è tutta una festa fino al primo pareggio

Mg New York (Stati Uniti) 14/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Brasile-Marocco / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Neymar

In base a cosa il Brasile avrebbe dovuto fare un sol boccone del Marocco?

Il pareggio 1-1 tra Brasile e Marocco ha aperto una serie infinita di discussioni in Brasile e non solo. Come se la Nazionale allenata da Ancelotti avesse pareggiato chessò con l’Italia di Gattuso. Vale la pena ricordare che il Marocco è stato semifinalista quattro anni fa, ai Mondiali in Qatar. Ha vinto la Coppa d’Africa (anche se c’è stato il ricorso del Senegal). Nel ranking Fifa, il Brasile è sesto (non primo). Ma il Marocco è settimo. È l’unico scontro diretto tra le prime dieci che è stato sorteggiato ai gironi. L’unico altro match-clou è Inghilterra-Croazia ma la Croazia è undicesima nel ranking. Un’ultima osservazione. Quando Ancelotti è stato chiamato sulla panchina verde-oro, il Brasile era a rischio qualificazione. È poi arrivato quinto nel girone sudamericano, a pari punti con Colombia, Uruguay e Paraguay. La vittoria decisiva, con Ancelotti in panca, è stata l’1-0 sul Paraguay l’altro giorno maltrattato dagli Stati Uniti.

Le partite né i Mondiali si vincono col blasone

Tutto questo per dare un nome alle cose. Quelli fighi direbbero “facciamo debunking”. In soldoni, la domanda è: per quale motivo il Brasile avrebbe dovuto fare un sol boccone del Marocco? Le partite, né tantomeno i Mondiali, non si vincono con la tradizione. Come ben sappiamo noi italiani dopo le esperienze con la Nord Macedonia e la Bosnia. Nazionali che valgono un decimo rispetto al Marocco. Concludiamo con le dichiarazioni di Romario al termine del match rispondendo a una giornalista: “Solo chi non capisce molto di calcio, può pensare quello che hai detto tu e cioè che il pareggio col Marocco sia come una sconfitta”.

Al Brasile accade un po’ quel che succede a Napoli. Il luogo comune è che sia meraviglioso allenare lì, che tutto sia all’insegna dell’allegria, della passione. Poi, però, al primo pareggio scoppia il finimondo. A Napoli è persino peggio considerando che non si sono mai vinti cinque Mondiali all’ombra del Vesuvio.

Il Brasile non ha più Rivelino o Roberto Carlos

Roberto Carlos

Poi ovviamente Ancelotti dovrà sistemare un po’ di cose. Il Marocco è forte, ha cominciato molto bene con pressing alto, raddoppi. Ma il gol subito è più da squadra allenata da Italiano che dal leader calmo, pur in presenza di un assist sublime di Brahim Diaz. In mezzo al campo, Casemiro è apparso molto in difficoltà (non a caso è stato sostituito a fine primo tempo). Casemiro ha 34 anni, si sono sentiti tutti i sedici compleanni di differenza col diciottenne marocchino (in realtà francese) Bouaddi. Anche là davanti il Brasile ha mostrato poco. Raphinha non ne ha imbroccata una. Vinicius solo una. Igor Thiago neanche mezza. Polemiche social per il mancato ingresso di Endrick che effettivamente è uno che il gol ce l’ha nel sangue. C’è certamente da lavorare. Ma nessuno immaginava il contrario. Per giunta contro un avversario forte.

Mentre in Brasile mormorano, il Times elogia il commissario tecnico di Reggiolo che ha approfittato del time-out pubblicitario – camuffato da pausa per il caldo – per dare indicazioni. E le ha date a Bruno Guimares e Vinicius che di lì a poco hanno confezionato il pareggio. L’entorno brasileiro farebbe bene a spogliarsi del passato. C’è da scorciarsi le maniche per vincere le partite. Rivelino, Carlos Alberto, Roberto Carlos, Ronaldo il fenomeno, non abitano più qui.