Rischio mercato bloccato in Serie A: oggi la scadenza dei conti. Cosa rischiano i club

C'è una data cerchiata in rosso che può condizionare l'estate di tutta la Serie A: il mercato bloccato è un rischio concreto per chi non rispetta i nuovi paletti dei conti.

Rischio mercato bloccato in Serie A: oggi la scadenza dei conti. Cosa rischiano i club

Italian Football Federation (FIGC) President Gabriele Gravina attends a press conference at the team's base camp in Iserlohn, on June 30, 2024, after they were eliminated by Switzerland in a round of 16 match of the UEFA Euro 2024 football championship. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

Prima ancora di entrare nel vivo delle trattative, le società di Serie A devono fare i conti — letteralmente. Il mercato bloccato è lo spauracchio che pende su chi non rispetta i nuovi parametri economico-finanziari della FIGC. La scadenza è oggi: entro il 1° giugno (slittata dal 31 maggio, caduto di domenica) i club devono consegnare la situazione patrimoniale al 31 marzo e il prospetto dell’indicatore di Costo del Lavoro Allargato.

Cos’è il Costo del Lavoro Allargato

È il nuovo metro con cui si misura la salute dei club, introdotto col piano voluto dall’ex presidente FIGC Gabriele Gravina: addio al vecchio indice di liquidità, spazio a un parametro più “europeo“. Il CLA, in sostanza, è un rapporto: da una parte il costo complessivo del lavoro sportivo (stipendi di calciatori e allenatore, ammortamenti dei cartellini, costi degli agenti), dall’altra i ricavi della società (incassi, sponsor, diritti tv, plusvalenze calcolate come media su 36 mesi per non gonfiare il dato con un singolo colpo). Più il numeratore cresce rispetto ai ricavi, meno spazio reale c’è per spendere. E dalla sessione estiva la soglia scende a 0,7, diventando più severa. Una novità a favore dei vivai: dal calcolo dei costi vengono esclusi i calciatori italiani Under 23, per incentivare i giovani azzurri.

Le sanzioni: blocco in entrata e mercato “a saldo zero”

Qui sta il nodo. Se un club supera la soglia, scatta il divieto di operazioni in entrata nella finestra di mercato collegata a quella verifica. L’unica via per muoversi è dimostrare alla Lega di aver generato un saldo positivo — da cessioni, risparmi sugli stipendi o risoluzioni — operando così solo “a saldo zero”, senza poter aumentare gli ingaggi di chi è già in rosa. E se il quadro peggiora nella verifica successiva (la seconda è a fine novembre, sui dati di settembre), il blocco può estendersi anche alla sessione seguente. La sanzione scatta in automatico persino se il club non consegna i documenti. A quel punto, per sbloccarsi, servono interventi diretti dei soci: aumenti di capitale, finanziamenti infruttiferi e — è la novità dell’estate 2026 — l’utilizzo delle riserve di utili, somme che però restano vincolate finché i conti non rientrano.

Cosa rischia il Napoli

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E qui il discorso ci tocca da vicino. Non è un tema astratto: già a dicembre il Corriere dello Sport segnalava che il Napoli rischiava di dover fare mercato a saldo zero, avendo aumentato troppo il costo del lavoro. La gestione Conte, con gli ingaggi pesanti di Lukaku e De Bruyne, ha gonfiato il numeratore del CLA. Ecco perché archiviato Conte il Napoli è tornato all’austerity, e perché le uscite — a partire proprio da Lukaku — non sono solo una scelta tecnica, ma una necessità contabile per non ritrovarsi con le mani legate. È il rovescio della medaglia di un club che pure resta tra i più solidi del panorama, come ricordavamo confrontando gli investimenti di De Laurentiis con quelli degli altri proprietari.