“Sono totalmente dalla parte di Neymar”: Ronaldo, il Fenomeno, si racconta a L’Équipe

Dal protocollo che lo riportò in campo nel 2002 alle scuse per il taglio di capelli, fino alla crisi del numero 9 verdeoro: il due volte campione del mondo difende il fuoriclasse della Seleção e chi, a 34 anni, vuole farlo ricredere.

“Sono totalmente dalla parte di Neymar”: Ronaldo, il Fenomeno, si racconta a L’Équipe

MIAMI, FLORIDA - DECEMBER 08: Former Brazilian soccer player Ronaldo Nazário looks on during a match between Joao Fonseca of Brazil and Carlos Alcaraz of Spain during the Miami Invitational at loanDepot park on December 08, 2025 in Miami, Florida. Tomas Diniz Santos/Getty Images/AFP (Photo by Tomas Diniz Santos / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Ronaldo, “il Fenomeno”, si è raccontato. A pochi giorni dai sedicesimi di finale del Mondiale 2026 — dove il Brasile ritrova il Giappone — il due volte campione del mondo (1994 e 2002), oggi 49 anni e 62 gol in 98 presenze con la Seleção, ha concesso una lunga intervista a L’Équipe. Ronaldo Luís Nazário de Lima — l’attaccante che con velocità, potenza e tecnica spaventò l’Europa intera, vincitore di due Palloni d’Oro (1997 e 2002) e ancora oggi tra i più grandi marcatori della storia iridata — segue la Nazionale verdeoro dagli Stati Uniti, in tribuna accanto ad altre leggende come Cafu, Rivaldo e Ronaldinho. Tra il trionfo del 2002, il famigerato taglio di capelli, la crisi del centravanti brasiliano e il sostegno totale a Neymar, ecco le sue parole.

Nel 2002 fu davvero “il Mondiale di R9”: tornava da quasi due anni di infortuni e vinse da capocannoniere e miglior giocatore. Come ci riuscì?

“Sono stato implacabile nella preparazione, perché volevo tornare. Affrontavo una diagnosi considerata irreversibile per il ginocchio, con un protocollo nuovo, fatto di un lavoro fisico e mentale enorme e senza sosta. Al di là del calcio, ciò che ho attraversato in quella preparazione ha lasciato anche un’eredità di prudenza per la medicina dello sport.”

 

Ronaldo col Brasile

Qual è stato il momento in cui ha pensato: “Sto benissimo, farò tanti gol e vincerò il Mondiale”?

“Dopo la vittoria con il Belgio negli ottavi (2-0, gol di Rivaldo e Ronaldo) ho provato un enorme sollievo. Ma il momento in cui ho davvero sentito che avremmo vinto la Coppa è stato a tre minuti dalla fine della finale con la Germania: quando sono stato sostituito (da Denílson), ho capito che stavamo per entrare nella storia.”

Sa che il taglio di capelli che sfoggiò quell’estate fu copiato da tutti i bambini?

“Lo so… era così dappertutto. Approfitto dell’intervista per chiedere scusa a tutti i genitori per quella moda (ride).”

Lei fa parte della grande tradizione dei numeri 9 brasiliani: prima di lei Romário, dopo di lei Adriano… Oggi il Brasile non produce più quel tipo di attaccante. Come se lo spiega?

Vinicius ai Mondiali

“Il calcio è cambiato tatticamente e non si può pretendere che la nuova generazione riproduca esattamente lo stile di prima. Agli attaccanti moderni si chiede di fare molto di più senza palla, e questo non rientra nel profilo individuale della ‘macchina da gol’ che si vedeva un tempo. Senza contare la pressione enorme che grava su di noi, e che incide direttamente sulla salute mentale. Ma devo riconoscere la necessità, per noi in Brasile, di ricominciare a formare e accompagnare attaccanti di razza.”

A proposito di allenatori, cosa pensa di Carlo Ancelotti alla guida del Brasile?

Ho un’enorme fiducia nel suo lavoro e nella sua capacità di pacificare l’ambiente e di tirare fuori il meglio dai suoi giocatori. Capisce il calcio come pochi altri e sa gestire la pressione. In questo momento non sceglierei nessun altro allenatore per la Seleção.”

Ancelotti allenatori calcio real madrid

Era favorevole al ritorno di Neymar?

“Certo che ero favorevole, e per una buona ragione: Neymar è decisivo. Non vedo, nel gruppo attuale, un altro giocatore con la stessa capacità di far vincere una partita. Quindi, se si poteva contare su di lui, non bisognava lasciarsi sfuggire l’occasione. Ha avuto l’autorizzazione dei medici, è in forma fisicamente, e ora ha la possibilità di far tacere tutti quelli che non hanno creduto in lui. Anch’io ho vissuto il mio ritorno nel 2002, perciò sono pienamente dalla sua parte.”

È impaziente di vederlo titolare?

Sono entusiasta e dalla sua parte. A 34 anni non ha più bisogno di dimostrare il suo talento, ma spero che le sue prestazioni faranno tacere tutti quelli che l’hanno dato per finito. Perché non c’è niente di paragonabile al vedere un grande dello sport riuscire nel proprio ritorno.”