Non solo Buenos Aires, McTominay ha inserito Glasgow nell’anima calcistica di Napoli
Napoli non può non tifare Scozia (che ha battuto 1-0 Haiti). Scott è nei nostri cuori: ci ha chiesto pochissimo e ci ha regalato un sogno. È il box-to-box della gioia

Scotland's midfielder #04 Scott McTominay grabs the corner flag as Scotland's midfielder #23 Kenny McLean celebrates with teammates after scoring his long-range last-kick of the game goal during the FIFA World Cup 2026 European qualification football match between Scotland and Denmark at Hampden Park in Glasgow on November 18, 2025. Scotland scored two dramatic stoppage-time goals to beat 10-man Denmark 4-2 on Tuesday and reach the World Cup for the first time since 1998. (Photo by ANDY BUCHANAN / AFP)
Le geografie dell’anima
Ci sono geografie dell’anima che non hanno bisogno di passaporti, ma solo di un pallone che rotola. Per anni, la rotta è stata una sola, tracciata col gesso e col genio: da Baires a Napoli, un ponte di mare e malinconia, di furbizia e riscatto. L’Argentina al Mondiale non era una scelta, era un dovere della memoria, un atto di pura riconoscenza filiale. Si tifava con la pancia, col nodo alla gola, per quel filo invisibile che da Fuorigrotta portava dritto a Villa Fiorito.
Ora, però, tocca ricalibrare la bussola del cuore. Tocca alzare lo sguardo, superare la Manica e ammettere che ci si può sentire a casa anche sotto un cielo plumbeo, di quelli che sanno di pioggia e brughiera. Accanto al nostro McKing.

Perché parliamoci chiaro: quando manca il sangue, il tifo diventa una questione di emozioni pure, un baratto di felicità. Scott McTominay è arrivato in punta di piedi, quasi a chiedere permesso. Ci ha chiesto pochissimo e ci ha regalato un sogno, un talento verticale, un gancio d’acciaio che ci tiene appesi a un nuovo filo, quello steso tra Glasgow e lo stadio Maradona.
McTominay è il box-to-box della gioia.
A questo McKing la corona non è stata regalata a priori. Nessun diritto di nascita, nessuna investitura divina. Gliel’abbiamo calata sulla testa noi, una partita alla volta, un polmone dopo l’altro. E adesso merita di non sentirsi solo.

È strano, quasi miracoloso, come in così poco tempo questo gigante venuto dal Nord sia riuscito a entrare in sintonia con una piazza che, ferita e disillusa, aveva smesso di cercare idoli per chiudersi in un’autodeterminazione da mangia-sogni. Lui invece ha resettato tutto. È il box-to-box della gioia. La porta a spasso da una metà campo all’altra con la naturalezza fiera e instancabile con cui un vecchio montanaro delle Highland attraversa i laghi d’inverno, incurante della tempesta, convinto che dall’altra parte ci sia un fuoco ad aspettarlo.
Al Mondiale, allora, la mappa del tifo si allarga e si fa bellissima. Tra Baires, Napoli e Glasgow, con un Re che questa volta ha sudditi fedeli alla sua sobria, generosa e travolgente idea di felicità. Dunque, è bellissimo sostenere PARTENOMINAY o McPartenope come abbiamo fatto questa notte nel match vinto 1-0 contro Haiti. Il nostro guerriero azzurro